La Camera Dipinta

palazzo ducale 005      Ci sono personaggi e artisti che meglio di altri rappresentano con le loro opere e con la loro esistenza le caratteristiche del periodo storico in cui vivono. Andrea Mantegna e i Gonzaga sono sicuramente l’espressione più alta dello spirito e della cultura tipica dell’Umanesimo.                                I secoli più o meno bui che sono seguiti al Rinascimento, con guerre, saccheggi, furti, inquisizioni, terremoti, ecc.. poco ci hanno lasciato di quell’epoca che io considero una delle più gloriose dell’Umanità, ma quel poco è sufficiente a farci intravedere il pensiero e le eccelse qualità culturali e artistiche di coloro che hanno posto le basi per una nuova visione dell’umanità.mantegna 027             Un esempio  è la –Camera picta– che si trova all’interno del Castello di Mantova;mantegna 031      complessivamente una sintesi dei principi architettonici rielaborati da Leon Battista Alberti nel suo –De re aedificatoria– ispirato al De architectura– di Vitruvio. I dipinti della stanza sono la rappresentazione della nostalgia degli uomini rinascimentali per le antichità classiche, sono la manifestazione chiara del loro desiderio di ritrovare e ricreare un’epoca  in cui gli uomini erano al centro del loro destino, liberi dalle imposizioni teologiche e teocratiche dominanti nel Medioevo.                                                                  Andrea Mantegna  nasce nel 1431 in provincia di Padova da un semplice falegname; è poverissimo e compie il suo apprendistato nella bottega di Francesco Squarcione che aveva aperto una scuola d’arte anche per i bambini più poveri. Nonostante le continue arrabbiature e i continui litigi con il suo maestro e padre adottivo, il piccolo Andrea impara l’arte del dipingere e incomincia un’attività di ricerca volta a conoscere l’arte antica, anche sulle tracce dei famosi toscani che lavoravano nel territorio veneto dal 1300 al 1400, fra cui Giotto e Donatello. Dopo gli affreschi degli Eremitani, dei quali poco ci rimane e di cui ho già parlato, Mantegna vive quasi ininterrottamente a Mantova, protetto e venerato dai Gonzaga, che si gloriavano di avere alla loro corte un artista che riconoscevano come sommo e che avrebbe dato loro l’immortalità che cercavano.                                                         E Mantegna, infatti che aveva collaborato anche al restauro del Castello con l’architetto Fancelli, soprattutto nel porticato del cortile interno,

mantegna 144                          ci mostra ancora oggi i volti dei suoi committenti, amici e ammiratori.                                                                                                                           mantegna 035         Saliamo per le antiche scale che conservano tracce di affreschi e giungiamo nella stanza di rappresentanza del Castello chiamata -Camera picta- e , in seguito, -Camera degli sposi-

La -Camera picta- è la riproduzione in pittura della Domus aurea romana descritta da Leon Battista Alberti nel suo testo di architettura e, come le case romane, ha al centro un’apertura che mostra il cielo. E’ un ambiente cubico, non molto vasto, allargato dalla pittura verso il cielo e movimentato da un impianto architettonico dipinto. Lesene e paraste creano una finta loggia su cui si muovono e vivono da più di 500 anni i Gonzaga e la loro corte.  Lodovico, il committente, aveva compreso che l’arte non solo serve a sconfiggere la morte ma era pure l’unico modo per sottolineare l’importanza della sua dinastia, racchiusa in fondo in un piccolo territorio e continuamente minacciata da tutte le parti. la -Camera picta- era il luogo di rappresentanza del Signore e il fatto che fosse costruita e dipinta secondo l’atrium della casa romana descritta da Vitruvio, sottolineava l’accostamento dei Gonzaga agli imperatori romani .mantegna 055              Dal cielo si affacciano i putti che guardano verso il basso sia sporgendosi dalla balaustra che inserendo il capo tra gli ovali. Altri giocano con il pavone. Ci sono pure 5 donne che guardano nella stanza tra cui una nobildonna e una donna di colore, quindi una ragazza che si sta pettinando. Una tinozza che contiene agrumi sta in bilico tra il cielo e la terra. Gli aranci che si trovano dipinti un po’ dappertutto nella sala sono il simbolo della continenza per le loro proprietà astringenti.mantegna 043                L’oculo dipinto è circondato dai medaglioni che raffigurano 8 imperatori romani,mantegna 048mantegna 051             mentre nelle vele dipinte sono raffigurate scene mitologiche che si richiamano al mito di Orfeo, di Ercole e di Alcione; miti immortali che proteggono le scene di vita quotidiana che si svolgono nel castello e che assicurano loro continuità nel tempo.mantegna 056      Sulla parete ovest abbiamo l’incontro tra Lodovico e il figlio Francesco Gonzaga.mantegna 052       La luce che entra dalle finestre non era ovviamente predisposta per le macchine fotografiche; era stata studiata perché l’osservatore, al centro della stanza potesse ammirare gli affreschi con la luce naturale che entrava sì dalle finestre, ma che doveva sembrare cadesse dall’alto. La scena, ambientata in aperta campagna, ricorda l’incontro di Lodovico Gonzaga con il figlio, il cardinale Francesco. A sinistra Lodovico, vestito di una corta sopraveste militare, regge una spada tempestata di gemme. Il cardinale, di fronte, rigido e corposo, guarda nel vuoto. Nell’affresco sono presenti i figli e discendenti del marchese: il piccolo, vestito di bianco, è Sigismondo Gonzaga, futuro cardinale, l’altro bambino dietro di lui è Francesco Gonzaga, futuro marito di Isabella d’Este. Il piccolo Sigismondo tiene la mano del fratello Ludovico che diventerà vescovo di Mantova. Alla loro destra ecco immortalati pure il re Cristiano di Danimarca (di cui qui si vede solamente il naso) e l’imperatore Federico III. In mezzo a loro, con il capo ricoperto da un semplice berretto, ma con lo sguardo fisso nel vuoto come di chi vede al di là delle cose terrene, ecco un autoritratto del Mantegna che non si reputava da meno di principi e regnanti. Sullo sfondo una città che ricorda l’antica Roma. In basso a sinistra, nel punto in cui l’osservatore parte per guardare un dipinto, un cagnone bianco, uno dei tanti cani  amati dai Gonzaga, dipinto anche lui con uno sguardo intenso e compreso dell’importanza del momento.mantegna 047       Al centro della stessa parete, sopra la porta, geni alati reggono un cartiglio con la dedica in latino che cerco di tradurre: – All’illustrissimo Lodovico, marchese di Mantova, principe ottimo e di fede eccelsa, e all’illustre Barbara, sua sposa, gloria di tutte le donne, il loro Andrea Mantegna terminò la presente modesta opera in loro onore nell’anno 1474– Una dedica in cui chiaramente il pittore sottolinea la sua amicizia e uguaglianza con i marchesi ( con i quali aveva spesso discussioni accese per questioni economiche e per lavori non pagati)mantegna 061         I putti si stagliano su un paesaggio di montagna tra il cielo e la terra e sullo sfondo si vede una città fortificata  forse ricordo delle città venete dell’infanzia del pittore.mantegna 059               Lo splendido cavallo bianco, riccamente bardato, domina quasi tutta la parte sinistra della parete, mantegna 058             Vicino a lui i cani del Gonzaga, nobili e fieri come tutti i personaggi raffigurati e dietro di loro frutti e foglie che simboleggiano ricchezza e prosperità offerte dalla terra a tutti i suoi abitanti.mantegna 060       Sulla parete nord è raffigurata la corte e la famiglia di Lodovico Gonzaga che siede in alto a sinistra mentre la moglie, Barbara di Brandeburgo, è seduta di fronte a noi circondata dai suoi figli.mantegna 049        La corte è dipinta su un basamento rialzato sopra il camino. Il dipinto, che è stato realizzato con una tecnica a secco ha colori diversi dal resto della stanza dipinta ad affresco. I personaggi sono situati in uno scenario architettonico che si richiama alle dimore imperiali dell’antica Roma. Una tenda sollevata sulla sinistra crea un gioco illusionistico che fa sembrare che la luce naturale, che entra dalla finestra a destra, scenda invece dall’oculo dipinto in alto. Una ricerca della perfezione formale che non cerca il bello esteriore ma la sintesi tra la visione della realtà e la sua raffigurazione; il tutto frutto di un lavoro e di una ricerca scientifica assidua. I personaggi raffigurati non sono esteticamente perfetti. Sul volto di Lodovico appaiono i segni della stanchezza e della preoccupazione. Il volto di Barbara è rigido e teutonico, anche i suoi figli non sono particolarmente belli e estremamente realistica è la dama di corte.mantegna 064        Sulla destra, un gruppo di giovani chiede di entrare al cospetto del marchese ma viene arrestato all’ingresso.mantegna 062        Per il suo lavoro, durato 10 anni, Andrea ricevette dal Gonzaga il terreno per costruire la sua casa che noi possiamo ancora ammirare nella sua struttura essenziale anche se gli affreschi che la ricoprivano all’esterno ora non ci sono più.mantegna 012             La casa è a pianta quadrata con un cortile interno circolare e, ovviamente si richiama alla domus romana in cui gli ambienti si disponevano intorno a un cortile interno circolare.mantegna 025      Su un architrave del cortile Mantegna aveva fatto scrivere -Ad Olimpo- per riecheggiare con orgoglio l’antica bottega di Fidia sull’Olimpo, sulla quale Giove aveva impresso con il fulmine, il riconoscimento della grandezza del pittore . Questa  casa, ora sede di esposizioni artistiche contemporanee,mantegna 021           era la rappresentazione della fama, del dono divino dell’artista e del suo lavoro instancabile .

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4 risposte a La Camera Dipinta

  1. lois ha detto:

    Bellissima questa Camera Picta. Forse uno dei simboli eterni del Rinascimento, una sintesi di bellezza, rigore e perfezione. Non solo dal punto di vista artistico, la Camera del Mantegna (maestro di quel gusto Antiquario che come bene scrivi deriva dalla bottega di Squarcione) rappresenta anche un bellissimo spaccato sui gusti e sulla moda del tempo, in una di quelle che fu tra le più acute e lungimiranti corti italiane della seconda metà del XV secolo. Oggi è un documento notevole di quel tempo, ma immagini cosa dovette rappresentare ai contemporanei? E che ulteriore slancio e potenza dovette assegnare alla famiglia Gonzaga? In pratica si ritrovò autoclebrata in un manifesto non solo estetico ma politico che dovette impressionare non poco le altre corti del tempo.

    • elena ha detto:

      Grazie Lois per aver completato il mio scritto con il tuo commento. Del Rinascimento, oltre all’arte, io ammiro soprattutto il fatto che anche chi apparteneva alla classe sociale dei poveri poteva, se dotato, raggiungere fama e ricchezza. Penso non solo al Mantegna, ma anche al Palladio , al Carmagnola, ecc Quello che contava allora erano le capacità individuali, non l’appartenenza ad una famiglia. Non faccio il confronto con l’oggi, sarebbe troppo triste. Aggiungo solo che una società che si basa sulle capacità individuali si chiama -Rinascimento- mentre non ho termini per definire quella che si basa sul familismo o sulle amicizie politiche

  2. elenaedorlando ha detto:

    Fallimento va benissimo, però con la F maiuscola!

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