San Zeno

P1030216               A destra della basilica di san Zeno, che domina l’ omonima piazza veronese, si trova san Procolo, una chiesetta paleocristiana del V secolo, costruita all’interno di una necropoli romana.P1030235                               E’ ricca di opere d’arte che non si possono visitare perché l’edificio è sempre chiuso come le altre splendide chiese di Verona che si trovano sulla sponda sinistra dell’Adige.                  Accontentiamoci di ammirare da lontano il busto e l’arca di Tommaso da Vico un medico e filantropo del XV secolo e la tomba nella quale si dice sia stato sepolto, nell’810, il re d’Italia Pipino,P1030231                                    La torre abbaziale sulla sinistra della basilica fu costruita nel XIII secolo.P1030233                                   Ospitava gli imperatori tedeschi durante il loro soggiorno a Verona come dimostrano gli affreschi raffiguranti -L’omaggio dei popoli della terra al potere imperiale- che si trovano all’interno (non visitabile)                                                                                                                 Nell’area sepolcrale , allora extraurbana, che custodiva le spoglie di san Zeno , ottavo vescovo di Verona tra il 360 e il 380, Pipino il Breve fece costruite nell’VIII secolo una chiesetta, distrutta dal terribile terremoto dell’XI secolo e quindi ricostruita. Non si conosce  l’architetto, ma si suppone che fosse il principale scultore della facciata, ovvero Nicholaus o Niccolò, mentre a Briotolo venne sicuramente affidata la direzione del cantiere della chiesa, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, quando venne innalzata la facciata per inserirvi il rosone con la ruota della fortuna che presentava all’interno una scrittaP1030213                                   che allude alla fortuna la quale innalza o precipita gli uomini a sua discrezione. Era decorata da sei statue che rappresentavano le fasi alterne della vita umana.P1030218                          Il protiro è firmato dal maestro Nicholaus e risale al XII secolo. I leoni alla base rappresentano i guardiani della chiesa, coloro che impediscono l’entrata delle anime immeritevoli. La copertura del protiro poggia su due telamoni rannicchiati, sui quali sono scolpiti i bassorilievi di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista. Sull’arco risultano l’agnello e la mano di dio che benedice chi entra nel tempio.                                  All’interno della lunetta ci sono storie dedicate alla vita cittadina e la raffigurazione di Verona come comune libero dalle servitù feudali verso l’impero tedesco. San Zeno benedice al centro della lunetta il popolo veronese consacrando quindi la nuova libera città mentre calpesta il demonio simbolo del paganesimo, circondato sulla destra dai notabili e sulla sinistra dal popolo. Vi sono poi raffigurati i miracoli compiuti dal santo, e, all’esterno, i 12 mesi dell’anno che riprendono i 12 settori della ruota della fortuna.                        Il tempo era stato creato da dio, non esisteva prima della creazione e questo concetto si ripete in molte raffigurazioni medioevali che sottolineano  come il tempo sia nato con la creazione e finirà con il giudizio universale.P1030223                               Bellissimi i 18 altorilievi sulla destra opera di Niccolò, allievo di Wiligelmo, che raffigurano le storie della Genesi e la leggenda di Teodorico, il quale è rappresentato mentre insegue un cervo simbolo del demonio che lo guida all’inferno. L’opera di Niccolò mostra un rapporto approfondito con l’arte antica e bizantina e con la miniatura. Rispetto al Maestro Wiligelmo mostra nelle sue opere un modellato più dolce e morbido e riesce ad inserire le storie religiose e i soggetti sacri, tratti dal Nuovo e dall’Antico Testamento nelle nuove esigenze  delle libere città comunali che si andavano creando.P1030219                                  Guglielmo, allievo e collaboratore di Niccolò, sulla sinistra, tratta scene della vita di Cristo o esempi allegorici come la lotta tra i due cavalieri che simboleggia la necessità di liberarsi dall’odio e dalla collera prima di entrare in chiesa.P1030220                               La torre e il chiostro sono quanto rimane dell’antica abbazia benedettina di san Zeno

.P1030217                   Eretta, secondo la tradizione , nell’VIII secolo, si sviluppò fino al XVIII assieme alla chiesa e all’abbazia  che fu demolita dalle truppe napoleoniche .P1030120                                     Durante il sacro romano impero germanico, l’abazia di san Zeno era spesso sede degli imperatori tedeschi e Federico Barbarossa vi riunì la propria corte dopo la pace di Costanza nel 1184. La torre divenne il luogo dove l’imperatore riceveva in udienza i suoi dignitari e collaboratori. Il chiostro attuale, costruito con mattoni a vista come la torre, risale alla fine del XIII secolo. Era il cuore dell’antico cenobio attorno al quale si affacciavano i locali di servizio, le stanze di studio, la biblioteca e si accedeva alla sala del capitolo. La parete sinistra della chiesa domina il chiostro con la sua vivace cromia ottenuta alternando il tufo ai mattoni. Sotto le volte si possono ammirare il sepolcro di Giuseppe della Scala e il sacello di san Benedetto.P1030114                              Numerose tracce di affreschi sulle pareti del chiostro fanno pensare ad una ricchezza di immagini perduta. Rimangono invece le linee diagonali che si intersecano nel prato  e che ricordano i 4 fiumi del paradiso.P1030131                                                  Dal chiostro si entra nella basilica, una delle massime espressioni del romanico veronese

P1030191                                     Come in quasi tutte le chiese romaniche è posta su tre livelli. La parte centrale a tre navate è ricca di affreschi che vanno dall’XIII al XVI secolo, assai affascinanti , e, anche se non di qualità eccelsa, mostrano con la loro quantità  una città amante dell’arte e vivace culturalmente ed economicamente.                                                                                                                         Sulla parete sinistra, fra gli altri, possiamo ammirare:P1030135                             La madonna della misericordia del 1320, in stile gotico ma che risente la lezione della cappella degli Scrovegni.                                                                                                                                           P1030137                             San CristoforoP1030139                              la crocifissione attribuita ad Altichiero, pittore seguace di Giotto della seconda metà del XIV secolo in cui lo spazio e il volume acquistano visibilità.P1030145                         La figura di san Zeno è quello che resta di un affresco probabilmente a lui dedicato.

Alcuni affreschi sulla parete destra raffigurano pannelli votivi di Maestri anonimi del XIII-XIV secolo, fra cui una teoria di santi con madonna e bambino,  la resurrezione di Lazzaro e il trasporto dell reliquie di san ZenoP1030156                            San Giorgio e la principessaP1030158                          e un particolare con la maternità.P1030160                             La cripta è ovviamente la parte più bassa delle chiese romaniche e vi si accede per un’ampia scalinata di marmoP1030166                                Risale al X secolo  e custodisce le reliquie di san Zeno in un sarcofago a vista e con il volto coperto da una maschera d’argento. E’ suddivisa in 9 navate sostenute da 49 capitelli tutti differenti.P1030181                    In questo suggestivo luogo Shakespeare fece sposare Romeo e Giulietta.

Il presbiterio con l’altare maggiore è la parte più elevata e si raggiunge tramite due scalinate poste sulle navate laterali.P1030148                          La cappella maggiore fu eretta in forme gotiche intorno al 1386 da Giovanni e Niccolò da Ferrara mentre gli affreschi del XIV secolo, sull’arco trionfale e sull’abside, sono attribuiti a Martino da Verona. L’opera più vista e ammirata della chiesa è però -La Maestà della Vergine- del 1457-59 di Andrea Mantegna che si trova sopra il sarcofago di tre vescovi veronesi.

.P1030154                     Perché l’opera si inserisse meglio sull’altare pare che Mantegna abbia provveduto lui stesso alla sistemazione del presbiterio facendo aprire una finestra a destra che illuminasse naturalmente il dipinto. Anche la cornice era importantissima in quanto costruita con 4 semi colonne che fanno parte della storia del dipinto. La pala con la cornice fu portata via dai soldati napoleonici nel 1797 e nel 1815 fu restituito solo il dipinto centrale , senza la cornice, grazie all’attività diplomatica di Antonio Canova. La predella fu smembrata tra Parigi e Tours.

Ed eccoci davanti ad un altro capolavoro della chiesa di san Zeno: il portale, chiuso per motivi di sicurezza e che si può ammirare solo all’interno in uno spazio molto limitato.P1030197                      Il portale è decorato da 24 formelle quadrate di bronzo per ogni anta della porta e da altre più piccole rettangolari. Non appartengono tutte allo stesso periodo. Le prime risalgono all’XI secolo e sono state fuse probabilmente  in Sassonia, visto che sono molto simili alla porte del duomo tedesco di Hidelsheim e che i monaci benedettini erano in quel tempo tedeschi. Quando Niccolò progettò il portale maggiore della chiesa si dovette pensare ad aggiungere un’anta con altre 24 formelle, eseguite circa un secolo dopo, di cui due trafugate nel 1909 e poi apparse nel museo di Berlino dove finirono distrutte dai bombardamenti. L’autore, sconosciuto si può associare alla scuola dell’Antelami, lo scultore del battistero di Parma.                                                                                                                                            Le formelle maggiori narrano storie dell’antico e del nuovo testamento e 4 storie di san Zeno fra cui la sua pesca miracolosa mentre accoglie i messi del re.P1030198                             Di altre formelle non ci resta che qualche particolareP1030196                                 Nabucodonosor che condanna i fanciulli alla fornace è opera di un terzo sconosciuto maestro chiamato -il maestro delle formelle di san Zeno-P1030194                           Altre rappresentano, raffigurando gli imperatori, le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.P1030199                        Le formelle sono legate tra loro da cornici di bronzo con negli angoli delle maschere raffiguranti volti umani o animali e 8 figure di re.P1030200

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