Arte e Santi

FI 185                 Se l’-Iconologia– di Cesare Ripa è indispensabile per comprendere le opere rinascimentali, eseguite in prevalenza per le classi colte e per i loro palazzi, la –Legenda Aurea– o –Vitae Sanctorum– di Jacopo da Varagine ci permette di cogliere il significato delle opere artistiche realizzate per le chiese e per la devozione privata delle classi sociali non al potere. Composto intorno al 1266, il testo del frate domenicano, vescovo di Genova, raccoglie le vite leggendarie dei santi con lo scopo di aiutare i predicatori a comporre sermoni atti a conquistare lo spirito dei credenti e a contrastare le numerose eresie allora diffuse in Europa. I santi sono gli alleati più forti dei predicatori e offrono esempi da imitare o almeno da venerare. Ognuno di loro ha un giorno particolare nel calendario, dove, con la loro data di nascita o di morte, uniscono il tempo divino con quello umano. Ogni martire ha un simbolo che lo contraddistingue, spesso derivato dalla mitologia egiziana o greca, come ad esempio il dragone  ucciso da san Giorgio, che deriva dalla leggenda del Minotauro sconfitto da Teseo. Per il frate domenicano però il serpentone rappresenta il peccato e la parte animalesca dell’uomo  vinta dalle virtù del santo. I miracoli, azioni compiute dai santi contro le leggi naturali, sono di origine divina e quindi avvicinano i santi a Dio e alimentano nel popolo il senso del fantastico e del soprannaturale e la speranza che intercedendo presso la divinità i santi possano aiutarci a superare i momenti difficili della vita.

Il termine santo, all’inizio del cristianesimo significava -cristiano consacrato a Dio per mezzo del battesimo- e quindi era un attributo che si poteva estendere a tutti i battezzati. In seguito la definizione passò ad indicare i martiri perseguitati per la loro fede, per i quali si sviluppò un culto particolare. Quando, raggiunto il potere politico, i cristiani divennero a loro volta feroci persecutori dei non cristiani, i santi divennero coloro che predicavano la fede, anche torturando, uccidendo i pagani e distruggendo i loro templi e le loro biblioteche (ma questa è un’altra storia raccontata in modo serio e dettagliato da K. Deschner)

Ritornando alle nostre raffigurazioni artistiche, quello che colpisce è soprattutto la crudeltà che raggiunge il sadismo in molti dei martiri  dei santi. Sembra quasi che il pittore, o probabilmente i committenti, volessero dire ai fedeli che dovevano accettare la loro misera vita ben più felice di quella del santo di cui si mostravano i terribili tormenti che stava patendo. Un’altra caratteristica ricorrente nella vita leggendaria dei santi, è che tutti appartenevano  a famiglie importanti, nobili e ricche. Clero e classi dirigenti collaborarono durante tutto il medioevo per diffondere la religione monoteista in Europa, soprattutto nei paesi germanici dove non esistono santi che non appartengano alle classi regnanti. La religione legittimava il potere politico ed economico  e la perfezione morale , quindi la santità poteva essere appannaggio solo dei nobili e dei potenti. E’ alquanto diversa la situazione in Italia dove possiamo trovare, anche se raramente, dei santi provenienti dalle classi popolari.                                                                    Ma veniamo all’analisi iconografica di alcune tavole, guarda caso, tutte provenienti dall’Accademia Carrara di Bergamo.carrara 299 Sant’Apollonia privata dei denti             carrara 300                     Sant’Apollonia accecata.                                                                                                                        Le opere esposte facevano parte di una serie di piccole tavole che forse completavano una pala d’altare con al centro l’immagine della santa. Sono opera di Giovanni d’Alemagna del 1435-40. La santa, protettrice dei dentisti e invocata dai credenti che soffrono il mal di denti è rappresentata come una giovinetta con una palma in mano, una tenaglia , oppure un dente e un rogo che arde: tutti simboli del suo martirio. Narra infatti la leggenda che durante la persecuzione di Decio ad Alessandria d’Egitto, la ragazzina aiutò i cristiani a nascondersi, catturata , i cattivi Romani  le cavarono tutti i denti con una tenaglia, quindi davanti al fuoco minacciarono di gettarvela dentro se non avesse rinnegato la sua fede. Apollonia si gettò da sola nel fuoco e vi morì.carrara 507                        Ambrogio vescovo, qui in un particolare opera del Maestro della pala sforzesca del 1495, non subì nessun martirio. Di lui si sa che è nato a Treviri dal prefetto dei pretori gallici il 7 dicembre del 340. Si narra che da piccolo uno sciame di api entrò e uscì dalla sua bocca. Divenne console dell’Emilia e della Liguria con sede a Milano, città di cui è protettore. La sua esistenza è caratterizzata dallo studio intenso delle opere teologiche  dedicate soprattutto allo studio dei martiri. E’ raffigurato talvolta con il flagello simbolo della penitenza inflitta agli eretici, con l’alveare, con il pastorale, con il libro e con una colomba.carrara 362                      Sant’Anna e san Gioacchino, i genitori di Maria sono raffigurati in una tela appartenente al ciclo realizzato per la Scuola degli Albanesi a Venezia da Vittore Carpaccio e bottega nel 1502-6. Sant’Anna si riposa dopo il parto mentre il vecchio Gioacchino guarda con occhi stupiti la consorte che ha partorito nonostante la tarda età. La scena è arricchita da dettagli simbolici come i coniglietti che rosicchiano il cavolo simbolo di verginità. Anna è spesso rappresentata come una donna non più giovane  e con Maria sulle ginocchia o tenuta per mano, con un manto verde e rosso. Gioacchino è raffigurato come un uomo vecchio e barbuto, quasi sempre insieme ad Anna: i suoi simboli sono; il cesto con due colombe, il giglio e l’anello.carrara 346               Ma eccoci davanti ad una parete ricoperta di santi, opera di Bartolomeo Vivarini e bottega del 1488. Al centro in alto abbiamo la Trinità, sotto la Madonna con il bambino e ai lati; a sinistra, san Pietro, a destra san Michele Arcangelo.carrara 344                 Il Pietro apostolo, qui dipinto, è facilmente riconoscibile per le doppie chiavi. Talvolta viene raffigurato appeso in croce a testa in giù oppure con una barca e un gallo. Esistono molti santi con il nome di Pietro, forse il più interessante è Pietro da Verona, vissuto intorno al XII secolo, di professione inquisitore per le città di Como e Milano, sembra sia stato ucciso dagli eretici con un fendente in testa. Viene rappresentato con un coltello in testa o con una ferita sul cranio e, talvolta, con un dito davanti alla bocca in atto di indicare il silenzio.carrara 345                                         A destra della nostra tavola ecco l’arcangelo Michele, angelo militante, capo dell’esercito celeste, rappresentato come l’angelo guerriero del paradiso. I suoi attributi sono la spada o la lancia, la bilancia, il globo terrestre e il drago schiacciato sotto i suoi piedi.carrara 347            Sulla stessa parete un’altra splendida tavola di Bartolomeo Vivarini del 1491 raffigurante san Giovanni Battista, san Martino e il povero e san Sebastiano.                                                                                                                                                           San Giovanni Battista, nato poco prima di Cristo, viene rappresentato in molti modi; come un filosofo con una lunga barba, mentre battezza Gesù, come un eremita in posti deserti, come ad esempio nell’opera di Simone da Santa Croce del 1506.carrara 473           Talvolta troviamo san Giovanni ancora bambino vicino alla Madonna e a Cristo come in questa tavola di Altobello Melone del 1510carrara 163                            I suoi attributi sono; l’agnello, il bastone, il vessillo con scritto -Agnus dei-                                                                                                                      Al centro della tavola di Vivarini spicca il santo che tutti riconoscono immediatamente perché è sempre rappresentato nel generoso gesto di cedere una parte del suo mantello a un mendicante infreddolito. Figlio di un importante militare romano che , in onore del dio della guerra Marte, lo aveva chiamato Martino, si convertì al cristianesimo e trascorse la sua vita nell’evangelizzare l’Europa centrale distruggendo  templi, statue romane e pagane e facendo abbattere gli alberi dei boschi sacri, come scrive il suo amico lo storico Sulpicio Severo. Un altro santo facilmente riconoscibile è san Sebastiano che nella nostra tavola si trova a destra di san Martino. Gli storici cristiani Ambrogio e Arnobio raccontano, nelle loro storie di santi, che Sebastiano nacque a Milano del III secolo, divenne amico dell’imperatore Diocleziano e si mise a convertire i pagani. L’imperatore, dopo averlo scongiurato invano di sacrificare agli dei, alla fine lo fece legare ad un palo  e trafiggere dalle frecce. Abbandonato dai carnefici perché creduto morto, venne recuperato dai cristiani che lo curarono e lo guarirono. Appena rimesso in salute si presentò a Diocleziano e proclamò la sua fede. L’imperatore lo fece flagellare fino alla morte.                                                                                 Sebastiano si trova spesso accanto a san Rocco, carrara 332             come nella Madonna con Bambino in trono di Bartolomeo Montagna del 1438 e come lui viene invocato contro la peste.                                                                                                                                                                                                       San Rocco, nato nel 1348 circa da una ricca famiglia francese, rimasto orfano dei vecchi genitori, donò tutti i suoi beni ai poveri e quindi dedicò tutta la sua vita alla cura degli appestati, andando da una città all’altra. Viene rappresentato in veste di pellegrino mentre mostra una piaga che indica o tocca con un dito come in quest’opera di Marco Oggiono del 1520 circa.carrara 558                      San Rocco è invocato contro la peste e il male alle ginocchia ed è protettore dei chirurghi, dei farmacisti e dei becchini.

carrara 471                                            Nel trittico di Francesco di Simone da Santa Croce del 1506, in centro troviamo  san Giacomo maggiore,carrara 474                   uno degli apostoli di Cristo che si diresse verso la penisola iberica per convertirla al cristianesimo. Martirizzato e ucciso per ordine di Erode Agrippa, il suo corpo fu miracolosamente trovato vicino al suo eremo, attorno al quale  si edificò poi la città a lui dedicata ossia Santiago di Compostela. Viene raffigurato come un pellegrino, talvolta con una zucca, una conchiglia e con il cappello da viandante. Lo si ritrova anche in groppa ad un cavallo come matamoros (=uccisore dei mori o degli ebrei)carrara 475                       Sant’Alessandro, a destra nel trittico, è anche lui un martire del III-IV secolo. Era il vessillifero della legione romana in Svizzera dove ricevette l’ordine da Tiberio di perseguitare i cristiani. I suoi soldati, convertiti al cristianesimo, si rifiutarono di eseguire l’ordine e così furono tutti uccisi. Alessandro, che era riuscito a salvarsi, si rifugiò a Milano dove venne scoperto e condannato alla decapitazione, impossibile però da eseguirsi perché ai soldati incaricati di tagliarli la testa si irrigidivano le braccia. Fuggì e si riparò a Bergamo dove venne definitivamente decapitato. Patrono di Bergamo e dei soldati, è raffigurato con una bandiera con i gigli e spesso vestito con un’armatura.                                                  In un polittico smembrato, opera di Antonio Marinoni e bottega del 1510-20, proveniente dal convento dei francescani di Romacolo in Valbrembana, possiamo trovare una lunga serie di santi.carrara 481        A sinistra abbiamo san Nicola e san Francesco d’Assisi. I santi con il nome di Nicola sono decisamente  numerosi; questo, qui raffigurato, è senza  alcun dubbio san Nicola di Bari, un santo celebrato per la sua generosità, per aver salvato tre fanciulle dalla miseria regalando loro tre borse d’oro, per aver salvato i naufraghi ecc.. Viene dipinto con tre borse piene d’oro, con tre bambini, con il modello di una chiesa oppure con una spada e una nave. Anche i santi a nome Francesco sono numerosi ma gli artisti raffigurano soprattutto il san Francesco d’Assisi, vestito con un saio, con la tonsura o  mentre riceve le stimmate come nella tavoletta di Bonifacio Bembo del 1460.carrara 295                   Al centro del polittico di Antonio Marinoni erano situati Ludovico da Tolosa e sant’Antonio abate.carrara 482              Ludovico da Tolosa, figlio del re di Sicilia, rinunciò al regno e seguì la regola francescana occupandosi dei malati e degli appestati. Malato di tubercolosi  morì a Roma in seguito ad un viaggio difficoltoso. Lo contraddistinguono gli abiti vescovili, la corona e gli angeli. Sant’Antonio abate, nato in Egitto, anche lui da una famiglia facoltosa, si ritirò in eremitaggio per vent’anni, subendo tentazioni demoniache a cui seppe resistere. E’ raffigurato con una lunga barba bianca, vestito di un saio , con una campanella, con un maialino di cui è protettore. Talvolta è raffigurato attorniato di belle donne che lo vogliono sedurre.carrara 483                San Bernardino da Siena e sant’Agostino.                                                             Anche san Bernardino è nato da una famiglia nobile e ricca. Divenne un abilissimo predicatore e scrisse numerose opere di teologia morale. E’ raffigurato come un fragile vecchietto con in mano il simbolo del sole da cui partono i 12 raggi ricordo degli apostoli e con un libro, quello delle sue prediche. Sant’Agostino, studioso e professore di retorica, si convertì al cristianesimo  e quindi divenne vescovo di Ippona continuando la sua attività di scrittore. Viene raffigurato in età avanzata, con la barba, il mitra, il pastorale, in cattedra o nello studio.

Vedremo altri santi nella prossima puntata.

Bibliografia:

Rosa Giorgi -I santi e i loro simboli- Mondadori                                                                         Ino Chisesi -Sancti- Dizionario iconografico. Ancora                                                                André Vauchez -Esperienze religiose nel Medioevo- Viella 2003

 

 

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4 risposte a Arte e Santi

  1. Bastet ha detto:

    Scusami, mi ci è voluto un po’ per leggere, ma sopratutto assorbire un po’, quest’opera sui santi.

    Debbo dire, non è che i santi mi ispirano molto ma è affascinante conoscere la storia (o presunta tale) dietro questi personaggi. Sono stata colpita, forse stranamente, da Sant’Apollonia, le cavano i denti e gli occhi poi non sufficienti vogliono bruciarla sul rogo perché nascondeva i cristiani. Di che cos’è santa patrona, naturalmente dei dentisti .. mi domandavo perché non anche dei oculisti, siccome l’hanno covato anche gli occhi. Poi mi sono risposta .. non c’erano mica dei oculisti fino a molto più tardi.

    Comunque è interessate vedere gli strumenti usati per guidare il popolo nel passato …

    • elena ha detto:

      Grazie Bastet per il tuo gentilissimo commento e, soprattutto, grazie per aver letto il post, che, riconosco, non è quanto di più divertente si possa leggere. Scrivo dei santi perché credo siano una base fondamentale della nostra cultura (almeno quella europea) e quindi sia indispensabile conoscerli e capire che cosa c’è dietro la loro immagine ufficiale, ma di questo me ne occuperò nel prossimo noiosissimo post

      • Bastet ha detto:

        Conosco le presupposte dietro la tua scelta di soggetto, ed ho sentito esporre quest’idea più volte e da più parti, incluso da un gruppo di psicoanalisti negli anni ’80. Naturalmente, io che sono nata in una famiglia e cultura catoprotestantatea … o in una parola americana, ora come allora non mi dice molto ne i santi ne cosa rappresentavano, al di fuori da credere che utilizzare questi miti erano un buon mezzo per aggiogare tutti sotto il potere della chiesa (dai re ai servi della gleba) con un misto di paura ed edificazione.

        Mi domandavo ad un certo momento, se mai la presente egemonia tecnico-capitalista di fede materialista non abbia piuttosto dei metodi simili ai miti dei santi per invogliarci tutti ad essere fedeli credenti nel sistema 😉

        L’uso del “panem et circenses” provveda tutt’ora la distrazione delle masse dai problemi essenziali (quando può e dove non può c’è chaos), credo che non ci siano dubbi, sono una parte importante del controllo di una società già nell’antichità. Se la prossima puntata ci porterà alla comprensione di che cosa c’è dietro l’uso degli immagini ufficiali dei santi, con qualche attinenza al nostro presente società, sarò contenta sicuramente di leggere il proseguimento di questo post.

        Spero che il mio italiano un po’ sgangherato sia stata comprensibile. Infondo sto dicendo che a me la conoscenza se applicata al quotidiano è più interessante alla conoscenza “tanto per”.

  2. elena ha detto:

    Grazie Bastet per il tuo importante approfondimento. Il mio post si voleva limitare all’analisi iconografica dei santi nelle opere d’arte, ma mi rendo conto che l’argomento richiede un’analisi molto più approfondita che non so se sono in grado di svolgere. Il -panem et circenses- di cui giustamente parli è una prerogativa dell’antica Roma per tenere buona la plebe e a questo punto sorge il problema del paragone con i cristiani i quali avevano una mentalità completamente diversa da quella dei pagani. Alcuni hanno sostenuto che i santi derivano dagli dei pagani, forse è così, ma il loro significato più profondo è completamente diverso e si basa su una visione del mondo agli antipodi. I politeisti vedono gli dei in ogni manifestazione della natura, i monoteisti vedono un solo dio a cui tutto è sottoposto e questo crea una visione e di conseguenza un modo di vivere completamente diverso. Non so nemmeno quale sia il significato dei santi nella nostra società attuale anche perché ogni società è composta da classi, mentalità e modi di vivere diversi. Come esempio mi vengono in mente i Gonzaga, molti dei quali divennero arcivescovi e anche santi, ma le opere d’arte che conservavano all’interno del loro palazzo erano soprattutto raffigurazioni non religiose, statue degli dei dell’antica Roma, ecc.. Le immagini religiose venivano riservate alle chiese e ai conventi e alle facciate delle case. Su come siano venerate le immagini religiose oggi non so veramente quasi nulla: le chiese nelle città italiane sono quasi sempre deserte o visitate da gente come me che vuole vedere opere d’arte, le opere d’arte nelle chiese dei paesi sono spesso inguardabili e quindi io le evito accuratamente. Cercherò comunque di non deluderti nel prossimo post per non correre il rischio di perdere una lettrice come te.

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