E ora l’Apocalisse

P1030050                               Si narra che, in esilio a Patmos, san Giovanni  abbia scritto l’apocalisse  (=rivelazione in greco) allo scopo di svelare il futuro e mostrare il significato del presente. I cristiani a cui si rivolge l’evangelista appartengono alle 7 chiese dell’Asia Minore che in quel tempo erano perseguitate dall’imperatore Domiziano. Il testo, che spesso ricorda il libro dei Profeti della Bibbia, ha lo scopo di invitare i fedeli a resistere alle avversità perché poi per loro sarebbe venuto un tempo migliore. I misteri svelati riguardano la fine del mondo e l’aldilà e dio li rivela al profeta che ha il compito di interpretarne i simboli. Come in tutti gli incubi, le visioni sono popolate da mostri, creature strane, avvenimenti inconcepibili nella realtà. Ognuna di queste manifestazioni ha un carattere simbolico ben preciso e è compito del visionario, scelto da dio, di rivelarne il significato. Anche i numeri hanno una grande importanza: il 7, ad esempio, è considerato il numero perfetto, il 12 è il numero completo riguardante le persone (i 12 apostoli) il 6 è il numero dell’uomo.

Quando penso all’apocalisse mi vengono in mente i cavalieri che avanzano spietati su un mare di corpi umani, raffigurati da Albrecht Duerer nel suo testo del 1511, oppure il grandioso e terrificante film Apocalypse Now di Coppola. Ho scoperto invece che per milioni di persone l’apocalisse è un elemento ben presente nella vita di tutti i giorni. Nel suo testo – American Apocalypse of Modern Evangelicalism– M.A. Sutton afferma che circa il 79% degli evangelici americani negli USA crede che il mondo stia per finire, che i buoni saranno rapiti in cielo e che Cristo verrà sulla terra una seconda volta.                                                           In attesa che si compia la profezia in cui sperano tanti abitanti del Paese che si considera il più evoluto del pianeta noi andremo ad ammirare il testo di Durer, da lui pubblicato per la prima volta nel 1498 e quindi nel 1511, firmandosi sia come artista che come editore.

L’opera è composta da 14 xilografie in grande formato , quasi tutte di 500*325 mm, che condensano nelle immagini il contenuto di tutta l’apocalisse di Giovanni. Immagini che non vengono disturbate dal testo il quale è scritto sul retro, nella prima edizione, in lingua tedesca, nella seconda in latino. Per le sue raffigurazioni  il pittore attinge alle Bibbie tedesche dei secoli precedenti, mentre è evidente l’influsso del Mantegna nelle raffigurazioni dei personaggi. Ma, il suo linguaggio inconfondibile, il fatto che riesca a rendere con pittorica naturalezza il fantastico e misterioso dei sogni e la completezza dell’opera, rendono il testo fondamentale per la nostra cultura artistica.                                                           Nella maggior parte delle opere il disegno è dominato da un’asse verticale lungo la quale sono allineati i piani spaziali collocati lungo le diagonali per creare un perfetto equilibrio compositivo.                                                                                                                                Nel Frontespizio il titolo:  Apocalipsis cum figurisP1030072                                            è arricchito dal disegno della madonna con il bambino in braccio che si rivolge a san Giovanni che sta scrivendo, con vicino l’aquila, suo simbolo.

La I tavola rappresenta il martirio del santo.P1030283                             In basso a destra, in un pentolone, con aria sofferente e mite, il santo riceve sulla testa l’olio bollente che dovrebbe ucciderlo. Di fronte a lui, seduto sul trono, imponente e minaccioso, ma nello stesso tempo perplesso perché il santo non muore e l’olio non lo scotta, sta l’imperatore Domiziano. Il muro divide l’episodio del martirio dalla folla dei curiosi che si accalca per osservare la scena, la quale anche lei appartiene al mondo dell’immaginario; infatti il martirio riportato da Jacopo da Varagine, non coincide con la tradizione che considerava Giovanni l’unico apostolo morto di morte naturale.                                      Nel disegno gli esseri umani si accalcano e non lasciano nemmeno uno spazio libero, così sullo sfondo; case, tendaggi, un albero enorme e contorto riempiono ogni spazio creando un’oppressiva sensazione da incubo.

Il testo vero e proprio incomincia con la II tavola intitolata: Giovanni osserva i candelabri.P1030287                          In alto campeggia Cristo circondato dalle nubi. Dal suo capo emanano fiamme in tutte le direzioni. Dalla bocca gli esce una spada che si appoggia al libro  che tiene aperto verso Giovanni con la mano sinistra. Il linguaggio simbolico dell’apocalisse che dice a proposito: – Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca– diventa in Durer una raffigurazione realistica. La mano destra di dio indica il cielo e da essa emana una corona di stelle che simboleggiano gli angeli delle 7 chiese. I 7 candelabri (=le 7 chiese) sono appoggiati a semicerchio intorno al Cristo e includono anche Giovanni, inginocchiato con lo sguardo rivolto a terra. I candelabri, enormi e lavorati con alta precisione , attirano per primi il nostro sguardo, creando nell’osservatore un senso di irrealtà. Le nubi e gli oggetti presenti sono descritti con profondo realismo per contrastare un’interpretazione fantastica ed immaginaria. Su tutto domina il numero 7, simbolo della perfezione.

Tavola III    Giovanni davanti a dio e ai 24 vecchi in cielo.P1030280                                     Anche nella seconda tavola Giovanni è presente vicino a dio che appare in tutta la sua gloria. Cristo si trova in alto, circondato da 4 creature simili a un vitello, un uomo, un leone e un’aquila. Sono pieni di occhi su tutto il corpo e gridano in continuazione :” santo il Signore” La scena è collocata fra due enormi porte aperte che si intravedono a destra e a sinistra, unite da un arcobaleno che racchiude tutta la parte alta della tavola. Attorno a dio ci sono 24 vegliardi. I dodici all’esterno suonano tutti un’arpa, quelli vicino a dio offrono una corona. Giovanni sta parlando con un vegliardo. Anche qui i piccoli candelabri che circondano il capo di Cristo sono 7. L’atmosfera di sogno è sottolineata dal fatto che l’episodio, che si svolge sopra le nubi, da cui due teste di angeli soffiano il vento, occupa i due terzi del foglio e crea un forte contrasto con la parte in basso in cui è raffigurato un tranquillo e bucolico paesaggio con alberi, fiumi e castelli, dove tutto sembra normale.

Tavola IV        I 4 cavalieri dell’apocalisse.P1030290                               Forse la tavola più conosciuta di tutta l’opera, mostra i 3 cavalieri che avanzano in modo da creare l’illusione di una velocità crescente. Il cavaliere con la bilancia cerca di affiancarsi a quello con la spada che vuole raggiungere quello con l’arco. Sopra di loro, un angelo con le braccia distese sembra guidare la loro avanzata. Se i tre possono ricordare, seppure con gli occhi spenti e scavati, le figure del Mantegna, il quarto cavaliere, vecchio e emaciato, su un ronzino ridotto come lui, con un forcone in mano, rammenta in modo chiaro una figura della Totentanz diffusa nei paesi nordici; raffigura infatti la morte che raccoglie  i corpi dopo l’avanzata dei tre cavalieri. La morte deve compiere un lavoro immane, quindi il suo cavallo si trascina a fatica anche perché le zampe posteriori sono rimaste impigliate nel corpo di un vescovo morente che sta per essere inghiottito da un mostro. L’iconografia riproduce in modo preciso il testo dell’apocalisse dove sta scritto che dopo l’apertura dei primi 4 sigilli sarebbero apparsi 4 cavalieri, che, seguendo l’invito del cherubino, avrebbero compiuto la loro missione. Il primo su un cavallo bianco, con un arco, deve completare la sua battaglia vincendo, il secondo su un cavallo color fuoco , con una spada in mano, deve togliere la pace dalla terra, il terzo su un cavallo nero, con un bilancia, non deve danneggiare né l’olio né il grano. Il quarto su un cavallo giallo pallido  è la morte.

Tavola V    L’apertura del V e VI sigillo; la divisione dei vestiti bianchi fra i martiri e la caduta delle stelle.P1030291                                Credo sia interessante, almeno per una volta, osservare la xilografia seguendo le parole di Giovanni: ” Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di quelli che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che gli avevano resa” “Essi gridarono a gran voce – Fino a quando aspetterai Signore, santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano la terra?” “E a ciascuno di essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro” ” Guardai di nuovo quando l’Agnello aprì il sesto sigillo; e si fece un grande terremoto, il sole diventò nero come un sacco di crine e la luna diventò tutta come sangue” ” Le stelle del cielo caddero sulla terra come quando un fico scosso da un forte vento lasci cadere i suoi fichi immaturi” ” Il cielo si ritirò come una pergamena che si arrotola e ogni montagna e ogni isola furono rimosse dal loro luogo” “I re della terra, i grandi, i generali, i ricchi, i potenti e ogni schiavo e uomo libero, si nascosero nelle spelonche e tra le rocce dei monti” “E dicevano ai monti e alle rocce -.Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello” “Perché è venuto il gran giorno della sua ira: Chi può resistere?” (www.profezia.net/testi/Testo_apoc.htm cap: 6-17)                                                                                                                       L’abilità dell’artista  nel sintetizzare in immagini le frasi di Giovanni ha veramente del miracoloso, ma riportare il testo integrale  sotto ogni xilografia creerebbe sicuramente un’apocalisse tra i miei pazienti lettori, quindi invito coloro che fossero interessati a seguire le immagini con il testo integrale  che si trova nel sito sopra indicato, qui ci limiteremo, per le prossime tavole, a compiere un riassunto veloce.

Tavola VI    I 4 angeli dei venti e i segni degli eletti.P1030282                            I venti soffiano furenti in cielo dai 4 angoli mentre l’angelo con la croce li invita a trattenersi  affinché gli eletti siano segnati. Sulla destra in alto, un albero ricco di frutti domina sopra i 4 angeli che fanno la guardia ai venti. La folla si accalca per essere unta col sangue di Cristo, come i due personaggi inginocchiati che hanno già una croce sulla fronte (uno si pensa sia un autoritratto)

Tavola VII      Le sette trombeP1030281                                  La parte bassa del dipinto, che raffigura un paesaggio sconvolto, con naufraghi, barche che si inabissano, montagne che si aprono, è unita alla parte alta, dove dio distribuisce le trombe, da due angeli che stanno in mezzo alla composizione  e separano visivamente il sole dalla luna. Quando il primo angelo suona la tromba fa cadere in mare una massa grande come una montagna, il terzo fa cadere una grande stella ardente che si chiama Assenzio che avvelenerà le acque e il quarto, suonando, spegnerà il sole e la luna. L’aquila in mezzo a tutto questo grida -Guai, guai agli abitanti della terra a causa degli altri suoni di tromba che stanno per arrivare-

Tavola VIII     La battaglia degli angeliP1030295                              Gli angeli irrompono sulla terra come aveva predetto l’aquilotto e fanno strage di uomini. Dio sta mettendo via le trombe suonate nella tavola precedente mentre un angelo sta suonando una tromba. Sotto il trono di dio irrompono i cavalieri in groppa a bestie favolose. La parte bassa del testo, che questa volta non è separata dalla parte alta dalle nubi, raccoglie gli angeli che stanno sterminando gli esseri  umani. Impressionante la violenza che sprigiona da questi esseri, soprattutto da quello che tiene una donna per i capelli in alto a sinistra. Figure mostruose rappresentanti di una poco rassicurante violenza divina.

Tavola IX        Giovanni divora il libro.P1030296                              La scena è molto più tranquilla delle precedenti. Si svolge in un paesaggio marino. Giovanni è seduto fra le rocce con gli strumenti del suo mestiere, sopra di lui un angelo stende le braccia seminascosto fra le fronde degli alberi. In centro appare un angelo, dipinto in modo estremamente simbolico, infatti di lui si vedono  solo il volto, da cui emanano raggi di luce, due colonne infuocate, i suoi piedi che poggiano  in acqua e sulla terra e una mano che indica il cielo e giura che è venuto il tempo definitivo. Con la mano sinistra che esce dalle nubi, porge il libro a Giovanni e dice: “prendilo e divoralo; esso sarà amaro alle tue viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele” Giovanni ovviamente incomincia a pranzare.

Tavola X      La donna del sole e il drago con le 7 teste.P1030104                             Difficile interpretare questo dipinto e il simbolismo che ricorre nel capitolo 12 (par.1-17) del testo. Una donna incinta, vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle attorno al capo, gridava per le doglie del parto. Partorisce un figlio che regge tutte le nazioni con una verga di ferro e che poi sarà rapito vicino a dio e al suo trono. La donna fugge nel deserto. dove, protetta in un luogo preparato da dio, soggiornerà per 1260 giorni. A sinistra il dragone con le 7 teste, ovvero satana, perseguita la donna e vuole divorarne il figlio. A lei però vengono date due ali affinché possa rifugiarsi nel deserto. Anche la terra protegge la donna dal mostro . Allora il dragone andrà a fare guerra a coloro che osservano i comandamenti di dio. Le teste del dragone, tutte diverse, rappresentano i sette peccati capitali che nulla possono contro la donna del sole. Alcuni osservano che la donna potrebbe rappresentare Maria o la Chiesa, ma lascio ai teologi il compito di risolvere il difficile dilemma.

Tavola XI       Michele combatte con i draghi.P1030105                              Sollevati in alto, nei due terzi del foglio, Michele e i suoi angeli combattono i draghi, ossia le potenze infernali. La parte alta, ricchissima di particolari, contrasta con la semplicità del paesaggio terreno, calmo e tranquillo che non conosce traccia della terribile battaglia che avviene nei cieli e in cui gli angeli vincono, distruggendo e facendo a pezzi i mostriciattoli che avevano osato sfidare il cielo.

Tavola XII       Il drago con le 7 teste e la bestia con le corna dell’agnello.P1030106                                Dal mare sale una bestia con 10 corna e 7 teste  e un gruppo di persone è in adorazione davanti a lei. Un’altra bestia con la testa di agnello, esce dalla terra e anche lì ci sono delle persone in adorazione. Entrambi questi animali seducono le persone compiendo grandi prodigi e gli uomini per poter vivere devono portare un marchio sulla fronte e sulla mano che consiste nel nome della bestia o nel numero corrispondente, ovvero il 666 (il che ha dato origine a numerose interpretazioni che lascio ricercare ai miei lettori su internet) In alto, separato dalle nubi, ecco Cristo con una falce in mano e tre angeli che si agitano intorno a lui.

Tavola XIII      Il canto di lode degli eletti davanti all’agnello.P1030108                             La scena si svolge in cielo nel regno dei beati, della terra abbiamo solo un accenno nel terreno su cui poggia Giovanni, intermediario tra il cielo e gli uomini. Tutti guardano verso l’agnello da cui sgorga del sangue che un vegliardo raccoglie nel calice. Da lui emana un’intensa luce che illumina il cerchio in cui è racchiuso e si diffonde a raggio sui vegliardi che lo circondano. Sotto la folla sterminata dei martiri con la palma del martirio. Giovanni, anche qui, come nella tavola III,dialoga con un vegliardo.

Tavola XIV      La prostituta di Babilonia.P1030306                                  In basso a destra, seduta su un mostro a 7 teste -la solita rappresentazione dei 7 peccati capitali- reggendo in mano una coppa piena d’oro, frutto delle sue attività, avanza Babilonia, la grande prostituta. Davanti a lei stanno in adorazione principi e potenti. Le sette teste sono i sette monti e i sette re sui quali ella siede. I re combatteranno contro l’agnello e egli li vincerà. La donna è la grande città che domina sulla terra (Roma ovviamente, visto il secolo in cui Giovanni scrive, ma il significato sarà esteso per i fedeli, ad altre città o nazioni) Gli angeli in alto, fra le nubi che si stanno aprendo, incominciano ad annunciare che è venuta la sua fine  che è presente nelle fiamme e nelle onde che si alzano intorno a lei e che stanno per travolgerla.

Tavola XV      L’angelo con le chiavi davanti al pozzo.P1030305                                L’ultima tavola sintetizza il significato di tutto il testo di Giovanni. Il male è stato sconfitto e l’angelo con le chiavi sta chiudendo per mille anni il diavolo nel pozzo. Quindi il bene ha trionfato sul male. L’angelo e Giovanni stanno in alto sopra una roccia e l’angelo mostra all’evangelista la città santa: Gerusalemme, dalla cui porta esce un altro angelo, segno che ormai lì regna il bene. La città dipinta non corrisponde esattamente alla descrizione dell’apocalisse che la vuole piena di pietre preziose, illuminata da dio e con 7 porte, assomiglia piuttosto a Norimberga, la città di Durer.

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2 risposte a E ora l’Apocalisse

  1. lois ha detto:

    Bello questo post con descrizioni delle tavole che a ben guardarle con maggiore attenzione, racchiudono un mondo sempre da scoprire. E pensare che tutta opera incisioria, credo nel legno!
    E poi una cosa che non sapevo è che lo stesso durer fosse statto anche editore! Uomo di cultura, lungimirante, mecentae ed imprenditore insieme!

  2. elena ha detto:

    Grazie Lois. Sì, Durer è stato il primo artista a stampare la sua opera d’arte. Quasi tutte le tavole poi sono state incise da lui personalmente sul legno in soli due anni. La prima edizione ebbe un successo enorme in tutta Europa e lo rese famoso, quindi provvide alla seconda edizione, quella che io ho fotografato dal mio vecchio testo.

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