La Galleria degli Specchi e Cesare Ripa

mantegna 225             La grandiosa sala del Palazzo Ducale di Mantova, che deve il nome alla decorazione neoclassica realizzata intorno al 1773, presenta in alto una serie di dipinti realizzati per volere di Ferdinando Gonzaga intorno al 1618, probabilmente con la supervisione di Anton Maria Viani.                                                                                                                                                                                Nella parte centrale della volta abbiamo il Concilio degli Dei

mantegna 193mantegna 204          tra il carro della Notte, opera di due collaboratori e allievi di Guido Reni, Giangiacomo Sementi e Guido Ressi, mantegna 221                          e il carro del Giorno, di anonimo autore fiorentino-emiliano.mantegna 213               Lungo le pareti, in alto, troviamo una serie di allegorie che si richiamano alle virtù del duca, opera probabilmente di Jacopo Borbone di Novellara. Il ciclo pittorico, separato da stucchi dorati ed eleganti fregi, celebra le virtù del Gonzaga, partendo dalla lunetta meridionale dove sono dipinti Apollo e le Muse (con nei due angoli in basso i ritratti dei nostri poeti più famosi)mantegna 227      Nella lunetta settentrionale, dipinta nel 1618 dal bavarese Karl Santner, sono rappresentate le arti liberali.mantegna 222         Sia le arti liberali che le muse sono raffigurate secondo i canoni descritti da Cesare Ripa nella sua-Iconologia-pubblicata per la prima volta nel 1593 a Roma. Un’enciclopedia illustrata in cui si descrivono in ordine alfabetico le personificazioni delle idee e dei concetti astratti. Un’opera che ha influenzato tutta l’arte figurativa fino agli inizi del 1800 e oltre. L’Iconologia è stata la Bibbia degli artisti dal Bernini a Poussin, da Vermeer a Milton a Charles les Brun (v. Galleria degli Specchi a Versailles) E’ un’opera che ci permette di capire l’arte antica e quella del Rinascimento – Col Ripa alla mano, si può spiegare la maggior parte delle allegorie che ornano i palazzi e le chiese di Roma- scriveva Emile Male.                                                        Le fonti letterarie del Ripa furono soprattutto Pierio Valeriano con i suoi Hieroglyphica sive de sacris aegyptiorum literis commentarii pubblicato a Basilea nel 1556, testo che a sua volta si richiamava agli scritti di Orapollo –Hieroglyphica– risalenti al IV secolo d. C.; un’opera  che spiegava il significato dei geroglifici egiziani. Fu molto importante nel Rinascimento che vi trovava un insieme di simboli ermetici che in realtà non corrispondevano alla scrittura egizia. Oggi si pensa che Orapollo cercasse con la sua opera di salvare disperatamente dall’oblio il passato glorioso del suo popolo.                                                                                                                                                                               Senza l’-Iconologia- del Ripa spesso noi vediamo in un’opera antica significati e simboli che non ci sono, oppure non comprendiamo i simboli chiaramente dipinti davanti ai nostri occhi. Capire infatti un’opera d’arte contemporanea, che rispecchia il nostro mondo e il nostro modo di vivere, è relativamente facile, comprendere un’opera realizzata 5 o più secoli or sono , in un mondo che non ha più nulla a che vedere con il nostro, è un’impresa quasi impossibile, ed è per questo forse che i nostri musei sono deserti, in balia dei ladri. Leggere un’opera d’arte richiede, se si devono seguire gli studi di Aby Warburg  e di Erwin Panofsky, un’intera esistenza per cui la nostra attuale lettura di alcune immagini presenti nella Galleria, sarà solamente un esempio di che cosa, fra l’altro, si può scoprire in un dipinto che per essere veramente interpretato da noi oggi avrebbe bisogno, oltre che di un’analisi della disposizione delle immagini, dell’uso dei colori, delle luci, ecc..anche di una analisi storica del periodo in cui è stato creato e della situazione economica, sociologica ed ideologica in cui autore e committenti lo hanno voluto.                                                                                            Ma limitiamoci ,per ora, alla lettura di alcuni affreschi della splendida Galleria con il nostro Ripa in mano.                                                                                La Concordia, la Munificenza e l’Umiltà circondano il lunettone meridionale, quello in cui sono raffigurate le Muse con Apollo.mantegna 229                        La Concordia, dice il Ripa, è una “Donna bella, che mostri gravità, nella mano destra tenghi una tazza nella quale vi sarà un pomo granato, nella sinistra uno scettro, che in cima abbia fiori e frutti di varie sorti, in capo ancora haverà una ghirlanda di mele granate, con le foglie & con i frutti”mantegna 209                  L’Umiltà, al centro: “Donna vestita di color berrettino con le braccia in croce al petto tenendo con l’una delle mani una palla, & una cinta al collo, la testa china e sotto il piè destro haverà una corona d’oro. Tutti segni dell’interior cognitione della bassezza de’ propri meriti, nel che consiste principalmente questa virtù…La palla si suol dire che sia il simbolo dell’humiltà, perciò che quanto più è percossa, tanto più s’innalza…Il tener la corona sotto il piede dimostra che l’humiltà non pregia le grandezza, anzi è d’ispregio d’esse…”       La Munificenza è descritta in tre modi diversi nell’Iconologia. Qui sulla volta che circonda la lunetta è rappresentata parte della seconda e della terza definizione in modo semplificato. “ Giovinetta di faccia allegra & riccamente vestita, nella sinistra tiene un dado e con la destra sparge gioie e denari & le sparge ad alcuni putti ridenti e allegri… Il dado insegna che ugualmente è liberale che dona poco, havendo poco”                                                                                           Attorno al lunettone con le 7 arti liberali troviamo: l’Innocenza, la Felicità eterna e la Filosofia.palazzo ducale 203        L’Innocenza è:” Verginella, vestita di bianco, in capo tiene una ghirlanda di fiori con un Agnello in braccio ” (qui l’Agnello è dipinto in basso a destra)mantegna 224                      La Felicità eterna: “Giovane ignuda, con le trecce d’oro, coronata di lauro, sia bella & risplendente sederà sopra il cielo stellato, tenendo una palma nella sinistra mano & nella destra una fiamma di fuoco…”mantegna 196                         La Filosofia: “Donna giovane, e bella, in atto d’haver gran pensieri, ricoperta con un vestimento stracciato in diverse parti, talché n’apparisca la carne ignuda in molti luoghi, conforme al verso del Petrarca  che dice -Povera, e nuda, vai Filosofia-

Le lunette che si susseguono nel salone lungo i lati  sono numerose; ne analizzeremo solo alcune ; quelle che sono riuscita a fotografare.mantegna 215                              L’Intelletto, a cui il Ripa, uomo del Rinascimento dedica particolare attenzione:  “Giovinetto ardito, vestito d’oro, in capo terrà una corona d’oro, ovvero una ghirlanda di senape, i suoi capelli saran biondi, e acconci con dell’anellature, dalla cima del capo gl’uscirà una fiamma di fuoco, nella destra mano terrà uno scettro, e con la sinistra mostrerà un’aquila che gli sia vicina, L’intelletto è per natura incorruttibile & non invecchia giammai & però si dipinge giovane. Il rivestimento d’oro significa la purità e semplicità dell’essere suo, essendo l’oro purissimo fra gli altri metalli, come s’è detto. I capelli sono conformi alla vaghezza delle sue operazioni, La corona e lo scettro sono segni del dominio ch’esso ha sopra tutte le passioni dell’anima nostra & sopra l’istessa volontà la quale non appetisce cosa, che pria da esso non venga proposta. La fiamma è il natural desiderio di sapere, nato dalla capacità della virtù intellettiva, la quale sempre aspira alle cose alte e divine, se da’ sensi, che volentieri l’obediscono, alla consideratione di cose terrene, e basse non si lascia sviare. Il mostrar l’aquila co’l dito, significa l’atto dell’intendere, essendo proprio dell’intelletto il ripiegar l’operatione in se stesso, vincendo l’aquila nel volo, la quale supera tutti gli altri uccelli & animali in volo, como anco nel vedere. La Senape infiamma la bocca & scarica la testa, & e per questo significa l’operazione grande d’un intelletto purificato nel tempo che non l’offuscan le nebbie delle passioni o le tenebre dell’ignoranza.”mantegna 203               L’Immortalità, che si trova a destra dell’Intelletto è :” Donna con l’ali alle spalle, & nella man destra un cerchio d’oro. L’ali significano la sollevazione da terra, la quale non sostiene se non cose mortali. Il cerchio dell’oro rappresenta l’immortalità, per essere fra tutti i metalli il meno corruttibile, & per haver la forma circolare, la quale non ha termine dove finisca.”mantegna 230                 L’Eloquenza: “Giovane bella, col petto armato, & con le braccia ignude, sul capo Haverà un Elmo circondato di corona d’oro, al fianco haverà lo stocco, nella mano destra una verga, nella sinistra un fulmine, & sarà vestita di porpora.”mantegna 200                   L’Affabilità: “Giovane vestita d’un velo bianco et sottile et con faccia allegra, nella mano destra terrà una rosa et in capo una ghirlanda di fiori. Giovane si dipinge perché essendo i vecchi per lo più austeri…Il velo che la ricopre significa che gli Homini affabili sono poco meno che nudi nelle parole et nelle opere loro. La rosa dinota quella grazia per la quale ogn’uno volentieri s’appressa all’homo piacevole et della sua conversatione riceve gusto fuggendo la spiacevolezza di costui che è congiunto con la severità.”mantegna 201                  La Generosità: “Una bellissima giovane, & che tutte le parti del corpo siano corrispondenti anch’esse a detta bellezza. Haverà i capelli biondi & ricciuti & di tanta vaghezza che dieno ammiratione à i riguardanti, sarà vestita d’oro ma il braccio destro nudo…con collane, gioielli e altre cose di gran stima con dimostratione di farne dono altrui e la mano sinistra si poserà sopra la testa di un Leone. Si dipinge giovane la generosità essendo che…li Giovani hanno l’animo grande, & però gl’è cosa da generoso e magnanimo lo stimarsi degno di cose grandi. Bella si rappresenta…perciò che la generosità ha per oggetto non solamente di essere lontana da ogni bruttura & da ogni vitio, ma d’haver in se raccolte tutte le virtù…Il tener la mano sopra la testa del Leone ne denota…la natura di questo animale essere..più degno di meraviglia per la grandezza & generosità dell’animo suo.”mantegna 198                 La Liberalità: “Donna con occhi un poco concavi e fronte quadrata e col naso aquilino, sarà vestita di bianco con un’Aquila in capo, e nella destra mano tenga un compasso , & una cornucopia alquanto pendente, col quale versi gioie, dinari, collane & altre cose di prezzo, e nella sinistra haverà un’altro cornucopia pieno di frutti e fiori. Si dipinge con occhi concavi e fronte quadrata per similitudine del leone liberissimo fra gl’animali e col naso aquilino  per la similitudine dell’Aquila liberalissima fra tutti gli uccelli, la quale si farà sopra la testa di detta figura, per mostrare che essa liberalità non consiste nell’atto casuale di donare altrui le cose proprie; ma nell’habito , nell’intenzione della mente, come ancora tutte l’altre virtù…I due corni dinotano, che l’abbondanza delle ricchezze è convenevol mezzo di far venire à luce la liberalità, quando è accompagnata con la nobiltà dell’animo generoso. secondo il potere e la forza di chi dona…”                                                                                                                                          Ripa dedica la sua descrizione della Liberalità al cardinale Salviati per ringraziarlo della sua generosità e nello stesso tempo il pittore dedica il suo affresco alla generosità del Gonzaga.

Bibliografia:

Cesare Ripa -Iconologia- Fogola

 

 

 

 

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