Memoria e identità collettiva

FI 354         Dietro la semplice e non particolarmente bella facciata della chiesa di Santa Croce, costruita solamente grazie alle offerte di sir Francis Slone nel 1863, si cela il ricordo dei nostri più grandi artisti e scienziati. Il presente è collegato al passato dalla commemorazione dei nostri morti che sono la base per la nostra identità collettiva, quindi della nostra immaginazione, conoscenza e cultura. Il culto di questi personaggi riafferma la nostra appartenenza a un mondo passato che continua a vivere nel presente. E il passato racchiuso in Santa Croce, anche sotto forma di monumenti funebri, è quanto di più glorioso un popolo possa mai immaginare. Ci sono sepolti coloro che con la loro intelligenza, abilità e lavoro hanno posto le basi per la nostra odierna civiltà. Ci sono pure personaggi politici famosi ma quasi tutti i monumenti e le tombe adagiate sul pavimento sono di persone che hanno dedicato la loro intelligenza e il loro sapere alla ricerca della verità in tutti i campi dello scibile umano.firenze 151                   C’è la tomba di Machiavelli che ha posto le basi della scienza politica, c’è quella di Dante, naturalmente vuota, c’è quella di Michelangelo progettata dal Vasari,firenze 158                      c’è quella di Galileo, eretta solo 95 anni dopo la sua morte per colpa dell’Inquisizione.firenze 165                      C’è quella, scolpita dal Rossellino, di Leonardo Bruni, il celebre filosofo e umanista, cancelliere della Repubblica fiorentina,firenze 009                e, vicino, il monumento a Carlo Marsuppini, successore di Leonardo Bruni nella stessa carica e realizzato da Desiderio di Settignano.firenze 001                    C’è quella dedicata a Gioacchino Rossini,firenze 010                quella a Vittorio Alfieri del Canova.firenze 152                Stupefacente la quantità di pietre tombali che compongono il pavimento fra le quali la più famosa è certamente quella di Galileo de’ Galilei, medico e filosofo, antenato di quel Galileo che ha posto le basi della scienza moderna e che riposa nel monumento vicino. firenze 164                    Di questa scultura, ormai consumata dal tempo , J. Ruskin scrive –Se siete in grado di cogliere la perfezione e insieme la bellezza delle linee del berretto, e di percepire la squisita scelta del drappeggio nell’armonia delle linee, la loro morbidezza e scioltezza straordinarie -benché risultate da pochi tratti- allora siete in grado di comprendere il disegno di Giotto e di Botticelli, la scultura di Donatello e di Luca. Se invece non vedete nulla in questa scultura, non vedrete nulla di loro nelle loro opere…non sentirete quanto in essa vi è di fiorentino, cioè di grande e duraturo, e non sarete in grado di cogliere la bellezza di questo vecchio dal berretto di cittadino-                                                                                                                   Numerose sono le pietre tombali simili a quella descritta in –Mattinate fiorentine– dallo scrittore inglese che ricoprono il pavimento e racchiudono i resti di personaggi famosi che hanno contribuito alla grandezza della città.firenze 014                    Accanto ai  monumenti di coloro che fecero grande la storia della cultura e dell’arte italiana, ecco il pulpito di Benedetto da Maiano che scolpisce nelle 5 tavole la vita di san Francesco mentre nelle nicchie sottostanti rappresenta le virtù teologali.firenze 156                   Notevole pure la Madonna del Latte di Rossellino, monumento dedicato a Francesco Nori, ucciso mentre tentava di salvare la vita a Lorenzo il Magnifico durante la congiura dei Pazzi del 1478,firenze 160                e la tanto ammirata Annunciazione di Donatello.firenze 007                      Santa Croce è la chiesa dei Francescani che nel 1220 scelsero la loro dimora a Firenze nella parte più povera della città e la costruirono su un isolotto formato dall’Arno in una zona depressa soggetta a terribili inondazioni (come quella del 1966) Della povertà ricercata nei primi anni resta però molto poco. La chiesa, costruita a croce egizia o a T, è opera del grande genio Arnolfo di Cambio e, anche se ricchissima di cappelle con affreschi stupefacenti, riecheggia nella sua aristocratica semplicità, i principi della povertà francescana.firenze 065               Anche le volte della cappella Bardi, affrescata da Giotto si richiamano ai principi francescani e raffigurano: la Povertà, la Castità, l’Obbedienza.firenze 040            I dipinti alle pareti, pur deturpati da interventi successivi, imbiancature, coperture di lastre tombali poi rimosse, mostrano gli affreschi di un Giotto maturo e la sua sublime arte di raffigurare nella semplicità compositiva le storie del santo.firenze 039              In alto, sulla parete di sinistra, ecco Francesco che si spoglia davanti al vescovo e al padre, vestito di rosso, come la collera, mentre Francesco viene ricoperto con un mantello azzurro come il cielo. Sotto, san Francesco appare ai fratelli riuniti ad Arles.firenze 036                  Nella parete di fronte, in alto, il papa Innocenzo III approva la regola francescana, quindi al centro è dipinta la prova del fuoco e la predica di Francesco davanti al sultano d’Egitto, dove un sultano regale e munifico ascolta con attenzione le parole del santo. Nessuna ombra di disprezzo  appare sul volto del sovrano dipinto in modo maestoso quasi a riconoscere il suo potere temporale. Il fuoco che il frate deve attraversare, per dimostrare il potere della religione che sta predicando, è dipinto in modo poco realistico quasi a sottolineare l’importanza delle idee non dei fatti che coinvolgono i personaggi. Nella predella in basso san Francesco appare in sogno  al frate Agostino e al vescovo Guido d’Arezzo. La parte più bassa, la più visibile ad occhio nudo, quindi la più maestosa, mostra i volti stupefatti dei frati francescani che guardano verso la parete che sta loro di fronte dove è rappresentata la scena più toccante di tutti gli affreschi, ovvero la morte di san Francesco.firenze 038                     Non si è sicuri se le due figure a sinistra rappresentino lo stesso Giotto e Arnolfo di Cambio, ma quello che colpisce in questo affresco è soprattutto la semplicità con cui Giotto riesce a esprimere i sentimenti contrastanti che agitano l’animo dei frati alla vista del santo morto. Non ci sono colori vivaci in questo affresco e i personaggi sono tratteggiati con linee scure ma ugualmente si intuisce la dolorosa meraviglia, lo stupore, la disperazione, la calma rassegnazione, dai pochi misurati gesti dei frati che si piegano e si accalcano intorno al loro santo. Molte sono le opere di Giotto in cui si può cogliere la sua grandezza e l’influenza che ha esercitato su tutti i pittori italiani ma credo che questo affresco sia quello che meglio ci fa comprendere l’arte del maestro toscano e i principi che ispireranno poi tutta l’arte umanistica basata sulla misura, sulla dimensione umana, sullo studio dell’ambiente e della natura, colti e raffigurati poi in un modo apparentemente semplice.

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