Il divino Pippo

P1040006                                “E volse il cielo, sendo stata la terra tanti anni senza un animo egregio et uno spirito divino, che Filippo lasciassi al mondo di sé la maggiore e la più alta fabbrica di tutte l’altre fatte nel tempo de’ moderni et ancora in quello degli antichi, mostrando che il valore ne gli artefici toscani, ancora che perduto fosse, non perciò era morto” affermava Giorgio Vasari nelle sue –Vite-. Infatti la cupola di santa Maria del Fiore  era la più grande sfida alle leggi naturali che si fosse mai osato immaginare. Per poterla realizzare era indispensabile una immensa fiducia nelle proprie capacità, una conoscenza profonda nelle leggi matematiche in cui si esprimeva la natura e, naturalmente, un ingegno eccelso.

L’attuale cattedrale di Firenze fu incominciata nel 1296 dall’architetto Arnolfo di Cambio sulle vestigia della chiesa di santa Reparata risalente al IV secolo e Giotto realizzerà il suo famoso campanile nel 1334.P1030630                              Per quasi un secolo la chiesa rimase senza una cupola, non solo a causa delle guerre, delle carestie e della peste, ma soprattutto perché nessuno sapeva come ricoprire l’immensa apertura larga 45,5 metri all’interno e 54,8 all’esterno, ad un’altezza di 54 metri. Inoltre l’Opera del Duomo e tutti i Fiorentini, esigevano che venisse realizzato con estrema fedeltà il progetto scelto nel 1367 di Neri di Fioravanti il quale in realtà non aveva disegnato una cupola, ossia una copertura a semicerchio, ma una volta ottagonale composta da archi che convenivano nel punto centrale e che si richiamava al Battistero costruito nella prima metà del XII secolo.P1030975                           Il disegno di Neri era considerato sacro  non solo perché l’architetto aveva già dato buona prova di sé nel Bargello e in altri progetti, ma soprattutto perché escludeva ogni contrafforte di sostegno, elemento architettonico considerato un’espressione tipica del nord Europa, brutto e pesante, in pratica la dimostrazione che non si sapeva costruire un edificio solido autoreggente e ,inoltre, lo stile gotico che si esprimeva soprattutto nell’uso dei contrafforti e delle grandi vetrate, che avevano il compito di ridurre il peso delle strutture, non era nemmeno molto sicuro dal punto di vista statico, infatti la cattedrale di Beauvais, la più alta mai conosciuta, e che raggiungeva i 48,5 metri di altezza, inaugurata nel 1272, era crollata nel 1284.                                                                                                                                                 Le fiducia dei Fiorentini che fra loro si sarebbe trovato il genio capace di risolvere i problemi sollevati da Neri di Fioravanti venne ripagata dal progetto presentato nel 1418  da Filippo Brunelleschi che aveva trascorso più di 10 anni a  Roma a studiare le rovine degli antichi e a cercare di capire i segreti della loro abilità tecnica, sicuro che prima o poi sarebbe riuscito ad eguagliarne la perfezione e la bellezza, anzi a superarli nelle loro realizzazioni. Particolarmente osservato e studiato dal Brunelleschi fu il Pantheon romano, ricoperto da una cupola che era un perfetto semicerchio il cui raggio era uguale all’altezza dell’interno dell’edificio, ossia 21,72 metri  e che quindi complessivamente raggiungeva l’altezza totale di 43,44 metri. Un’opera quindi costruita secondo regole geometriche ben precise. Ma il disegno di Fioravanti  per la basilica di Firenze escludeva il semplice semicerchio e richiedeva una costruzione a spicchi ottagonali molto più difficile da realizzare. Una cupola a semicerchio, se portata a termine in modo adeguato, può auto reggersi con un sistema di spinte e contro spinte, mentre una cupola ottagonale, composta da quinti acuti presenta problemi statici quasi insolubili soprattutto se deve essere costruita a circa 60 metri di altezza, con un diametro di circa 50 metri e senza l’ausilio di un’impalcatura  che potesse reggere il materiale e gli operai.

Ma non esiste l’impossibile per i grandi geni fiorentini. La costruzione della cupola e quindi la sfida con i grandi dell’antichità incomincia nel 1420 e termina nel 1436. E ancora oggi, in perfetto stato, sopravvivendo a ben tre terribili terremoti, la cupola si erge sopra la città  e una folla interminabile di turisti, anche nei freddi giorni di febbraio, sale i 463 gradini per giungere alla lanterna e ammirare Firenze dall’alto, ma soprattutto  per cercare di capire come la costruzione si possa reggere così bene dopo quasi 600 anni.P1030701                                      Anche a chi è digiuno di architettura appare subito evidente che per costruire un tale edificio che non collassasse su se stesso già in fase di esecuzione era necessaria l’opera di un genio. Era inoltre impossibile costruire a quell’altezza un’impalcatura, quindi Filippo immaginò un ponteggio sospeso con grandi tronchi ancorati alla muratura superiore del tamburo che formavano una ruota ottagonale. Al centro la larga apertura permetteva ad una gru, realizzata dallo stesso Brunelleschi, di sollevare all’altezza di ben 60 metri il materiale edile. Anche la gru , che venne disegnata dal giovane Leonardo, era un’opera incredibilmente geniale e estremamente solida, tanto che era ancora in perfetta forma alla fine dei lavori, dopo aver sollevato complessivamente 25.000 tonnellate di materiale.P1040013                                                             Filippo curava ogni particolare, dalla costruzione dei mattoni  che dovevano essere fusi in modo perfetto perché non perdessero forza e resistenza, alla sicurezza degli operai che erano legati con un’imbragatura e protetti da un parapetto; infatti in 16 anni di lavoro i morti furono solamente 2.

Per giungere sulla cupola si deve entrare dalla gotica porta della MandorlaP1030642                                 e salire fino alla base della volta attorno alla quale si gira velocemente per non ostacolare il percorso dei numerosi turisti. Si cammina su uno stretto passaggio sospeso nel vuoto ma protetto da una spessa lastra di vetro P1030715                   dove si possono ammirare da vicino le splendide vetrate e gli affreschi eseguiti dal 1572 in poi, prima dal Vasari, nella parte più alta e stretta e quindi, alla morte di costui, da Federico Zuccari. Ricoprono 3600 metri quadrati con le vite dei santi, con raffigurazioni del paradiso e dell’inferno, seguendo i dettami della controriforma.P1030650P1030644P1030656                                    Salendo le scale per giungere in cima alla costruzione si vede immediatamente che le cupole sono due.P1030677                         quella sotto i nostri piedi e alla nostra destra è la cupola interna, che era stata creata come una cupola semicircolare, ma con delle parti tagliate, sia all’interno che all’esterno, in modo che sembrasse ottagonale. E’ strettamente legata con una gabbia di struttura lignea formata da traviP1030667                           collegate tra loro da staffe e perni di ferro, ricoperti dal piombo fuso perché non arrugginiscano.P1030671                                I mattoni sono disposti secondo precise regole matematiche, si pensa con l’aiuto di corde disposte dall’architetto che indicavano agli operai la precisa collocazione di ogni elemento. Salendo si nota la disposizione dei mattoni a spina di pesce, presente ad intervalli regolari, realizzata per controllare le spinte  dei mattoni che salivano verticalmente.P1030679                                    Nove archi orizzontali circondavano come in una gabbia la cupola ad intervalli regolari in modo da sorreggerne il peso. L’opera veniva costruita  cerchio per cerchio e saliva verso il cielo come i 9 cerchi del paradiso di Dante, molto amato dall’Architetto.P1030683                             Anche il materiale utilizzato, solido e pesante nei cerchi più bassi, diventava più leggero man mano che si saliva, fino a utilizzare il tufo nella parte più alta, quella su cui è posata l’ultima scaletta prima di giungere alla lanterna.P1030684                          Ci sono i fori per l’areazione per impedire che l’umidità danneggi la cupola.P1030728                                 Si pensa anche alla necessità di una futura ordinaria manutenzione creando spazi adeguati a contenere il materiale e che ora espongono alcuni strumenti originali realizzati appositamente per il lavoro.P1030723                                                      Furono creati pure  gli appositi spazi all’interno della cupola in cui si poté inserire l’impalcatura per affrescare la volta, che era stata prevista a mosaico, ma che verrà invece realizzata ad affresco, come abbiamo visto sopra.                                                                                           I costoloni della cupola convergevano in un anello di circa 6 metri di diametro che si doveva chiudere. Fu indetto un nuovo concorso vinto da Brunelleschi perché la sua lanterna appariva più bella e proporzionata delle altre e presentava le caratteristiche della terna vitruviana : firmitas (forza) utilitas (luminosità) e venustas (bellezza) che dovevano essere parte di ogni costruzione rinascimentale.P1030709P1030711                                 Filippo morì il 15 aprile del 1446 poco dopo la posa della prima pietra.                                           Nel Museo dell’Opera del Duomo sono conservati il modello della cupola e di due tribune in legno attribuite  a FilippoP1030740                                             e il modello della lanterna e altri strumenti originaliP1030744                                          come gli stampi per i mattoniP1030748                                 e la maschera funebre del grande fiorentino realizzata da Andrea di Lazzaro Cavalcanti, detto il Buggiano, figlio adottivo di Filippo.P1030742                                       Sulla parete è scritta poi la famosa frase tratta dal prologo del  De pictura dedicato da Leon Battista Alberti all’amico Pippo:    “Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta senza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso agli antichi fu non saputo né conosciuto?”

Bibliografia

Giorgio Vasari -Le vite- ed. 1550 – Einaudi

Leon B. Alberti -Della pittura- Liber/liber

Bates Lowry -L’architettura rinascimentale- Rizzoli

Timothy Verdon -Il nuovo museo dell’opera del duomo- Mandragora

Ross King -Brunelleschi’s dome- Vintage London

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2 risposte a Il divino Pippo

  1. lois ha detto:

    Per la prima volta sono salito nella cupola l’estate scorsa e devo dire che la maestosità esterna è ben più ampia dall’interno dove si intuisce chiaramente quale sia stata la grandezza del progetto, pensato come ben descrvi anche nell’ottimizzazione degli spazi destinati alla custodia dei materiali di manutenzione. Il Pippo architetto sapeva il fatto suo “ombrando i popoli toscani” se è vero che un progetto ardito come quello è ora una testimonianza più solida che mai della grandeza umana che l’uomo può raggiungere quando non è offuscato dalla sua stoltezza e dalla sua inutile sete di potere.

    • elena ha detto:

      Hai ragione, l’interno è decisamente suggestivo Ed è molto interessante anche tutta la storia del progetto e della realizzazione dell’opera con tutte le difficoltà sollevate dal gruppo del Ghiberti che continuava a scrivere lettere contro Pippo. Non esisteva poi il diritto d’autore e il nostro era obbligato a nascondere i suoi progetti perché non glieli copiassero, credo li abbia distrutti tutti alla fine. Una vita difficile ma decisamente affascinante con Donatello e Leon Battista Alberti come amici e tanti altri artisti eccelsi. Quando leggo le loro storie mi chiedo sempre come mai sia stata possibile l’esistenza di tanti geni in così poco tempo, perché, in fondo, anche gli artisti considerati minori, erano tali solo nel paragone con i loro concittadini, fossero vissuti in un qualsiasi Paese nordico sarebbero ora considerati grandiosi. Mi resta sempre la domanda, a cui non so se troverò mai una risposta, del perché il Rinascimento sia nato a Firenze in quel periodo. Forse è come una mutazione genetica favorevole, avviene per caso. Certo è che da quello che vediamo intorno a noi è difficile riuscire a sperare in una nuova rinascita.

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