Fallimenti, Yersinia pestis e Arte

firenze 583         Santa Croce non è solamente la nostra memoria culturale, è pure il luogo che ci permette di capire, grazie alle opere ivi presenti, come si evolve l’espressione artistica a seconda delle situazioni economiche e sociali in cui gli artisti si trovano ad operare.                        Giotto affresca, intorno al 1318, la cappella Peruzzi dedicata ai santi Giovanni Evangelista e a Giovanni Battista, dai più ricchi banchieri di Firenze e quindi del mondo di allora. Vi rappresenta episodi della leggenda aurea di Jacopo da Varagine.firenze 046                  Personaggi imponenti si collocano in architetture elaborate che esaltano le figure umane e creano una prospettiva ampia e profonda come nell’annuncio di Zaccaria (in alto) o nel banchetto di Erodefirenze 045             o nell’ascensione di san Giovanni.firenze 050                    Figure sciolte, umane, che si muovono in modo naturale negli spazi architettonici che fanno loro da cornice: un mondo accogliente, sereno e felice dove si possono manifestare i sentimenti. E’ il mondo della Firenze colta, ricca e potente, dei suoi banchieri e commercianti famosi e ammirati in tutto il mondo per la loro abilità e ricchezza.                          L’eredità culturale e artistica di Giotto viene raccolta dal suo allievo più promettente, ossia Taddeo Gaddi che tra il 1328-38 affresca la cappella Baroncelli con storie della Vergine, riecheggiando lo stile del Giotto maturo.firenze 072                   Nel riquadro in alto -la cacciata di Gioacchino dal Tempio perché non aveva avuto figli- è rappresentata con intensità drammatica e umana,firenze 079                    così pure lo sposalizio della Vergine coglie e raffigura nella folla, le diverse umane reazioni all’episodio.firenze 074                   E gli stessi sentimenti di affettuosa e umana partecipazione si possono ritrovare negli episodi della visitazione e nella nascita di Cristo. E, con i dovuti distinguo, anche nel David con la testa di Golia….firenze 071             firenze 075                Il grandioso affresco di Taddeo Gaddi sulla parete di fondo del Grande Refettorio, con l’Albero della Croce, firenze 248                          raffigurante in basso l’ultima cena, riecheggia, pur con una tecnica più rigida e schematica, il nuovo stile giottesco che aveva rivoluzionato tutta la pittura precedente.firenze 257 firenze 263 firenze 264                  A Taddeo appartiene pure il grandioso Crocifisso della Sagrestia, dipinto con uno stile personale ma con i colori chiari e luminosi del Maestro.   firenze 096      Le cappelle affrescate da Giotto nella chiesa di Santa Croce erano 4 ma di queste ne rimangono solo due; quelle dei Bardi e dei Peruzzi, i più grandi banchieri di tutti i tempi, coloro che posero le basi dell’odierna finanza e che, purtroppo, spregiudicati e avventurosi, alla ricerca di amicizie potenti e di potere, videro distrutto tra il 1343 e il 1346, tutti i loro beni dall’insolvenza di re e regnanti che si erano dichiarati loro amici. Nel fallimento i Bardi e i Peruzzi trascinarono tutta la città e tutti coloro che avevano prestato denaro alla banca, creando una situazione economica disastrosa soprattutto per i piccoli investitori. Ma sentiamo che cosa dice Giovanni Villani  (anche lui vittima del fallimento e condannato al carcere per debiti) nella sua Cronica da pag. 1528 in poi:                                                                 -Del fallimento della grande e possente compagnia de’ Bardi-                                       Nel detto anno , del mese di gennaio, fallirono quelli della compagnia de’ Bardi, i quali  erano stati i maggiori mercatanti d’Italia. E-lla cagione fu ch’ellino  avieno messo, come fecieno i Peruzzi, il loro e l’altrui nel re Aduardo d’Inghilterra e in quello di Cicilia…(ciò) fu alla nostra città di Firenze maggiore rovina e sconfitta, che nulla che mai avesse il nostro Comune, se considerrai, lettore, il dannaggio di tanta perdita di tesoro e pecunia perduta per li nostri cittadini, e messa per avarizia ne’signori. O maledetta e bramosa lupa, piena del vizio dell’avarizia regnante ne’ nostri ciechi e matti cittadini fiorentini, che per cuvidigia di guadagnare da’ signori, mettere il loro e-ll’altrui pecunia i-lloro potenza e signoria, a perdere e disolare di potenza la nostra repubblica! Che non rimase quasi sustanzia di pecunia ne’ nostri cittadini…”                                                                                                      Non bastò il fallimento dei banchieri fiorentini per abbattere la gloriosa città di Firenze. E nemmeno un’epidemia che aveva fatto la sua apparizione in città nel 1340 uccidendo 15.000 persone e la carestia causata anche da avverse condizioni climatiche che nel 1347 ne aveva uccise altre 4.000 ( Il tutto descritto in modo dettagliato nella Cronica)  un nuovo spettro  si aggirava per l’Europa, la cosiddetta peste nera portata dal cocco bacillo Yersinia pestis che dal 1347 al 1353 uccise tra i 20 e i 25 milioni di abitanti nel Continente. A Firenze giunse nel 1348 e fu descritta in modo mirabile dal Boccaccio nel Decamerone, e, naturalmente, anche da G. Villani nella sua Cronica da pag. 1577 in poi “…e durò questa pestilenza fino a quando rimasero disolate di gente molte provincie e cittadine” Dei circa 100.000 Fiorentini alla fine dell’epidemia ne rimasero solamente 40.000. E la struttura sociale della città ne riuscì completamente sconvolta. I primi anni dopo il flagello il terrore e la paura dominavano la città e questo si rifletté in modo chiaro nella pittura di quel periodo. Molti erano convinti che la causa della pestilenza fosse da ricercare nella corruzione dei costumi e a questa certezza contribuirono certamente anche i numerosi predicatori che minacciavano inferno e flagelli ai peccatori.  Andrea Orcagna, nel suo -Trionfo della Morte- un gigantesco affresco, alto 7 metri e lungo 18,firenze 255                     dipinto sulla parete destra della chiesa, intorno al 1340 ( e poi semidistrutto dal Vasari che obbediva ai dettami della Controriforma, che non accettava i principi di uguaglianza sottintesi nella raffigurazione) rappresenta malati, sofferenti,firenze 254                    condannati alle pene eterne. Una descrizione particolare dell’inferno dantesco  e della prima epidemia che stava sconvolgendo la città. Vi sono rappresentati i poveri che invocano la morte come liberatrice. Di quella visione di un’umanità derelitta ci rimangono solamente tracce del giudizio universale e dell’inferno che occupava la parte destra in cui una montagna minacciosa e gigantesca racchiudeva cinque cavità con i dannati.firenze 260 firenze 267 firenze 259                Andrea Orcagna è sicuramente l’artista  più rappresentativo del periodo che segue la peste. In lui l’accento cade sempre sul soggetto religioso, dipinto in modo da dominare tutto il resto. Giotto aveva fatto scendere la divinità sulla terra, Andrea la riporta in alto, come nella pittura medioevale in cui il Cristo domina tutto lo spazio visivo con il peso della sua divinità. Anche le figure dei santi guardano severi nel vuoto davanti a loro, incorniciate in riquadri precisi e su sfondo oro, come nell’arte bizantina  e come nell’esempio spesso riportato dagli studiosi  (tra cui il Maiss) della pala d’altare dipinta tra il 1354 e il 1357 che si trova in Santa Maria Novella.FI 071                   Ma non muta solamente il tema della raffigurazione, si abbandona completamente la rivoluzione culturale compiuta da Giotto che aveva reso umani i suoi personaggi divini come nello stupendo frammento del Museo dell’Opera di Santa Croce della Madonna Dolente  firenze 235                      e si ritorna allo stile medioevale e bizantino inquadrando i personaggi in spazi ben determinati e secondo una gerarchia che dispone in alto i santi e gli ecclesiastici importanti , in basso tutti gli altri con un rigido schema gerarchico. L’esempio più vistoso è quello del Cappellone degli Spagnoli di Andrea da Firenze in santa Maria Novella, di cui ho parlato tempo fa, ma anche in Santa Croce non mancano gli esempi di un ritorno alle raffigurazioni precedenti anche se l’insegnamento di Giotto non è completamente andato perso.                                                                                                                                                                   Nella Cappella Rinuccini tra il 1363 e il 1366 Giovanni da Milano affresca le pareti firenze 110                 con storie dedicate a santa Maria Maddalena, sulla destra, mentre la parete sinistra è dedicata alle storie della Vergine.firenze 102                Poco che si può vedere dalle mie foto, scattate al di qua della splendida cancellata del 1371, purtroppo chiusa, ma forse si può scorgere come, ora,firenze 100              le immagini dei santi e della divinità sono rappresentate separate dalla persone comuni. Cristo, in basso a sinistra,  guarda dall’alto la Maddalena inginocchiata davanti a lui, creando una barriera tra l’umano e il divino. La forza di Cristo e dei santi si concentra nello sguardo sottolineando il potere dello spirito sul mondo terreno. E non esprime certo compassione e perdono, ma corruccio e severo rimprovero. Anche nelle storie della Vergine il distacco tra il mondo umano e quello divino è decisamente netto. La Vergine che si incammina sulle scalinate è a metà strada tra i personaggi che rappresentano la santità e la purezza, in alto, e il mondo umano in basso. Ma è nella pala d’altare della stessa cappella , dipinta nel 1379 da Giovanni del Biondo, che si riscontrano i principi pittorici di cui ho parlato qui sopra.firenze 099                    La Madonna, di cui si intravedono le spalliere di un trono, ma che potrebbe essere una Madonna dell’Umiltà perché sembra seduta in terra, è rappresentata su uno sfondo oro e domina tutta la parte centrale. E’ circondata dai santi il cui sguardo è leggermente rivolto verso di lei. Altri santi fanno parte dei riquadri superiori mentre su tutti domina la Crocifissione.  Un Gesù Bambino, che non ha nulla di infantile, regge uno scritto sacro. Non guarda verso la madre, ma verso i poveri visitatori in modo severo . Sono personaggi che non appartengono più ad un mondo umano ma che giudicano gli uomini per i loro peccati e per le loro stoltezze.

Molti sono gli elementi che concorrono a formare uno stile pittorico e uno stile artistico personale. Da una parte ci sono le esigenze dei committenti e dall’altra il cosiddetto spirito del tempo con la sua coscienza e cultura sociale. Passata la paura per la malattia e quindi per l’inferno e i castighi di Dio, i sopravvissuti alla peste si ritrovarono all’improvviso molto ricchi perché i beni dei defunti si erano concentrati nelle mani di pochi. Anche i semplici lavoratori, essendo ormai pochissimi, potevano decidere il prezzo del loro lavoro. Ma più ricchi di tutti si ritrovarono ovviamente gli ordini religiosi ai quali i morenti, ricevendo l’estrema unzione, lasciavano i loro beni ( i famosi lasciti chiamati -tempora pestis-) Infatti, sia i dipinti dell’Orcagna in Santa Croce che quelli di Andrea da Firenze, in Santa Maria Novella, furono pagati profumatamente da questi proventi. Il nuovo benessere economico, derivato dalla riduzione della popolazione, portò alla ribalta molti uomini nuovi e l’inizio di una fioritura artistica improntata alle esigenze e al sentire di una classe meno colta della precedente che non comprendeva certo le novità artistiche di Giotto. Millard Meiss, spiega, credo giustamente, anche così, il fiorire di tavole con sfondo oro, con rappresentazione di santi con sguardi ieratici, di divinità solenni e giudicanti, fino e oltre gli inizi del 1400 , come ad esempio le tavole presenti nel Museo dell’Opera, di Nardo di Cione (fratello dell’ Orcagna) del 1365 che rappresenta una Madonna con Bambino  fra i santi Gregorio e Giacobbefirenze 116                Il san Giovanni Gualberto di Giovanni del Biondo del 1370,firenze 118                                  il san Giovanni Battista di Spinello Aretino del 1375-80firenze 142                  o la Madonna con Bambino fra i santi di Lorenzo di Niccolò degli inizi del XV secolo.firenze 146              Queste tavole, assieme a molte altre che io trovo bellissime, presenti nel museo di Santa Croce, anche se si possono classificare come una rappresentazione artistica più antiquata rispetto allo stile giottesco, riescono sempre a meravigliarmi. In una città ridotta a 40.000 abitanti, distrutta da fallimenti, guerre, carestie, pesti, ecc… i suoi cittadini trovano il modo di affrescare chiese e palazzi e di reperire fra tante persone scomparse anche un numero enorme di artisti per realizzare queste opere. E’ un episodio che ha del miracoloso e mostra come l’arte, l’intelligenza, la voglia di vivere nel bello e di conoscere il  mondo fosse inserito nel DNA fiorentino in modo indelebile. Moltissime di queste opere ora arricchiscono i musei  di tutto il mondo raccontando la storia gloriosa di questa popolazione. Storia che ha dell’incredibile soprattutto se si confronta con quanto successe nello stesso periodo nel resto del Nord Europa e in Germania. Infatti, durante la peste nera nei paesi germanici si attua il primo grande pogrom degli Ebrei, accusati di essere la causa della pestilenza. Nel 1349 la popolazione ebraica in Germania era stata quasi tutta sterminata e uccisa in modo atroce.                                                                                                                                                                In Toscana, invece, e soprattutto a Firenze, la peste che aveva concentrato le ricchezze nelle mani di pochi ma geniali e intraprendenti fiorentini, mise sicuramente le basi per il Rinascimento di cui abbiamo uno splendido esempio  nei chiostri di Santa Croce,     firenze 193  nella cappella dei Pazzi realizzata da Brunelleschi nel 1443.firenze 177 Un’opera che si richiama ai teatri romani nel porticato sorretto da 6 colonne corinzie      firenze 173              e nell’arcata centrale a tutto sesto. firenze 183 firenze 184              La precisione geometrica colpisce all’interno per la sua armonia e bellezza, interrotta solamente dalle terracotte di Luca della Robbia nei rosoni.                                                                                                                                                                Cosimo de’ Medici inizierà poi un nuovo sistema bancario che riporterà Firenze al centro dell’attenzione mondiale. Ma sono sicura di aver abusato troppo della pazienza dei miei lettori che a questo punto saranno sicuramente scomparsi…

Bibliografia:

Alfred Haverkamp -Die Judenverfolungen zur Zeit des Schwarzen Todes- Stoccarda              Giovanni Villani  -Cronica- Einaudi                                                                                                       Millard Meiss -Pittura a Firenze e Siena dopo la Morte Nera- Einaudi

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