La principessa, la città e il pittore

P1040417                      Le opere di Vittore Carpaccio ci immergono nella vita veneziana del 1500. In un primo momento davanti ai 9 teleri dedicati alle storie di sant’Orsola si ha l’impressione di guardare una rappresentazione fiabesca. E infatti fiabesca è la storia della principessa della Bretagna che va a Roma a trovare il papa, raccontata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. E fiabeschi sono tutti gli avvenimenti della vita della santa raffigurati sulle tele. Ma osservando con più attenzione ogni particolare dei dipinti ci si rende conto che il pittore ha mostrato in modo realistico solamente la Venezia del suo tempo; ne ha osservato gli usi e i costumi, i volti dei personaggi e, soprattutto, la loro passione per le feste e le rappresentazioni teatrali.

I teleri che oggi, restaurati, attirano l’attenzione di numerosi visitatori, appartenevano alla Scuola di sant’Orsola, fondata nel 1300 sotto il patronato della nobile famiglia dei Loredan, e, come tutte le Scuole della Serenissima, aveva lo scopo della mutua assistenza e della pietà religiosa. La Scuola fu soppressa con l’arrivo di Napoleone e i teleri furono spostati alla Pinacoteca e quindi all’Accademia.

La storia della principessa è ambientata in Bretagna e in Inghilterra, quindi a Roma e a Colonia e i protagonisti appartengono esclusivamente a queste nazioni e città. In realtà, i Veneziani prendono parte alle scene sia come protagonisti che come comparse e si differenziano dal re di Bretagna o della Britannia solamente per i copricapi. I nobili Veneziani indossano i tipici tocchetti neri mentre gli stranieri sono dipinti con i berretti di feltro e i cappelli a larga tesa colorati ed esotici.                                                                                                             Ludovico Zorzi, nel suo bellissimo libro dedicato al Carpaccio, sostiene che la rappresentazione pittorica sotto intende la rappresentazione teatrale che domina con le sue esigenze ogni dipinto.  Gli spettacoli teatrali, soprattutto all’inizio del Carnevale o in occasione di cerimonie private o pubbliche, venivano organizzati dalle Compagnie della Calza; gruppi di giovani che si attribuivano nomi ispirati alle virtù o ai mestieri . Troveremo in uno dei teleri dell’Accademia lo stemma dei Giardinieri. L’allestimento delle feste, sontuose e ricche, soprattutto quando si onoravano i sovrani in visita, erano spesso affidate agli artisti più importanti, fra cui, ad esempio Tiziano. mentre Palladio creerà un teatro di legno che purtroppo verrà distrutto in un incendio. Vasari allestirà la scenografia della -Talanta- opera del suo amico Pietro Aretino. La musica, che era sempre presente nelle rappresentazioni teatrali, domina tutte le opere del Carpaccio e sembra guidare ogni azione dei personaggi. E’ alla base della –Presentazione al Tempio– dell’AccademiaP1040194                                          ma domina pure –Il battesimo dei Seleniti– della Scuola di san Giorgio degli Schiavoni

.P1040398                                Ogni rappresentazione aveva lo strumento adeguato che l’accompagnava. Ad esempio, la ribeca, assai diffusa, era in uso nelle cerimonie importanti e la ribeca acuta in quelle all’aperto. Il liuto veniva suonato in intrattenimenti privati, mentre la viola dominava le esecuzioni cameristiche importanti. La tromba solennizzava gli avvenimenti e dava l’avvio alle battaglie o alle cerimonie collettive.

Ho già accennato alla leggenda di sant’Orsola osservando il quadro di Andrea Previtali dell’Accademia Carrara (santi e arte) quindi non annoierò i miei lettori riscrivendo le avventure della santa bretone chiesta in sposa dal re della Britannia per il proprio figlio Ereo. Il primo telero che narra la storia, ma non il primo in ordine di esecuzione, è quello del 1495 intitolato:                                                                                                                                                                         Arrivo degli ambasciatori inglesi presso il re di Bretagna     e spero che le notevoli dimensioni della tela, quasi 6 metri per 3, giustifichino le pessime foto.P1040264                              La raffigurazione si divide in 3 parti. A sinistra il paesaggio è racchiuso in una fuga prospettica di archi di cui uno tagliato per lasciar intravedere la laguna veneta e la gondola che si allontana. Sulla sinistra un personaggio isolato, in basso rispetto alla piattaforma su cui si svolge la scena, guarda verso di noi tendendo il dito indice.P1040270                                                                        Ha nell’altra mano un fazzoletto che nella Venezia del 1500 distingueva i gentiluomini eleganti dagli altri. I giovani che guardano nel vuoto con aria assente  sono probabilmente membri della famiglia Loredan.                                                                                                                  Al centro del dipinto e del salone, al quale è stata tolta la parete di fondo per mostrare il paesaggio veneziano, ci sono gli ambasciatori inglesi inginocchiati davanti al re di Bretagna con la richiesta della mano di Orsola per il figlio del re inglese.P1040268                                    Sul soffitto è dipinto il sole raggiante  e nello sfondo la punta della Dogana, la stessa che si può vedere nei dipinti di Jacopo de’ Barberi. L’apertura è un palcoscenico naturale in cui agiscono una folla di figuranti vestiti lussuosamente e con le collane che ne contraddistinguono il grado; il re, ad esempio , ne ha una sola e grossa.P1040265                               A sinistra, nel particolare sopra riportato, appare un personaggio vestito di verde di cui si intravede il capo e la manica sulla quale è raffigurato lo stemma di qualche compagnia della Calza che sarebbe interessante analizzare. Su tutto domina la luce e il colore della Venezia che si apprestava a rivestire di marmo i suoi palazzi e a dominare i mari. Sulla destra è raffigurato l’episodio più significativo del dipinto ossia Orsola che elenca al padre le richieste che il principe deve soddisfare se vuole la sua mano, ovvero: aspettare 3 anni, convertirsi al cristianesimo, portare 11000 vergini inglesi a Roma con lui dal papa.P1040263                                                Il re, seduto vicino al piccolo letto a baldacchino di Orsola, ascolta perplesso la figlia,P1040267                                                   mentre la nutrice seduta sulle scale sembra presagire le disgrazie che seguiranno.P1040266                             La stanza di Ursula lascia pensare che il pittore abbia voluto accentuare l’idea di rappresentazione teatrale  del dipinto mostrando un ambiente non adeguato alla figlia di un re, con un pavimento costruito con le assi sopra i gradini di marmo e chiuso da un’inferriata e con un quadretto di scarso valore artistico alle pareti. la nutrice chiude visivamente il quadro come il personaggio vestito di rosso sulla sinistra le aveva aperto.

Il commiato degli ambasciatori inglesi, eseguito nel 1495, è un unico episodio che ha luogo in un salone di gusto rinascimentale dal quale, sulla destra, si può intravedete una fuga di edifici e un numero enorme di persone che assiste alla scena commentando e indicando i personaggi. P1040419                            Colpisce la decorazione ad incastro al centro della parete di fondo, simile al pavimento della basilica di san Marco e il raffinato reggi torce dal quale pendono piccoli stemmi. Gli ambasciatori inglesi si accomiatano dal re francese togliendosi gli ampi copricapi. In fondo, ma al centro della parete, un funzionario sta redigendo una lettera sotto dettatura , forse la stessa risposta che i messi devono consegnare al loro re. Un’ azione che, come nelle rappresentazioni teatrali medioevali, si svolge in contemporanea alle altre.

Il rimpatrio degli ambasciatori inglesi del 1495 è firmato nel piccolo cartiglio in basso che si intravede sulla sinistra -Victor Carpatio/ Veneti/Opus- Al ritorno  in Inghilterra gli ambasciatori riferiscono al re la risposta di Orsola.P1040237                Il capo della missione è al cospetto del re sotto una loggia che è circondata dalla lista, ossia una striscia di marmo che delimitava le ambasciate  rendendole territorio soggetto all’immunità diplomatica e che quindi non si poteva attraversare; infatti il personaggio vestito di rosso tiene i suoi piedi solamente accostati alla lista che invece può superare impunemente la scimmietta vestita da buffone.P1040241                                        A sinistra un altro messo, che indossa le calze della Compagnia ricamate in argento, viene accolto sulla riva da due giovani di cui, quello di spalle, riccamente vestito e con il cappello rosso, potrebbe essere Ereo il figlio del re. La sua figura divide il dipinto in due parti; a destra coloro che si trovano alla presenza del re, a sinistra gli spettatori.P1040239                             L’aria luminosa e calda del tramonto avvolge il campo non ancora pavimentato e in cui cresce un’erba  calpestata. Sullo sfondo, pieno di luce e di vita frenetica , appare l’Arsenale.P1040422                            Sopra un alto muro merlato svettano gli alberi di un giardino: Un luogo di delizie, isolato dai comuni mortali in cui gli spiriti eletti potevano ricreare la mente evadendo dalla massa e gli affanni della vita. L’edificio vicino al ponte è ricco di rilievi classici.P1040238                         A sinistra è rappresentato un dignitario seduto. E’ un personaggio importante a giudicare dai vestiti e dalla mazza che indica il grado di Scalco, ma non si comporta come tale. Il suo stare seduto, rilassato, con le spalle curve, i capelli poco curati e le ciabatte, fa pensare che si tratti di un attore che recita nella parte e che si sta riposando annoiato. Un contrasto evidente con il nobile veneziano vestito di nero, sulla destra, composto e dignitoso. Un minuscolo paggio suola la ribeca, un altro particolare che corrisponde alla vita reale veneziana, dove, a seconda della nota tratta dallo strumento, i presenti potevano capire il grado gerarchico del personaggio.                                                                                                                                 Le sfilate dei protagonisti e degli spettatori sulle rive e sui ponti fanno pensare che i tre teleri dove appaiono  gli ambasciatori, riproducano la momaria; un tipo di spettacolo assai diffuso in Europa e a Venezia nel 1500 (mumming in inglese) Organizzata all’origine solo dai giovani della nobiltà per accompagnare e rallegrare i matrimoni con spettacoli e sfilate mascherate, si diffonde poi anche tra il popolo e le comunità straniere. Dalle celebrazioni dei matrimoni si passa poi alle organizzazioni delle feste di Carnevale e al compito ufficiale, delegato dalla Serenissima alle compagnie della Calza più importanti, di organizzare le feste per il ricevimento dei capi di Stato o di personaggi  rilevanti.

L’incontro dei fidanzati e la partenza dei pellegrini è un dipinto enorme che occupa un’intera parete. Collocato nella parte centrale della Scuola permetteva di esprimere tutti i concetti che dominavano l’intera composizione. E’ diviso in due parti da un ampio pennone e racconta 4 diversi episodi.P1040246                          Al centro, sulla sinistra del pennone, è seduto un giovane che guarda verso di noi con un cartiglio svolazzante in mano. Sulla manica della sua giacca è ricamato lo stemma della compagnia dei Zardinieri. Alla base del pennone uno scorpione sale sulla superficie bianca inclinandosi verso sinistra dove si trovano gli inglesi non ancora convertiti al cristianesimo. Lo scorpione era infatti considerato un segno di lutto e di rovina, oltre che espressione della religione pagana. Le fondamenta mostrano la loro semplice struttura     costruita sui pali.P1040245                                Sulla sinistra il paesaggio è alquanto fosco e cupo, rupestre e arcigno; dovrebbe raffigurare l’Inghilterra invece ricorda Rodi e la sua torre, ovviamente dominio veneziano. Il giovane si separa dal re circondato da una folla di dignitari con il capo coperto dal tocchetto nero dei nobili veneziani fra i quali spicca il giovane in primo piano che indica con il dito l’intero spettacolo.P1040244                                         Sulla destra la scena dell’incontro dei fidanzati non ha invece spettatori. Chi li circonda guarda verso di noi o in un’altra direzione quasi a lasciare che Ereo inginocchiato esprima a Ursula i suoi omaggi.P1040248                             La terza scena è quella toccante della separazione dei fidanzati dai genitori di Ursula. La madre si asciuga le lacrime mentre il padre accarezza la figlia.                          P1040251                                                Hanno sullo sfondo il paesaggio luminoso e chiaro dei palazzi dei dogi e una folla enorme di personaggi che assistono all’addio. In alto sulle scale, le trombe salutano la partenza dei viaggiatori che si avviano, seguiti dal corteo delle vergini, verso le navi che li attendono a vele spiegate all’Arsenale.P1040426                    A Roma i giovani incontrano il papa, ma la tela non era presente in sala. Possiamo ammirare invece: Il sogno della santa. Forse il dipinto più famoso, almeno nel mondo anglosassone, grazie alle toccanti parole con cui John Ruskin ha espresso la sua ammirazione per la tela e per il Carpaccio che considerava uno di quei pittori prerinascimentali che tanto ammirava. Ruskin non nota che il dipinto è stato malamente tagliato sulla sinistra. Si limita ad ammirare i due vasi ‘greci’ alle finestre, anche’esse pesantemente restaurate e rifatte e la luce che entra nella stanza con l’angelo di cui si nota l’ombra sul pavimento. Loda Ursula perché è una ragazza studiosa e lavoratrice, scambiandola per una massaia inglese e non nota la scritta INFANNTA sulla manica del suo vestito.

P1040428                                        Orsola riceve la visita di un angelo molto piccolo e che non fa rumore, come si può capire dal cagnolino che resta calmo e tranquillo ai piedi della sua padrona. Ha in mano la palma del martirio che sta per sussurrare. P1040253                              La porta sullo sfondo è aperta e la parte sinistra del letto è pronta per ricevere il fidanzato e un’altra corona ai piedi del letto. Infatti i due giovani erano nel frattempo rimasti orfani e diventati rispettivamente regina e re. Nei vasi alle finestre ci sono una pianta di garofani , simbolo dell’amore coniugale, e una di mirto, simbolo dell’amore celeste. La tranquillità e la pace che emana dalla stanza, simile all’ambiente dello studioso raffigurato nella visione di sant’Agostino a san Giorgio degli Schiavoni, è un contrasto stridente e angosciante con il finale della storia.P1040383

L’arrivo dei fidanzati a Colonia                                                                                                                             Eseguita nel 1490 è la prima opera del ciclo. Narra un unico episodio su una tela di circa 2,60 per 2,28 metri. la città è assediata dagli Unni il cui re compare in primo piano verso destra

.P1040236                     Un soldato legge un dispaccio che annuncia l’arrivo dei due giovani. Sulla destra, sotto le mura, si vedono le tende degli assedianti e un arciere che sta prendendo di mira un uccello nero su di un albero quasi rinsecchito. Sulla sinistra la nave si è accostata alla riva e le due teste; del papa che aveva seguito i pellegrini e di Ursula, si affacciano per chiedere informazioni al giovane che aveva accostato la barca. Il realismo dei particolari, come il cane in primo piano, i pali conficcati sulla riva, la precisione nella descrizione delle mura dell’Arsenale lungo il rio della Tana, le barche, le nubi e le bandiere, contrasta in modo stridente con l’atmosfera  da sogno che aleggia su tutto il dipinto. Ma tutto è permesso nelle favole, anche il fatto che una nave partita da Roma raggiunga poi Colonia per arrivare in Inghilterra. In realtà la storia di Ursula raccontata da Jacopo da Varagine, parla di una giovane bretone che non vuole sposarsi e che quindi fugge su una nave, compie un naufragio e si ritrova a Colonia. Evidentemente la versione raffigurata dal Carpaccio per la Compagnia della Calza, che celebrava soprattutto matrimoni, non poteva raccontare che una giovane fidanzata fuggisse per non doversi sposare.

Il martirio dei pellegrini è stato eseguito nel 1493 ed è diviso in due episodi da una colonna.

P1040430                                    Sulla sinistra , in mezzo al bosco, gli Unni compiono una strage dei pellegrini. Ursula è inginocchiata davanti all’arciere che sta per scoccare una freccia mentre il pontefice viene sgozzato ai piedi di un albero. Sulla destra abbiamo le esequie della santa il cui corpo giace su un catafalco sorretto da prelati che sta per essere inumato in un mausoleo in cui è inciso il nome di UrsulaP1040431                                     In fondo alla scalinata una donna vestita di nero è in preghiera davanti alla santa; forse una nobildonna defunta della famiglia Loredan.

Apoteosi della santa  Firmato e datato 1491, raffigura la santa che si erge sopra le 11000 palme del martirio e che è circondata ai lati dagli angeli che l’accompagnano in cielo e da dio che l’accoglie fra le sue braccia mentre due angioletti le pongono una corona sul capo.P1040273 (2)                  Ai suoi piedi le 11000 vergini e martiri, e ,sulla sinistra, si intravede papa Ciriaco e alcuni spettatori, probabilmente i giovani committenti dell’opera. Il paesaggio sullo sfondo si richiama alla campagna veneta e ai suoi colli, mentre il grande arco racchiude e contiene tutta l’intensa raffigurazione

 

 

 

 

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2 risposte a La principessa, la città e il pittore

  1. lois ha detto:

    Confesso che Carpaccio è stato uno di quegli autori che non mi ha mai completamente coivolto ne affascinato. Forse perché sui primi libri di Arte letti, lo si trova sempre “a corredo” dei vari Bellini, Antonello, Giorgione etc… Un paio di anni fa poi, mi sono trovato faccia a faccia coi teleri (anche se costretti in uno spazio poco adeguato, oggi non so se sia cambiata la loro collocazione) e a vedere insieme così tanta “storia” si avverte effettivamente quale portata avessero avuto illo tempore e negli anni successivi. Un iconico “film movie” d’anzitempo, dove poter scorrere, col massimo dei dettagli, ogni episodio delle storite. Soprattutto un’opera monumentale iscritta nella contemporaneità dell’artista che ci ha lasciato così una testimonianza fortissima di stili, mode, atteggiamenti e arredi che ci consentono, quasi in maniera documentaria quella che dovette essere la laguna nel Cinquecento. Uno scorcio di vite in un tempo in cui, in risposta a Firenze, si stava consolidando la pittura del colore.

  2. elena ha detto:

    Le opere d’arte sono i documenti storici più attendibili che noi abbiamo, ovviamente tenendo conto delle esigenze dei committenti e delle eventuali censure che si sono sempre aggirate nel nostro Paese. Anch’io ho sempre considerato Carpaccio un autore prerinascimentale ed è forse per questo che ho sempre provato per lui un’istintiva attrazione. Finì messo da parte dai pittori più famosi e come tanti nostri grandi autori, oscurato dai grandissimi di cui ogni città italiana era ricca. Sono d’accordo quando scrivi che Carpaccio anticipa i nostri documentari e ci regala una visione del suo tempo dettagliata e precisa e anche di lì deriva la mia passione per i suoi quadri: sembra di vivere nel 1500, quando si guardano le sue opere e si leggono le fonti da cui derivano, un’esperienza affascinante, confesso che ho fatto fatica a smettere di scriverne. Per fortuna le foto di san Giorgio degli Schiavoni non mi sono riuscite perché l’ambiente è immerso nella quasi completa oscurità e, ovviamente, non si può usare il flash né il cavalletto. Le opere dell’Accademia sono ancora nella stessa stanza in cui probabilmente le hai viste tu, dove, come dici giustamente, non si possono ammirare dalla distanza adeguata (e nemmeno fotografare in modo decente)

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