L’arte della memoria

vicenza 124       Le nove Muse erano figlie di Giove e di Mnemosine, la quale aveva come madre Gea, la Terra, e come padre Urano, il Cielo.                                                                                                               Mnemosine, la dea della memoria, è alla base di ogni conoscenza e di ogni attività umana e animale. Senza la memoria non possiamo costruire le nostre esperienze e la nostra esistenza quotidiana, come ben sanno coloro che assistono i malati che l’hanno perduta. Se la memoria è fondamentale per noi oggi, che disponiamo di oggetti che ci aiutano in tutti i modi a ricordare, possiamo immaginare la sua importanza nei secoli in cui questi ausili non c’erano. Il ricordare era fondamentale per tutti, per il popolo e per i regnanti e quindi , in tutti i secoli, nacquero sistemi complessi che si basavano sulle associazioni di idee, descritti e illustrati in  modo eccellente in manuali di solito riservati ai regnanti. Spesso disegni e testi venivano compilati nei monasteri, e, alle immagini e ai luoghi rappresentati nei manoscritti si associavano le idee e i principi che si dovevano ricordare. L’opera più celebre in proposito è sicuramente l’ -Ars generalis– di Raimond Lullo, filosofo e studioso catalano del XIII secolo che costruisce, con disegni, lettere dell’alfabeto ebraico, mussulmano e cristiano e con varie immagini, un’arte combinatoria che faciliti il ricordo.                                                                                                                                    F.A.Yates ricorda nel suo –Arte della memoria- il teatro della memoria di Giulio Camillo (1480-1544) costruito in legno e nel quale potevano entrare due persone, che, attraverso le immagini ivi scolpite, potevano richiamare alla mente tutto lo scibile umano e ricordare testi e scritti che altrimenti si sarebbero dimenticati. Nel teatro Olimpico di Vicenza, progettato dal Palladio, non c’è solamente l’insegnamento tratto dal –De architectura– di Vitruvio, esiste probabilmente anche il ricordo del teatro di Camillo.vicenza 379                       La memoria e l’arte del ricordare sono al centro della vita e della morte di Giordano Bruno. L’accusa di stregoneria, che con orrore ho trovato su alcuni siti internet, che in qualche modo giustificano il suo assassinio, deriva dall’incomprensione e dalla mancanza di conoscenza di questo tema fondamentale che ha governato tutta l’esistenza del Nolano.        Bruno visse brevi periodi presso le corti dei regnanti più famosi d’Europa, non perché  fosse un mago o qualche cosa di simile, ma perché i re erano interessati ai suoi studi sulla memoria, strumento indispensabile per chi vuole governare.                                                                L’accusa di magia che spesso si rivolgeva ai propri nemici per toglierli di mezzo, è assai infelice e disonesta nei confronti di Bruno. Il magico, oggi , che la scienza domina ogni nostro campo dello scibile, è chiaramente circoscritto e facilmente identificabile: ai tempi di Bruno e fino alla nascita della scienza moderna, il magico non era distinguibile  dall’indagine scientifica che era proibita e condannata con il rogo dalla politica religiosa dominante. Gli antenati dei nostri chimici, fisici, scienziati si rifugiavano nelle formule magiche dell’alchimia per cercare di scoprire la realtà e soprattutto per evitare il rogo. Sezionare un cadavere per studiare il corpo umano, voleva dire farsi condannare a morte, come ben sapeva Leonardo che studiava il corpo umano di notte e di nascosto.                            La scienza approvata dalla chiesa e dal potere politico sosteneva l’esistenza delle streghe e le bruciava sul rogo a migliaia. A tale proposito è utile ricordare Cornelio Agrippa, considerato un mago e come tale condannato, il quale a Metz, prende le difese di una povera donna condannata al rogo come strega, dicendo che era solo una poveretta accusata dai vicini. La scienza ufficiale  quindi era solamente superstizione e paura, imposizione di teorie assurde, dettate dall’ignoranza, dalla presunzione e dalla sete di dominio di pochi potenti, mentre la cosiddetta magia di Cornelio Agrippa, di Giordano Bruno e di tanti altri è la ricerca della realtà dell’universo e il tentativo coraggioso di scoprire la verità e di creare un mondo umano più accettabile.firenze 452                         Gli scritti di Giordano Bruno riguardanti la memoria sono veramente numerosi. Bruno, fuggendo da un Paese all’altro, trovava il tempo di scrivere un numero enorme di testi. Ne cito solo alcuni, che assieme agli altri si possono tutti trovare ne:                                                 LA BIBLIOTECHA BRUNIANA ELECTRONICA    THE COMPLETE WORKS OF                           GIORDANO BRUNO, messi a disposizione del Warburg Institute:                           – De umbris idearum–  –Ars memoriae- -Cantus circaeus- pubblicati a Parigi nel 1583                  e gli –Ars reminiscendi- che contiene  –Triginta sigilli– e il –Sigillus sigillorum– pubblicati a Londra nello stesso anno.                                                                                                          In tutti troviamo una discussione serrata sull’importanza fondamentale della memoria considerata come base del conoscere e  degli studi filosofici di Bruno il quale infatti afferma davanti all’inquisizione veneziana: “ Il re Enrico III mi fece chiamare un giorno e mi chiese se la memoria che io possedevo  e le tecniche che io insegnavo fossero una memoria naturale o attinente con le arti magiche. Io gli provai che non era stata ottenuta con arti magiche ma con la scienza. Dopo io stampai un libro intitolato -De umbris idearum che ho dedicato a sua maestà” Ed, ancora, sempre dai documenti dell’inquisizione : “Quando ero a Francoforte, l’anno scorso, ho ricevuto due lettere dal signor Giovanni Mocenigo, un gentiluomo veneziano che desiderava, così aveva scritto, che io gli insegnassi l’arte della memoria, promettendo di trattarmi bene” (Mocenigo lo consegnerà all’inquisizione, ma questo è un altro problema)    I due documenti dimostrano quindi, ove ce ne fosse bisogno, che Bruno era ospite di personaggi importanti perché in possesso di un metodo, da lui rielaborato,  che si basava sull’antica arte della memoria dei domenicani e di molti altri studiosi che permetteva di ricordare tramite le immagini e le associazioni.firenze 512                                   Per ricordare, l’immaginazione e l’arte sono fondamentali per il Nolano. Noi facciamo parte dell’infinito universo; infinito nel tempo e nello spazio e siamo composti della stessa materia delle stelle. L’intelletto universale, ossia l’anima del mondo, partecipa di noi come di tutte le cose. Il problema di Bruno per quanto riguarda la memoria, consiste quindi nel collegare la nostra mente alla mente universale, organizzando i principi della memoria con i  principi astrali. La mente umana è divina e fa parte dell’organizzazione divina dell’universo. E la memoria è quindi il percorso che organizza le immagini del cosmo che si trovano dentro di noi. Nel –De Umbris idearum- dedicato a Enrico III, il Nolano afferma chiaramente  che la memoria è un modo per comprendere la realtà. L’universo infinito connette tutte le cose le une con le altre attraverso le idee, principi eterni e immutabili. Rispecchiando in sé la struttura dell’universo, la mente può raggiungere la conoscenza, ossia le idee e il nesso che connette una cosa con l’altra. Il metodo conoscitivo è la memoria, il cui compito consiste nell’evitare la confusione generata dalla molteplicità delle immagini e di connettere le immagini alle cose con i  concetti che rappresentano tutto il reale.                                                                                                                       Bruno cerca di creare un sistema mnemonico che coincida con il sistema astrologico  e con la combinazione dei pianeti con lo zodiaco. Per fare questo dichiara che è indispensabile servirsi delle immagini che devono essere perfette, perché solo immagini eccellenti possiedono un potere sull’anima. Pittura e poesia hanno lo stesso potere sull’anima ma, mentre il pittore ha un potere immaginativo, il poeta è dotato di un potere cognitivo. Entrambi sono filosofi, perché entrambi cercano di cogliere la realtà. Non c’è filosofo che non dipinga o non componga poesie; infatti il comprendere vuol dire speculare con le immagini e la comprensione o è fantasia o non esiste.                                                                          Il pensiero non è una facoltà astratta racchiusa in un intelletto; è la mente divina presente universalmente nel mondo della natura e per conoscerla noi dobbiamo solamente riflettere sulle immagini che ci offre il mondo; immagini vive, vitali che riflettono la vita e le sue manifestazioni.IMG-20151107-WA0000                   Le immagini si ricordano se sono caricate di affetto e particolarmente di amore, perché solo così possono penetrare dentro di noi e restarvi impresse. Ne gli –Eroici furori– l’amore aveva il potere di “aprire le porte di diamante nero della psiche” Naturalmente non si parla di amore carnale, ma di aspirazione irresistibile verso la conoscenza dell’universo e dei suoi principi.

L’arte della memoria non è un’arte magica per Bruno, ma una scienza. Nel –De magia– il mago è il depositario della conoscenza e la magia di Bruno serve per incrementare il sapere che è presente nell’entità unica che è lo spirito divino o l’entità del mondo; principio  universale che dà vita e movimento a ogni cosa. Ogni cosa è connessa da vincoli e la magia non è altro che lo studio dei legami che uniscono le cose.firenze 429                   Il rogo della sua persona e dei suoi libri il 17 febbraio del 1600 a Roma , che pone fine al Rinascimento, è unito indissolubilmente al rogo dei 700.000 testi della Biblioteca di Alessandria, voluto dai cristiani nel 391, che pone fine al sapere scientifico e agli studi degli Egizi.

 

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