I chiostri e il cappellone

FI 246                    Osservando la facciata di Santa Maria Novella, con i suoi avelli tombali risalenti alla prima metà del XIV secolo, i rivestimenti marmorei, il portale centrale, progettato da Leon Battista Alberti, assieme alle volute delle navate laterali del 1458-1470,FI 242                       si intuisce che la chiesa racchiude una quantità inestimabile di tesori artistici. Di quelli contenuti nel duomo ho già parlato, seppure in modo sommario e incompleto, ora accennerò a quelli presenti nei chiostri.FI 239                    L’ingresso a tutto il grandioso complesso monumentale avviene attraverso il Chiostrino dei Morti, chiamato così perché contiene le tombe di personaggi famosi ivi sepolti dal 1300 in poi. FI 042                   Gli affreschi di Nardo di Cione, databili intorno al 1345-1360, raffigurano la nascita della Vergine e la presentazione di Maria al tempio.FI 046                   Nella cappella adiacente -La Natività e la Crocifissione- sono opera del fratello, FI 050                      Andrea di Cione, detto l’Orcagna e risalgono al 1380.                                                               Il chiostro verde confina con la navata sinistra della cattedrale, dalla quale si scende attraverso una scalinata. Fu edificato nel 1362 su progetto di Giovanni da Campo e Jacopo Talenti, entrambi frati domenicani. Le decorazioni delle volte, modificate in epoche recenti, risalgono al XIV secolo.FI 225                       Gli affreschi, purtroppo, non molto ben conservati, si susseguono su tutte le volte e sulle pareti.FI 227 FI 232                         Alcune opere di Paolo Uccello e Bottega sono state staccate per essere restaurate e ora sono esposte momentaneamente nella adiacente cappella degli Ubriachi. Raffigurano storie della Genesi.FI 218 FI 219 FI 220                  Il loro colore rossastro e verde ha dato il nome al chiostro. Nella stessa cappella vi sono alcuni splendidi reliquari del 1390,FI 206                  busti di santi e profeti, staccati dai costoloni della volta della Cappella Maggiore del duomo; frammenti delle opere dell’Orcagna, prima che il Ghirlandaio vi dipingesse le sue storie.FI 208 FI 204                   Restaurato dopo i danneggiamenti della piena dell’Arno, ecco il polittico di Bernardo Daddi e Bottega del 1344,FI 210              che si trova davanti agli affreschi di Alessandro Allori del 1597, raffiguranti scene della Bibbia FI 211 FI 213                     fra cui il miracolo dell’acqua che scaturisce dalla roccia.FI 162                    Sotto la volta del Chiostro Verde si affacciano due finestreFI 164FI 163                  e una porta attraverso la quale si entra in un posto magico; uno degli esempi più chiari di come nel Trecento si affidava all’arte il compito di concretizzare visivamente i concetti della dottrina cristiana. Il -Cappellone degli Spagnoli- costruito tra il 1343 e il 1355, su disegno dell’architetto Jacopo Talenti, era stato concepito come sala capitolare del convento, ossia il luogo in cui i frati, distesi ai piedi del priore, confessavano le loro colpe. Il nome Cappellone degli Spagnoli gli fu attribuito quando Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, lo destinò alle funzioni religiose degli Spagnoli, alcuni dei quali vi trovarono magnifica sepoltura.FI 178               Gli affreschi, ora definitivamente attribuiti a Andrea di Bonaiuti e Bottega, risalgono al 1365 e sono una vera e propria -Summa teologica- dipinta.FI 165            Entrando si viene colpiti dall’Altezza della cappella che sembra immensa mentre in realtà misura solamente 19 metri per 10. L’impressione di grandezza è data dalla sovrapposizione degli affreschi e dalla bravura con cui  sia l’architetto che il pittore sono riusciti a dare l’impressione della profondità e dello spazio. FI 176                 Il soffitto è diviso in 4 parti con 4 storie a cui corrispondono i 4 dipinti delle pareti.      Sotto la Resurrezione  troviamo ad esempio l’episodio della Crocifissione. A sinistra abbiamo la discesa dello Spirito Santo sugli apostoliFI 194                  che stanno racchiusi in uno scranno attorno alla Vergine, mentre sotto sono raffigurati i vari popoli venuti a contatto con la Chiesa e che parlano le diverse lingue. Nella parete sottostante abbiamo il trionfo della dottrina cristiana con al centro San Tommaso FI 195                avvolto nella cappa nera dei Domenicani che regge in mano il libro della Sapienza con scritto –Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza; la preferii a regni e troni- Ai piedi del santo ci sono i tre famosi eretici, personaggi storici debellati dalla dottrina cristiana; Nestorio, Ario e Averroè. Ai lati e sopra il trono ci sono le virtù teologali e cardinali.  FI 168           Negli scranni sottostanti si intravedono; la Carità, regina di tutte le virtù, vestita di rosso, con una fiamma sul capo  e due fiammelle in mano, alla sua destra la Fede, vestita di bianco, quindi la Speranza con un ramo di gigli, la Prudenza reca un libro, la Fortezza una torre e una spada, ecc…FI 174              Sotto sono seduti i personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento con i corrispondenti testi sacri (Salomone , ad esempio, con il libro dei Profeti)FI 173                      Il dipinto vuole significare che tutte le scienze e tutto il sapere sono importanti perché concorrono all’elevazione spirituale dell’uomo. Ogni figura dipinta ha una spiegazione allegorica ben precisa che ovviamente non posso approfondire qui, mi limito a far notare come le 7 figure di sinistra si riferiscono all’attività dell’intelletto umano che ha per oggetto le realtà esterne temporali, mentre le 7 di destra raffigurano le arti liberali che l’uomo acquisisce con la sua intelligenza. Un discorso a parte meriterebbe il significato del numero 7 e del numero 4… La comprensione profonda di questi dipinti richiederebbe anni di serio studio, oltre alla conoscenza della Summa teologica di san Tommaso, dei testi di Averroè, ecc.. Mi limito solo a far notare come Andrea di Bonaiuto sia riuscito a trasmettere con la pittura tutto il sapere teologico del suo tempo in una sintesi veramente mirabile di immagini allegoriche.FI 179                    Sulla parete destra del Cappellone abbiamo il tema della Chiesa militante e trionfante, dominata in alto, sul soffitto, dalla barca di Pietro, simbolo della Chiesa. In basso a destra, davanti al modello di Santa Maria del Fiore, allora in costruzione, è rappresentata la Chiesa militante con al centro il papa,FI 181                   Benedetto XI, un domenicano, alla sua sinistra l’imperatore Carlo IV, quindi Filippo il Bello, alla destra i cardinali e i vescovi domenicani. Sotto gli imperatori troviamo Cimabue (vestito di rosso) Giotto (di profilo) il Boccaccio ( con il libro davanti al petto) quindi il Petrarca e Dante Alighieri. Le 4 figure femminili sulla destra in basso sono Fiammetta, Beatrice, Laura e, forse, la Beata Villana. Per Andrea di Bonaiuti e per i suoi committenti, i Domenicani, tutto il sapere umano era ai piedi della Chiesa che lo accoglieva e lo rispettava per esaltazione della sua dottrina. Anche il Boccaccio, con le sue storie famose, e il Petrarca, con i suoi continui tentennamenti e dubbi, e Dante, che tanti prelati aveva messo nell’Inferno, trovano posto sulla parete che rappresenta la chiesa trionfante.                 Ai piedi del pontefice ci sono le pecore, che rappresentano i fedeli e i cani, simboli dei frati domenicani.FI 182               Sulla sinistra i numerosi cani bianchi e neri sono la muta dei cani di Dio, ossia i frati domenicani, lanciati come ad una caccia dei fedeli di san Domenico. FI 183                  Nella parte in alto a sinistra si rimproverano e si confessano i cattivi cristiani in preda ai vizi che impediscono loro di entrare in paradiso. L’uomo vestito di verde, colore simbolo dell’avarizia, è un avaro  che si sta confessando e riceve il perdono.                                               Sulle altre pareti laterali, in basso, dipinti con colori più chiari e luminosi, rimangono alcuni affreschi delle storie dedicate alla predicazione di san Pietro Martire da Verona.FI 198 FI 197

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2 risposte a I chiostri e il cappellone

  1. lois ha detto:

    Il cappellone degli spagnoli è strabiliante per la bellezza degli affreschi, ma trovo che sia molto affascinante il chiostro verde (dove c’erano gli affreschi di Paolo Uccello). Ha conservato, pur nella sua attuale “precarietà degli affreschi” una bellezza antica, quasi mistica forse per quella sua “normalità” senza sovrabbondanza da sindorme di Sthendal!

    • elena ha detto:

      Sono d’accordo: gli affreschi del chiostro verde trasmettono il senso del passaggio dei secoli e del tempo sulle cose, ma il cappellone degli spagnoli è un’incredibile libro aperto sulla mentalità del 1300, sull’evoluzione del pensiero e dell’arte e sulle basi poste al successivo sviluppo del Rinascimento. I tre grandi che hanno posto le basi al futuro sviluppo di questo periodo; Giotto, Petrarca e Boccaccio, sono lì ai piedi del Papa. E questo mi fa pensare che se non ci fosse stata la controriforma la nostra storia sarebbe senza dubbio stata molto diversa (ma so che è stupido fare la storia con i se e i ma)

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