I tesori dell’Opera

P1030909                                  Michelangelo scolpisce il suo monumento funebre -La deposizione- intorno al 1550-55 quando era ormai settantenne. Non gli sembrava riuscita bene per cui la distrusse in parte. Fu poi ricostruita da uno dei suoi allievi Tiberio Calcagni. La statua, sistemata in santa Maria del Fiore nel 1933, venne poi collocata nel museo dell’Opera a partire dal 1980. Il vecchio Nicodemo toglie il Cristo dalla croce  e lo depone fra le braccia della madre. Il volto del santo è un autoritratto di Michelangelo che, ormai vecchio e stanco sente che la morte si avvicina.

I tesori artistici contenuti nel Museo dell’Opera di Firenze sono una quantità incredibile. provengono, come ho scritto tempo fa, dal vicino duomo e dal battistero. Ne vedremo solo alcuni incominciando da quelli contenuti nell’enorme sala, chiamata del paradiso, dove è riprodotta la facciata di santa Maria del Fiore come era stata progettata nel 1269 da Arnolfo di Cambio.P1030945                                     Tre statue di Arnolfo di Cambio, che si trovavano nel timpano del portale, scolpite nei primi anni del 1300, costituiscono la parte più importante di tutta l’antica facciata disegnata appunto da Arnolfo. La madonna, alta 171 cm seduta, mostra con le sue dimensioni una solennità che si può accostare alle Maestà fiorentine del 1200, mentre l’espressione fissa e ieratica, la corona, i polsi ricchi di gemme, la vigorosa modellatura dei volumi dei corpi, soprattutto nel movimento del braccio, ricordano le statue greche e romane. Gli occhi creati con la pasta di vetro permettevano alla luce di riflettersi e di brillare ai raggi del sole. Alla sua destra troviamo santa Reparata, alla quale era stata dedicata la chiesa primitiva e che qui viene rappresentata  non come martire ma come una delle vergini sagge che regge la lampada accesa. Alla sua sinistra,  san Zanobi, vescovo paleocristiano di Firenze, con un aspetto bonario e gentile, indossa una mitra gemmata e un pianeta ricamato. Lo schienale è opera delle maestranze di Arnolfo come i due angeli che reggevano una tenda.                                                                                                                                                            Arnolfo di Cambio, allievo di Nicola Pisano lavora, prima di iniziare il progetto di santa Maria del Fiore, prevalentemente alla corte di Carlo d’Angiò a Napoli dove viene sicuramente a contatto con la scuola francese caratterizzata da figurazioni lineari, astratte, aristocratiche che esprimevano la maestà della religione sulle facciate delle cattedrali francesi che, con le loro sculture, raccontavano ai fedeli i misteri del cristianesimo. Nella Madonna con gli occhi vitrei del 1300-1305 troviamo quindi una sintesi delle diverse culture delle scuole scultoree che attraversavano l’Europa in quel periodo.P1030954                              E’ opera di Arnolfo anche il gregge di pecore e buoi che componevano una scena dell’Annunciazione con i pastori.P1030941                           Dalla bottega di Francesco Talenti provengono i 4 dottori della Chiesa : i primi due opera di Piero di Giovanni Tedesco, gli altri di Nicolò di Pietro Lamberti del 1395-1401, mentre i sarcofago che si intravede in basso a sinistra e che mostra due sposi davanti alla porta dell’Ade custodita da Mercurio, è del II secolo d.C. P1030940                                Sei angeli musicanti ricordano l’importanza per la religione della musica, considerata uno strumento per avvicinarsi a dio come ogni espressione della bellezza e dell’armonia. L’angelo con liuto  del 1387 è opera di Piero di Giovanni Tedesco come l’angelo con organo portativo del 1387. A destra l’angelo con viella del 1385-88 è una scultura di Jacopo di Piero Guidi.P1030953                             L’angelo con cembali del 1383 è opera di Piero Guidi mentre Luca di Giacomo da Siena ha eseguito tra il 1385-88 l’angelo con cornamusa e quello con ribeca.P1030951                        La grande statua in alto a sinistra di san Matteo Evangelista è opera di Bernardo Ciuffagni del 1410-15. San Luca Evangelista, a destra, è stata scolpita da Nanni di Banco nel 1408-13.

P1030949                            Sul lato sinistro della sala si trovano due porte originali del battistero fra cui campeggia la porta del paradiso del  Ghiberti che ha dato il nome all’intera piazza e quindi alla sala. Meriterebbero ciascuna una profonda trattazione che non mi sembra possibile eseguire in questa sede. P1030948 (2)                        Sopra ogni porta sono state collocate  delle grandi sculture: il battesimo di Cristo di Andrea Sansovino  e Vincenzo Danti del 1502-5  sovrasta il Paradiso del Ghiberti     P1030944                              La decollazione di Giovanni Battista di Vincenzo Danti del 1596 domina la riproduzione fotografica della porta di Andrea Pisano (l’originale è ancora in sede)

Il museo è vastissimo ma non possiamo evitare di ammirare una deliziosa acquasantiera del XV secolo opera di Jacopo di Piero Guidi e Urbano da Cortona.

P1030764                                  E un delizioso gruppo dell’Annunciazione attribuito a Giovanni d’Ambrogio, della fine del XIV secolo.P1030769                       Una sala ospita le cantorie che si trovavano nel duomo e che, diventate troppo piccole, furono poi sostituite. Una è opera di Donatello del 1433-39P1030805                               L’altra di Luca della Robbia  del 1432-28.P1030812                            La prima cantoria venne commissionata subito dopo la realizzazione della cupola del Brunelleschi e il tema era quello della felicità per aver finalmente portato a termine l’opera impossibile. Sui bordi è citato il salmo 150 che invita a lodare dio. Le due cantorie sono le prime espressioni dell’interesse per l’infanzia che andava risvegliandosi e che poneva l’accento sulla necessità di un’educazione completa per i giovani che si affacciavano alla vita come si può vedere nei particolari della scultura di Luca della Robbia. P1030799P1030797

Nel museo esiste una sala ricchissima di reliquari dal valore inestimabile, ricoperti di gemme e ori, in cui ho fotografato solamente un incredibile altare d’argento che brillava alla luce delle lampade. Fu commissionato nel 1367 dall’Arte di Calimala a Betto di Geri e Leonardo di ser Giovanni e portato a termine un secolo dopo  nel 1483 da altri 7 famosi artisti fra cui il Verrocchio e il Pollaiolo.P1030822                                      Con le sue 95 nicchie e altrettante statuine rispecchiava la struttura esterna della cattedrale di Arnolfo e rappresentava il massimo dell’oreficeria tardogotica.P1030823                              San Giovanni Battista, opera di Michelozzo, domina la parte centrale mentre scene di episodi religiosi, santi , miracoli, riempiono ogni spazio possibile come nelle cattedrali gotiche d’oltralpe.P1030825                            Ecco un’opera incredibile, ma difficile da fotografare per il dilettante, come la Maddalena penitente di Donatello, racchiusa sotto vetro, della metà del XV secolo. Un’opera struggente e angosciante che potrebbe rappresentare degnamente il nostro prossimo futuro.P1030912                    Un ultimo veloce sguardo alle numerose tavole  che adornavano gli altari del Duomo e che ora si possono ammirare nel museo, sorvegliati da un feroce (ma benvenuto) sistema di allarme che impedisce al visitatore di avvicinarsi.

L’opera più antica è sicuramente il dossale raffigurante san Zenobi del XIII secolo attribuito al Maestro del Bigallo.P1030791                   Il trittico di san Sebastiano attribuito a Giovanni del Biondo risale alla fine del XIV secolo.P1030789                                 E’ opera di un anonimo pittore fiorentino la Madonna del latte della metà del XIV secolo, tra i santi Giovanni Battista e Biagio; un’iconografia che evidentemente in quel periodo era diffusa in tutta Italia da Bergamo a Verona, passando per Riva e il monte Baldo.P1030785                           Appartiene alla fine del XIV secolo la tavola di Bernardo Daddi che raffigura la Madonna tra santa Caterina d’Alessandria, san Zanobi e donatori.P1030775                              Santa Caterina d’Alessandria era particolarmente venerata; infatti un’altra opera di Giovanni del Biondo la dipinge con scene della sua vita fra i donatori in preghiera alla fine del XIV secolo.P1030914 (2)                                                                               Santa Reparata, a cui era dedicato il duomo protocristiano, viene raffigurata con episodi della sua vita all’inizio del XV secolo, da un anonimo pittore fiorentino.P1030919                              Non può mancare un’immagine dell’architettura contemporanea scattata dalla terrazza del Duomo che trovo molto bella nella sua elegante semplicità.P1030938                               Dalla terrazza si può avere un’immagine ravvicinata della cupola del grande Pippo.P1030937

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2 risposte a I tesori dell’Opera

  1. lois ha detto:

    La scultura a cavallo tra il gotico ed il rinascimento, soprattutto quella che vede impegnata la bottega dei Pisano o quella immediatamente successiva di Donatello o i Della Robbia, Nanni di Banco etc…. Mi ha sempre affascinato, forse perché è quella che si avvicina più all’idea della riproduzione dell’uomo. Senza sforzarsi di dover assegnare fronzoli e virtuosismi per mostrarla.
    In quel di Firenze, come il museo racconta, in quegli anni “si cambió il mondo” e la “sua storia”.

  2. elena ha detto:

    Grazie Lois, condivido completamente. Si intuisce nelle opere di questo periodo anche un grandissimo amore per l’arte, per la propria città e il desiderio di riuscire ad esprimere bellezza e intelligenza. Dietro la nascita del rinascimento credo ci sia soprattutto questa volontà collettiva di fare il meglio e il rispetto delle capacità individuali che si esprimevano in tutte le classi sociali. E’ notevole anche il lavoro compiuto oggi dal Museo dell’Opera che protegge e valorizza tutto quello che possiede. Un esempio che dovrebbe essere seguito in ogni parte d’Italia.

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