La Cena e l’Infinito

Il 17 febbraio del 1600, con un ferro che gli chiudeva la bocca perché non potesse parlare, dopo otto anni di prigionia, passate in catene e davanti all’Inquisizione, Giordano Bruno veniva bruciato vivo a Roma in Campo dei Fiori. Con lui sono saliti sul rogo la libertà di pensiero, l’intelligenza, il desiderio di conoscere. Sono rimasti vivi e vegeti; la paura, l’ignoranza, la superstizione, il disprezzo dell’intelligenza e della ragione. Sono passati 416 anni e la Chiesa Cattolica non ha ancora trovato il tempo di chiedere scusa per l’assassinio di Bruno e degli altri pensatori torturati e uccisi in modo atroce semplicemente perché pretendevano di usare la loro intelligenza per capire la realtà.                                                                                                                 La libertà di pensiero terrorizzava coloro che mantenevano il potere religioso-economico-politico diffondendo la paura con immagini di santi torturati, frutto di una morbosa fantasia, con visioni di inferni danteschi e , soprattutto, con lo sterminio fisico di chi a queste paure non voleva cedere.  Nel 1931 il papa Pio  XI  proclama santo  Roberto Bellarmino il cardinale che aveva inquisito e fatto condannare Bruno e Galilei dimostrando in questo modo che sono cambiati i tempi e le società ma non la chiesa cattolica.                                                                                                                                                                        Bruno è ancora vivo nella mente di chi crede nella libertà di pensiero, nella capacità dell’essere umano di cogliere almeno una parte della realtà e di capire il mondo che sta attorno a noi. Purtroppo il potere che lo ha ucciso è riuscito a gettare un’ombra anche sulle sue idee e molto di quello che ha scritto è caduto nell’oblio o è stato frainteso e offuscato da ridicole accuse di esoterismo e occultismo. Spesso i criminali e gli assassini riescono a gettare un’ombra sulle vittime e il popolo in genere pensa che la vittima in un certo senso se lo sia cercato il supplizio o la condanna a morte. Giordano Bruno inoltre non era dotato del dono della diplomazia, credeva nella libertà di espressione e scriveva e diceva quello che pensava in qualsiasi parte d’Europa si trovasse.            Nato a Nola nel 1548, entra a 14 anni nel convento domenicano di Napoli per potersi dedicare agli studi filosofici e dopo alcuni anni, scomunicato per le sue idee, incomincia a viaggiare da una città all’altra per sfuggire all’inquisizione. Giunge in Inghilterra ospite dell’ambasciatore francese Michel de Castelnau dove riuscirà a scrivere 6 delle sue opere  più importanti dal punto di vista filosofico, nelle quali, senza mezzi termini, maltratta gli aristotelici-tomisti, ossia il potente gruppo filosofico sostenuto dalla chiesa cattolica che continuava a predicare che la terra era al centro dell’universo.20151227_141612                       Giordano Bruno pubblica a Londra, nel 1584;-La cena delle ceneri- -L’infinito universo e mondi- De la causa principio et uno–  tre opere in forma dialogica, un richiamo agli scritti di Platone. In tutte e 3 gli scritti, come pure negli altri che non ho citato, Bruno sostiene che l’universo è infinito nello spazio e nel tempo che lo spazio è popolato da un’infinità di stelle e di pianeti con infiniti soli, attorno ai quali ruotano i pianeti, come aveva detto Copernico. A differenza di Copernico, però, Bruno vede infiniti mondi e un universo infinito nel tempo. Ne consegue che l’universo non è mai stato creato e non avrà mai fine. Ma non resta sempre uguale a se stesso, muta continuamente perché gli atomi, i composti minimi, si muovono in continuazione dando origine a forme e vite diverse in un continuo interagire tra loro. L’universo è inoltre  uguale in ogni sua parte, composto dalle stesse sostanze sia sulla terra che in lontani sistemi solari. E’ uguale in ogni direzione e in ogni tempo, ma non è sempre uguale a se stesso, cambia in continuazione, si evolve in un moto incessante, caotico e senza ritorno. Le sfere celesti ruotano per inerzia in relazione una con l’altra. Niente è al centro dell’universo perché non può esistere un centro nell’infinito e non c’è differenza tra la materia celeste e quella terrestre. Una visione della realtà che corrisponde perfettamente alle scoperte della fisica e dell’astronomia contemporanee,                                                                                                                                   Componenti di questo universo infinito prodotto da dio, sono l’anima mundi, ossia l’intelletto universale e la materia prima, il sostrato dell’anima del mondo e di tutte le forme perché – tutto nell’universo viene dalla materia e si evolve nella materia, costituita da atomi. L’uomo non ha alcuna caratteristica superiore agli altri esseri viventi e non; è costituito dagli stessi atomi di cui è costituita tutta la realtà. Non è nemmeno il solo a possedere un’anima, tutti gli animali ne hanno una, anche le mosche. Anche gli animali hanno un intelletto. E come loro, l’uomo è un accidente unico e irripetibile come ogni essere vivente.P1020976                 Ne –La cena delle ceneri– Bruno difende la teoria di Copernico contro i tomisti che accusa di essere incapaci di qualsiasi ragionamento logico. Teofilo rappresenta lo stesso Bruno e discute con altri studiosi, fra cui un aristotelico, della relatività con cui noi osserviamo i corpi che si muovono, teoria che sarà ampiamente ripresa da Galileo che però non cita mai il Nolano nei suoi lavori. Parla quindi dell’universo infinito e di una causa infinita che fa essere ogni cosa e in cui tutto è compreso.   “….cotal moto (dei corpi celesti) procede  da principio interno necessariamente come da propria natura, et anima con la quale verità si destruggono molti sogni , tanto circa il moto attivo della luna sopra l’acqui, et altre sorte d’umiori: quanto circa l’altre cose naturali, che par che conoscano il principio del loro moto da efficiente esteriore…et dimostra ogni moto accostarsi al circolare, o circa il proprio centro, o circa qualch’altro mezzo… fa vedere quanto sia necessario che questa terra et altri simili corpi si muovano non con una, ma con più differenze di moti.” pag. 10.                                  “Et abbiamo dottrina di non cercar la divinità rimossa da noi; se l’abbiamo appresso, anzi di dentro più che noi medesimi siamo dentro di noi. Non meno che gli altri coltori de gli altri mondi non la denno cercare appresso di noi, l’avendo appresso e dentro di sé” pag. 21.

Bruno è spesso anche moralista e psicologo e osserva anche la natura umana e il suo modo di porsi e di cogliere la realtà che l’abitudine, dice, ci impedisce di analizzare e di comprendere.  “ Non sai quanta forza abbia la consuetudine di credere et esser nodrito da fanciullezza in certe persuasioni, ad impedirne da l’intelligenza de cose manifestissime” pa. 30                                                                                                                                                      Ed al suo interlocutore che dice: “Però  comunemente si va appresso al giudizio comune, a fin che se si fa errore, quello non sarà senza gran favore e compagnia” Teofilo risponde facendo capire che il riflettere e il ragionare è un aspetto essenziale dell’essere umano: ” Pensiero indegnissimo d’un uomo. Per questo gli uomini savi e divini sono assai pochi, et la volontà di dei è questa, atteso che non è stimato, né prezioso quel tanto che è comune et generale” pag.30                                                                                                                                                           E ai tomisti che gli obbiettano che il volume e la distanza dagli astri da noi si devono dedurre da quello che riusciamo a vedere, risponde che solamente con il ragionamento e la matematica possiamo cogliere la loro dimensione. “ Vorrei sapere come da la grandezza dei corpi luminosi, si può inferi la raggione di propinquità, et lontananza di quelli? Et per il contrario: come da la distanza et propinquità di corpi simili, si può inferire qualche proporzionale varietà di grandezza? Vorrei sapere   qual principio di prospettiva o di optica, noi da ogni varietà di diametro possiamo definitivamente conchiudere la giusta distanza, o la maggiore e minor differenza?…. Da l’apparenza de la quantità del corpo luminoso , non possiamo inferire la verità della sua grandezza né la sua distanza” pag. 58           E le stelle “…non denno esser chiamate fisse per che veramente serbino li medesima equidistanza da noi e tra loro; ma per che il loro moto non è sensibile a noi.” pag. 104                       Bruno ricorda le teorie degli antichi filosofi greci di cui ci restano pochissimi frammenti (stracci) “ Or questa distinzione di corpi ne la eterea regione l’ha conosciuta Eraclito, Democrito, Pitagora, Parmenide, Melisso, come ne fan manifesto que’stracci che n’abbiamo, onde si vede , che conobbero uno spacio infinito, regione infinita, selva infinita, capacità infinita di mondi innumerabili simili a questo …(e il moto degli astri)… sii naturale da principio interno, et proprio appulso, senza resistenza ” pag. 104

A questo punto credo sia indispensabile citare gli studi di F.A. Yates del Warburg Institute di Londra che nel suo -Giordano Bruno e la tradizione ermetica- vedeva un forte legame tra le idee del Nolano e la filosofia egiziana , sopratutto con le idee racchiuse nel Corpus Hermeticum, attribuito a Ermete Trismegisto (di cui ho già parlato)                                                        Le idee di Bruno si possono accostare anche ai principi di tutta la filosofia orientale, dal Taoismo, al Buddismo, all’Induismo, ecc… che vedono un mondo in continua evoluzione, infinito, in cui l’essere umano  non è che una minuscola espressione. E in cui spazio e universo sono la medesima cosa e l’universo è composto di materia ed è la materia a definire lo spazio, ma, come dice Bruno: “ non è la materia che genera il pensiero; è il pensiero che genera la materia” Giordano non conosceva la filosofia orientale quindi si può giungere alla conclusione che l’idea dell’infinito e dell’universo come un tutto unico è la logica conclusione di chi guarda il mondo senza schemi mentali e , soprattutto, senza la paranoica credenza di essere al centro dell’universo, tipica del pensiero religioso monoteistico.20151207_151411                             De l’infinito universo e mondi, dedicato all’ambasciatore di Francia in Inghilterra, dimostra con serrati dialoghi e varie argomentazioni logiche che l’universo è infinito. Non si deve dimenticare che era ritenuto un fatto indiscutibile e un dogma di fede che la terra fosse al centro dell’universo, considerato finito e che attorno a lei ruotassero  le stelle fisse, il sole e la luna. Il sistema aristotelico-tolemaico vedeva la terra al centro di una sfera con i pianeti incastonati nei cieli considerati solidi. L’ultima sfera, quella delle stelle fisse, costituita il limite oltre al quale esisteva solo dio, il creatore di tutte le sfere e soprattutto dell’uomo, la creatura prediletta da dio e alla quale tutto era sottoposto. Sostenere che l’universo fosse infinito cancellava la centralità dell’uomo dall’universo scardinando tutto il sistema religioso cristiano. Chi affermava che la terra non era al centro dell’universo come aveva fatto Copernico, che per salvarsi dall’inquisizione aveva affermato che la sua era solo una teoria matematica, era considerato un eretico e come tale veniva trattato. Giordano Bruno compie un passo avanti rispetto a Copernico e sostiene che il mondo è infinito e che ogni altro pianeta, luna o stella , si muove di moto proprio. Spazio e universo sono la stessa cosa e l’universo è composto di materia e la materia definisce lo spazio. Le stelle si muovono senza termine nell’universo infinito. Tutto è relativo al punto di osservazione, il quale è l’unico centro dell’universo e se noi fossimo su un altro sistema solare, su un altro pianeta, ci sentiremmo sempre al centro dell’universo. Non c’è nessun dio che faccia muovere i corpi, essi si muovono di moto proprio e possono esistere  abitanti di altri pianeti  “simili a noi, se non megliori” L’infinito è dentro e fuori di noi, e dentro gli abitanti degli altri mondi, dentro le pietre, le piante, gli animali. Il Nolano si rende conto di andare contro la dottrina cristiana, negando tutti i principi su cui si basa e quindi sostiene che la religione si deve occupare di morale, non di fisica o di astronomia e le sacre scritture si devono leggere come metafore che guidano la vita umana. “Questa è quella filosofia che apre i sensi, contenta il spirito, magnifica l’intelletto e riduce l’uomo alla vera beatitudine che può avere come uomo…perché lo libera dalla sollecita cura di piaceri e cieco sentimento di dolori, lo fa godere dell’esser presente, e non più temere che sperare nel futuro…ma mentre consideriamo più profondamente l’essere e sustanza di quello in cui siamo immutabili, troveremo non esser morte, non solo per noi, ma né per veruna sustanza; mentre nulla sustanzialmente si sminuisce , ma tutto, per infinito spacio discorrendo, cangia il volto. Di sorte che non è vana questa potenza d’intelletto, che sempre vuole e puote aggiungere spacio a spacio, mole a mole, unitade a unitade, numero a numero , per quella scienza che ne discioglie da le catene di un angustissimo  imperio” pag.35                                                     “Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il seno, il continente universale, l’eterea regione per la quale il tutto discorre e si muove. Ivi innumerevoli stelle, astri, globi, soli e terre sensibilmente si veggono, ed infiniti raggionevolmente si argumentano. L’universo immenso ed infinito è il composto che resulta da tale spacio e tanti compresi corpi”. pag. 35       ” E s’aprirà la porta de l’intelligenza de gli principi veri di cose naturali ed a gran passi potremo discorrere per il camino de la verità. La quale ascosa sotto il velame di tante sordide e bestiali immaginazioni, sino al presente è stata occultata per l’ingiuria del tempo e vicissitudine de le cose dopo che al giorno de gli antichi sapienti successe la caliginosa notte di temerari sofisti.” pag. 36P1030017               Nel testo -De la causa principio et uno- rispondendo alle critiche degli aristotelici dell’Università di Oxford, dove aveva tenuto una lezione e era stato accusato di aver offeso tutti, parla delle cause universali e dei principi che reggono l’infinito  e dà una precisa definizione  dell’universo; “E’ dunque l’universo, uno, infinito, immobile. Uno dico, è la possibilità assoluta, un l’atto, una la forma o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo; il quale non deve posser esser compreso, e però infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato, e per conseguenza immobile. Questo non si muove localmente, perché non ha cosa fuori di sé ove si trasporte: non si genera perché non è altro essere, non è materia…non è forma. Non è misurabile né misura….è l’uno in tutto e per cui tutto è uno. Il quale, essendo tutte le cose e comprendendo tutto l’essere in sé viene a far che ogni cosa sia in ogni cosa ( (Il mutamento e le varietà delle forme) sono un altro modo di essere dell’universo…Questo lo ha possuto intendere Pitagora, che non teme la morte, ma aspetta la mutazione…Questo lo ha inteso Salomone che dice ” non essere cosa nova sotto il sole, ma quel che è fu già prima” pagg. 61-62  e dell’Anima del Mondo Bruno dice: “L’anima dunque del mondo è il principio formale costitutivo de l’universo e di ciò che di quello si contiene. La prima facoltà dell’anima è l’intelletto universale “il principio formale costitutivo de l’universo e di ciò che in quello si contiene, Dio che, se la vita si trova in tutte le cose, l’anima viene ad essere la forma di tutte le cose” “L’intelletto universale è l’intima , più reale e propria facultà e parte potenziale del l’anima del mondo. Questo è uno medesmo che empie il tutto, illumina l’universo e indirizza la natura a produrre le sue specie come si conviene” pag 27                                                                                                                                                                                    La materia è per Bruno qualche cosa di vivo, anzi si identifica con la vita stessa, contiene in sé tutte le forme e dimensioni, quindi non ne ha nessuna. La materia universale  non è che energia, energia infinita. E’ dotata di intelletto e in grado di trasformarsi continuamente. “Questo vuole il Nolano, che un intelletto che dà l’essere a ogni cosa, chiamato da’ pitagorici e il Timeo datore delle forme; una materia della quale viene fatta e formata ogni cosa:” pag 43

Giordano Bruno ha scritto moltissimo e molti dei suoi testi si trovano gratuitamente in internet, per cui vorrei suggerire ai miei lettori di leggere almeno uno di questi scritti, in omaggio a chi , per le sue idee e per rendere il mondo migliore, ha vissuto errando di città in città ed è morto fra dolori atroci.

Termino con un cenno a –Lo spaccio della bestia trionfante– un’opera allegorica, pure pubblicata a Londra nel 1584. Ivi Giove vuole rinnovare la volta celeste dove dominano i vizi per sostituirvi le virtù. Fra le virtù spicca l’operosità che ci permette di costruire la civiltà. Le mani sono l’unica parte del corpo che ci distingue dagli animali. Siamo , loro e noi, fatti della stessa materia. Se un serpente un giorno ricevesse una testa come la nostra, delle gambe e delle braccia, si comporterebbe come noi, al contrario, se a noi togliessero le gambe e le braccia, noi ci comporteremmo come i serpenti. Ma se noi non utilizziamo le nostre mani e restiamo oziosi, restiamo a livello ferino. Tutto, nel mondo umano, avviene attraverso l’uso delle mani che ci permettono di trasformare il mondo e di scoprire cose nuove. Scoperta che non finisce mai e che dura eternamente come è eterno il mondo infinito in cui siamo immersi.

Verso la fine dell’opera Bruno mostra apertamente la sua ammirazione per gli antichi Egizi e il rimpianto per la loro perduta civiltà e saggezza citando il Corpus Hermeticum : “Disse Iside a Momo, che gli stupidi e insensati idolatri non avevano raggione di ridersi del magico e divino culto degli Egizi; i quali in tutte le cose e in tutti gli effetti, secondo le proprie raggioni di ciascuno, contemplavano la divinità; e sapeano per mezzo delle specie che sono nel grembo della natura, ricevere que’ benefici che desideravano da quella…Da qui puoi inferire, come la sapienza de gli Egizi, la quale è persa, adorava i crocodilli, le lacerte, i serpenti, le cipolle, non solamente la terra, la luna, il sole ed altri astri del cielo”   Quindi Trisgemisto ragionando con Asclepio “non sai o Asclepio come l’Egitto sia la immagine del cielo….A dir il vero la nostra terra è tempio del mondo…Ma oimé tempo verrà che apparirà l’Egitto in vano essere stato religioso cultore della divinitade..,.perché vi succederà gente straniera e barbara….O Egitto, Egitto, delle religioni tue solamente rimarranno le favole…” pag 77Egamo 337

Bibliografia.

-La cena delle ceneri-  Einaudi                                                                                                                                         F.A. Yates -Giordano Bruno e la tradizione ermetica- Einaudi                                                             -De l’infinito universo e mondi- www. liberliber.it                                                                                -De la causa principio et uno- www liberliber. it                                                                                     – Lo spaccio de la bestia trionfante- www liber liber.it

 

 

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3 risposte a La Cena e l’Infinito

  1. Bastet ha detto:

    Stupendo .. non conoscevo Giordano Bruno salvo come nome di uno bruciato sul rogo perché considerato eretico. Quest’opera tua invoglia di ricercare i scritti e la storia di quest uomo straordinario. Mi piace come hai sinteticamente tirato le somme dei ultimi scritti suoi santi cattolici nel tuo testo .. arguto!

    • elena ha detto:

      Grazie Bastet per il tuo gentilissimo commento! Visto che sei un’eccellente poetessa ti dedico, come ringraziamento, una frase di Bruno sulla poesia che si trova ne – Gli eroici furori- ” La poesia non nasce da regole, ma le regole derivano da le poesie-

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