Ancora nella Galleria Estense

g.estense 181 Nella sala 19 della Galleria Estense di Modena ci sono 14 dipinti da soffitto di Jacopo Robusti, rappresentanti soggetti della Metamorfosi di Ovidio, realizzati a partire dal 1541, su commissione di Vittor Pisani che voleva decorare la camera da letto nel suo palazzo veneziano. Le tele furono poi acquistate dal duca Francesco d’Este nel 1658. In queste opere del giovane Tintoretto si nota l’influenza di Giulio Romano e forse anche di Michelangelo, soprattutto nella forza espressiva dei personaggi e nella loro anatomia.g.estense 183                 Ecco qualche esempio; Dafne che sfugge da Apollo e viene trasformata in alloro.g.estense 184                     La dea Latona che trasforma i contadini della Licia in rane perché hanno negato l’acqua a lei e ai suoi figli assetati.

g.estense 185               Orfeo che implora Plutone affinché gli restituisca Euridice.g.estense 186              La caduta di Fetonte dal carro del Sole.g.estense 188            Apollo e Marsia. Il satiro, vinto da Apollo nella gara di musica, viene da questi scorticato vivo. Tintoretto presenta la prima parte della favola evitando gli aspetti sanguinolenti e truci dello scorticamento.g.estense 187              Piramo e Tisbe; un’opera che sintetizza in modo mirabile la storia drammatica dell’amore contrastato dai parenti di due giovani che vivevano in case adiacenti e che si parlavano attraverso una fessura del muro. Un giorno i due decidono di fuggire e di ritrovarsi presso un antico gelso, ma lei, ferita da una leonessa, lascia a terra un velo macchiato di sangue. Piramo lo trova, e, pensando che Tisbe sia morta, si uccide. Tisbe ritrova Piramo morente e si uccide anche lei con la stessa spada. Gli dei per compassione rendono talvolta le bacche di gelso di colore scuro per ricordare il sangue dei due innamorati.g.estense 196               Anche la tela -Madonna con Bambino e santi-  del 1547-49 appartiene al Tintoretto. Una composizione giovanile in cui emergono tutte le caratteristiche compositive che segneranno le opere seguenti del pittore. La luce pervade e crea i numerosi personaggi che nelle pose e nei movimenti mostrano una grande intensità drammatica che diventerà propria del Robusti degli anni che seguiranno.g.estense 193 g.estense 190    Appartiene a El Greco il piccolo altare portatile eseguito intorno al 1567-68 quando il pittore si trovava a Venezia. Infatti è chiara in quest’opera l’influenza del colore e della pittura veneziana. Il dipinto rappresenta un’iconografia complessa dove il tema principale è la caduta dell’uomo a causa del peccato originale e la salvezza raggiunta grazie a Cristo la cui venuta è anticipata dall’Annunciazione e dall’Adorazione dei pastori.g.estense 202 Nella stessa sala, un angelo sulle nuvole di Domenico Fetti del 1614, mostra un contrasto rilevante con le luci e le ombre che fanno pensare a Caravaggio.g.estense 214              Numerose sono le opere presenti del Padovanino e di Palma il Giovane; di quest’ultimo mostro solamente l’Allegoria della Giustizia e della Pace del 1620: una tela in cui risulta evidente l’influenza dei grandi veneziani tra cui Tintoretto e Tiziano.g.estense 223                Uno splendido ritratto di vecchio con il libro in mano del Guercino del 1623-24, colpisce il visitatore per l’intensità dell’espressione e la luce che cade sul volto e ne sottolinea la forza morale e umana. Molte sono le opere presenti nel museo di questo autore e sono tutte importanti ed eccelse come : Venere, Marte e Amore del 1633,g.estense 271              in cui Cupido sta per scoccare la  freccia seguendo l’indicazione della mano di Venere che si identifica così con chi è colpito dall’amore, ossia il committente Francesco I d’Este. Marte occupa la scena in secondo piano, osservando con intensità Venere.g.estense 276                    Notevole pure lo sposalizio di santa Caterina del 1650.g.estense 227               Ma ecco il ritratto di Francesco I d’Este di Velazquez, realizzato in Spagna dove il giovane Francesco si era recato per motivi diplomatici nel 1638. Il risultato del viaggio fu questo famoso ritratto in cui l’artista spagnolo sottolinea la giovinezza e la spavalderia del diplomatico.g.estense 229 g.estense 235 g.estense 234                   Le dieci figure di musicanti di Nicolò dell’Abate, dipinte nel 1544-45, fanno parte dei dipinti murali provenienti dalla rocca di Scandiano. Le figure dei musicisti erano collocate sulla volta  circondate da ghirlande di fiori. Ora spiccano nel museo, e, per la loro grazia e delicatezza, ricordano la raffinata eleganza di Raffaello e del Parmigianino.g.estense 250            Gli antenati degli Este risalivano all’anno mille, ma evidentemente questo non era sufficiente per garantire un’immagine di antico e meritato lignaggio. Sotto i ritratti ideali degli antichi che spostano l’origine dell’illustre casata all’epoca romana, i Carracci dipingono , dal 1592 al ’93 : Galateag.estense 249                   Venere e Amoreg.estense 248                Florag.estense 247                 e Plutone.g.estense 246               Proseguendo troviamo alcune opere dello Scarsellino, un importante pittore ferrarese, seguace dei Carracci e del Veronese, fra cui l’Adorazione del Bambino del 1615-20.g.estense 253              e il peccato originale del 1590-95,g.estense 262                      Il ritrovamento di Mosè è una grande opera del Mastelletta del 1618 in cui si sente l’influenza dei Carracci ma soprattutto quella dei Bassano.g.estense 264                      Flora è un magnifico esempio di grazia settecentesca e classica. Cosparsa di fiori è l’ideale della bellezza e della grazia ricercata del 1700 quando poeti e artisti rappresentavano la mitica Arcadia. Opera di Carlo Cignani del 1680, risente delle lezioni del Correggio.g.estense 284                 Il crocifisso di Guido Reni del 1618 è celebre soprattutto per l’intensa espressione del volto di Cristo che con sguardo sofferente si rivolge verso il cielo. Un’espressione che sarà copiata e riprodotta in numerose immagini devozionali nei secoli seguenti e fino ad oggi.g.estense 259                Termino la visita all’ultimo piano con il Tancredi che battezza Clorinda di Sisto Badalocchio del 1609-10 che ha avuto la sfortuna di nascere in Italia; fosse nato in un qualsiasi altro paese europeo, ora sarebbe famosissimo e le sue opere sarebbero meta di lunghe ed estenuanti code.g.estense 277                                                                                                                                                                                             g.estense 286                  Scendendo le scale si arriva alla biblioteca che conserva stupendi manoscritti, protetti giustamente con teche di vetro che impediscono una fotografia decente, per cui mi limito a mostrarne solamente qualcuno come esempio.g.estense 294 g.estense 297                  e la copia di un manoscritto messa gentilmente a disposizione dei visitatori in cui, anche nei particolari si può notare tutta la bellezza e la grazia di queste opere.g.estense 308 g.estense 309 g.estense 310

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