Nella Galleria Estense

Restaurata recentemente, dopo il terremoto del 2012, la Galleria Estense di Modena presenta al visitatore una quantità incredibile di opere eccelse. Come tutti i ricchi e splendidi musei italiani che non espongano qualche pubblicizzato autore d’oltralpe, offre inoltre al visitatore la possibilità di godere delle opere in quasi totale solitudine ( e, spesso, con l’ingresso gratuito) Inevitabile il confronto con la mostra che ho visitato poco fa a Bologna, dedicata ai capolavori dell’arte fiamminga, in cui per entrare si doveva fare una lunga coda e pagare 13€. La mostra era inoltre limitata prevalentemente -eccezione fatta per una luccicante tavoletta di Bosch- alle opere del 1600 olandese, realizzate evidentemente per accontentare le richieste dei borghesi arricchiti del tempo. Dal confronto nasce l’ovvia conclusione che gli ingressi gratuiti allontanano i visitatori più che attirarli. Probabilmente nel nostro subconscio esiste la vocina che ci sussurra che le cose regalate non hanno valore e che si deve vedere, per sembrare colti e moderni, quello che ci comanda la pubblicità, televisiva o meno.g.estense 368                     L’immenso palazzo dei Musei di Modena contiene una sezione dedicata alle arti decorative,MO 333                     una ricchissima raccolta numismatica, uno splendido museo lapidario al piano terra,g.estense 353 g.estense 367              e, all’ultimo piano, la raccolta che gli Este trasportarono da Ferrara a Modena nel 1598. La collezione si arricchì in seguito di opere provenienti dalle chiese del ducato di cui gli Este si appropriavano e perse venti quadri portati via da Napoleone e duecento pietre preziose e cammei sequestrati dalla moglie Giuseppina. Nonostante tutto poter mostrare anche solo una piccola parte delle opere presenti oggi nella Galleria è un’impresa degna di forze superiori alle mie. Tutto quello che ho visto e fotografato meriterebbe un esame accurato e una discussione approfondita, invece mi limiterò a pochi cenni e a poche opere, sperando di suscitare nei miei colti lettori il desiderio di visitare personalmente questo splendido luogo.g.estense 022                  Spicca in fondo alla lunga sala d’ingresso, il busto di Francesco I d’Este, portato a termine dal Bernini nel 1651, considerato giustamente il capolavoro dell’età barocca; esaltazione del potere e espressione dell’abilità dell’artista che lo aveva realizzato avendo a disposizione solo dei ritratti. g.estense 031              Nella stanza adiacente  una piccola scultura di Wiligelmo del 1100-1120, proveniente dalla Sagra di Carpi, mostra una Madonna ispirata a modelli antichi.g.estense 036                 Guarda a modelli del passato pure la tempera del 1470 c. di Giovanni Antonio da Pesaro che raffigura un emaciato ma ieratico san Giovanni Battista.g.estense 037                   La parte centrale di un polittico portatile che raffigura la Madonna con Bambino e santi e la crocifissione, è stata eseguita da Barnaba da Modena tra il 1350 e il 1360.g.estense 038                                                        E’ opera di Simone dei Crocifissi la Madonna col Bambino in trono del 1390-99.g.estense 040                      Appartiene a Tommaso da Modena il polittico del 1345-55 raffigurante la Madonna con Bambino e santi.g.estense 048 g.estense 049                                               L’incoronazione della Vergine e santi di Angelo e Bartolomeo degli Erri del 1462-66, è una delle opere più significative del ‘400 modenese. Le cornici racchiudono le tavole , come nello stile tardo gotico, ma questo non toglie unità alla rappresentazione che si esprime in un insieme prospettico tipicamente rinascimentale.g.estense 045                   Di Bartolomeo Bonascia, importante esponente della scuola modenese, rimangono poche opere, fra cui questa Pietà del 1485 in cui si vede chiaramente l’influenza di Piero della Francesca, soprattutto nella purezza delle forme e nella plasticità dei volumi.g.estense 060                    Di un altro grande pittore modenese, Francesco Bianchi Ferrari, abbiamo una Crocifissione del 1490-95, forse la sua opera più antica; un’affollata composizione che risente della pittura ferrarese.g.estense 073                   Nella stessa sala, fra le sculture, spicca il Marte in riposo, attribuito a Antonio Lombardo del 1510-15. Il rilievo, destinato ad uno studio, raffigura il dio della guerra seduto sopra un basamento che reca l’iscrizione -Non faccio bene la guerra se non depongo la mia armatura- chiara allusione alle guerre amorose più che alle battaglie.g.estense 088                    La nascita di san Giovanni Battista di Girolamo Bugiardini del 1517-18 raffigura la visita della Madonna a santa Elisabetta. Gli sguardi dei presenti sono tutti concentrati su san Zaccaria che, reso muto a causa della sua incredulità, è costretto a scrivere il nome che dovrà essere attribuito al bambino. L’interno soffuso di una tenue luce è reso intimo  dai particolari  domestici che arricchiscono la stanza come le brocche e la piccola fantesca sullo sfondo.g.estense 097                   Numerose sono le opere, nelle sale successive, di pittori nordici fra cui segnalo il polittico del 1451, dedicato all’Annunciazione, a santa Margherita, a santa Dorotea e alla Visitazione,g.estense 099                      eseguito da un pittore itinerante proveniente dalla Baviera e poi entrato a far parte della bottega di van Eyck a Bruges, al cui stile si richiamano le figure aristocratiche delle sante.g.estense 102                 Splendida l’opera di Albrecht Bouts del 1485 raffigurante san Cristoforog.estense 103                   e la crocifissione di pittore fiammingo del XV secolog.estense 104                 e la Madonna con Bambino e gli angeli musicanti del Maestro della Leggenda di Santa Lucia (attivo a Bruges). Un’opera deliziosa che io, a differenza degli esperti del museo, avrei senza esitazione attribuito a Bouts.g.estense 112 g.estense 110                      Nell’adorazione dei Magi di Polidoro da Lanciano si sente l’influenza della pittura veneta, soprattutto nei particolari.g.estense 114                 Di Giovanni Busi, detto il Cariani, abbiamo, fra le altre opere, il ritratto di Violante del 1515-20; un’analisi psicologica del personaggio compiuta da un artista celebre per i suoi ritratti ora sparsi un po’ in tutti i musei del mondo.g.estense 120                                                Nella Madonna con Bambino di Bartolomeo Montagna del 1503 è evidente l’influenza del Mantegna nella plasticità dei personaggi e, nella dolcezza e delicatezza dei tratti ,quella del Bellini  che ispirò quasi tutta la sua arte.g.estense 126 g.estense 127                   Il compianto sul Cristo morto di Cima da Conegliano del 1502-5 è una delle molte opere eseguite da Cima per l’Emilia e raffigura la partecipazione della Vergine alla passione del figlio in modo decisamente umano. Tutto il dolore e la sofferenza sono concentrati sul volto morente del Cristo e sul viso distrutto della madre.g.estense 137                   Di Giovanni Francesco Caroto possiamo ammirare una Madonna col Bambino del 1501, l’opera più antica del pittore, allievo di Liberale Veronese e di Andrea Mantegna.

Tralascio tutte le altre importanti opere presenti nella sala, soprattutto i dipinti di Dosso Dossi, il principale artista della corte di Ferrara, perché di lui ho già parlato nel post -una lodevole iniziativa- per mostrare solamente il suo bellissimo e divertente ritratto del buffone di corte del 1508-10, un’opera in cui si può vedere tutta l’abilità e la grandezza di questo artista.g.estense 151                    Termino con il grande Dosso la prima parte di questo percorso artistico che riprenderà presto con i dipinti del giovane Tintoretto

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