La città museo

P1040942              La ricca Brescia è spesso trascurata dai turisti che considerano la città come un importante centro commerciale e industriale. Il visitatore che vi giunge per caso è invece colpito dalla bellezza dei monumenti del suo centro storico, dal castello con il suo parco, dalle molteplici chiese ricche di affreschi e di opere d’arte, e , soprattutto, dal complesso monumentale di santa Giulia. Una città museo  che presenta al visitatore più di 3000 anni di storia raccontata non solamente con i reperti rinvenuti nella zona e nella città, ma anche con le strutture stesse del complesso edilizio che racchiude un’area espositiva di 14.000 metri quadrati con più di 11.000 reperti.

Alla base dei monasteri, costruiti in secoli diversi nella zona, furono rinvenute numerose domus romane, decorate con affreschi, mosaici, suppellettili; testimonianza di una città romana importante e ricca. Tra il IV e V secolo la città si sposta verso le cattedrali cristiane e i Goti invasori contribuiscono all’ulteriore distruzione degli antichi reperti. I Longobardi, stabiliti a Brescia dal 596 in poi, utilizzeranno i resti dei monumenti romani per costruire le loro case e sulle rovine si edificherà poi il monastero di san Salvatore e la sua cripta, quindi l’oratorio romanico di santa Maria in Solario, il coro delle monache, la cinquecentesca chiesa di santa Giulia e i chiostri.

Sono stati approntati due percorsi indicativi affinché il visitatore non si perda nel museo e non trascuri i reperti più importanti. Ho cercato di seguirli tutte e due contemporaneamente con il risultato di farmi inseguire dai sorveglianti che cercavano di indicarmi la giusta via da percorrere il che mi ha fatto capire che il museo è decisamente in buone mani. Ed è visitato  con attenzione da numerosi studenti  chiaramente interessati alle spiegazioni delle guide e alla storia della loro città.

Tralasciando per ovvi motivi il percorso espositivo dedicato alla preistoria, ci immergiamo nei resti della storia di Brixia romana ricordando che all’esterno del complesso museale esistono ancora importanti vestigia del tempio  Capitolino voluto da Vespasiano nel 73-74 d.C dedicato a Giove, Giunone e Minerva con un interessante museo lapidarioP1040450                                    e i resti del teatro romano del I secolo a.C. distrutto durante le invasioni barbariche.                                                                                                                                                                        Il nostro percorso all’interno delle sale dedicate all’antica Roma sarà sicuramente riduttivo e superficiale. Fra le opere esposte, tutte interessanti, ho scelto  quelle che mi hanno colpito di più , come la lastra, parte di un sarcofago raffigurante la battaglia delle Amazzoni  del III d. C. proveniente dall’Attica e che era stata reimpiegata nella costruzione del monastero benedettino.P1040501P1040500                        Si possono ancora ammirare, camminando su una comoda passerella, parte dei pavimenti delle antiche case romane,P1040687                                    la costruzione degli acquedotti che portavano l’acqua nelle case, i mosaici, di cui ben conservato è quello  della domus di Dionisio,P1040710P1040691                                   Le ricche sale del museo conservano i resti di una necropoli romana  e la famosa vittoria alata scoperta nei pressi del tempio Capitolino; copia del I secolo d. C. di una scultura in bronzo eseguita in Attica nel 250 a.C.P1040671                         Nelle grandi saleP1040641                             Suppellettili e vasi funerari si offrono allo studio dei ricercatoriP1040613P1040633                               assieme ai numerosi resti di sarcofagi.P1040643 (2)P1040644                       Proviene dal teatro il capitello con la testa femminile del II-III secolo d. CP1040669                              e una serie di bronzi che vanno dalla metà del I al III sec. d. C ricoperti con foglie d’oro che ritraggono, tra gli altri, personaggi importanti della famiglia  imperiale dei Flavi.P1040675                              P1040686               Crollato l’impero romano d’Occidente,  nel 476, Brescia subì la dominazione di numerosi gruppi barbarici ; l’ultimo in ordine di tempo fu quello dei Longobardi chiamati così per le lunghe barbe o forse per le lunghe lance (Lang Bart=lunga barba/ Lange Barte= lunga lancia)                                                                                                                                                                     A partire dal 596 si stabilirono in città e cancellarono definitivamente anche l’idea dello splendore della civiltà romana. Le loro abitazioni , nei primi decenni, erano costruite da un unico vano all’interno degli ambienti delle case romane: Le pareti erano innalzate con materiali di ripiego: argilla, rami, pietre trovate nel teatro romano e i tetti erano ricoperti con tavole di legno.  Impressiona apprendere che i morti erano sepolti all’interno  delle case stesse, nei vani delle pareti e che le sepolture venivano riutilizzate più  volte. Nello stesso vano in cui si abitava, si moriva, si veniva sepolti e si lavorava anche la ceramica e, naturalmente, l’acquedotto, ormai distrutto, non portava più l’acqua nelle case. L’attuale zona del museo cadde in abbandono e la città si spostò attorno agli edifici cristiani nell’attuale centro storico di Brescia. Nel museo è ricca anche la documentazione della vita dei Longobardi attraverso l’esposizione dei manufatti ritrovati nelle tombe P1040604                                  ma non riesce a cancellare l’amarezza che provo tutte le volte che posso ammirare i resti dell’antica Roma e la decadenza senza rimedio che ne è seguita. E’ la stessa amarezza che si prova dopo aver letto della grandezza della cultura degli Egizi e la distruzione della loro civiltà per opera del violento monoteismo.

Mentre i Romani, anche durante l’impero, edificavano templi, strade, case e acquedotti  per tutta la popolazione , i regimi feudali che avevano invaso l’Italia costruivano soprattutto chiese e monasteri.P1040577                               Il monastero benedettino di san Salvatore , che fa parte del complesso museale che stiamo visitando, è testimonianza dell’importanza raggiunta dai Longobardi nella città. Infatti fu costruito da Ansa e Desiderio  per la figlia Anselperga che ne sarà la prima badessa. Il convento fu dotato di ricche proprietà  che si estendevano in tutta l’Italia del nord e in parte anche nell’Italia   meridionale e di ricche suppellettili. Era un importante centro economico e sociale . Importanti resti di questo periodo fanno bella mostra di se nel museo come il pluteo  dell’VIII secolo: una massiccia lastra di pietra che forse faceva parte  di una recinzione liturgica  e che si richiama alla croce di Desiderio.P1040469                                                                                     Elementi nordici si amalgamano con i motivi dell’arte romana e bizantina  come nello stucco dipinto raffigurante la madonna con il bambino del IX secolo.P1040471                              La chiesa medioevale di san Salvatore, edificata nel 763 da Desiderio duca di Brescia e poi re dei Longobardi, è uno dei pochi edifici  medioevali giunti fino a noi. L’interno è suddiviso in tre navate da due file di colonne  con fusti e capitelli ricavati dagli edifici antichi.

P1040755                             E si può considerare il massimo dell’espressione artistica del Longobardi in Italia, quando, a contatto con quanto rimaneva dell’antichità classica, appresero finalmente  tecniche e modi di costruzioni civili. L’edificio è dotato di una cripta  che nelle chiese paleocristiane  serviva a conservare il corpo dei martiri.P1040587                                La cripta di san Salvatore fu costruita nel 762-3 per accogliere le reliquie di santa Giulia e fu ristrutturata nel XII secolo. Le volte, sostenute da colonne marmoree di provenienza romana, sono decorate da capitelli risalenti al XII secolo. Otto capitelli con le relative colonne furono asportate e ora sono conservate nel museo.P1040479P1040481                                                   Sulla chiesa si affacciava il coro  delle monache  con ai lati due cappelleP1040533                                 A sinistra la cappella della Vergine , affrescata da Caylina il Giovane intorno al 1527 e da un autore ignoto P1040546                                 raffigurante scene della vita della Vergine , di Cristo e di san Giovanni.P1040574P1040563P1040565                                Sulla destra dell’ingresso è situata la cappella ricavata alla base del campanile  ricoperta dalle storie di sant’Obizio, probabilmente dipinta dal Romanino nel 1526-27P1040551                        Sant’Obizio Niardo era un nobile condottiero che si era distinto per le   sue azioni militari contro i Bergamaschi.P1040552P1040553                           Imprigionato sotto le travi di un ponte che gli era crollato addosso e salvato da un passante, dichiarò di aver visto l’inferno e quindi si dedicò alla preghiera e alla penitenza  abbandonando moglie e figli e dedicandosi all’eremitaggio.P1040555                             Alla fine fu ospitato nel monastero di santa GiuliaP1040558                                  in cui noi ritorneremo fra non molto .

 

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