Santa Giulia

P1040491                                     Alcuni affreschi che adornavano il sagrato di san Salvatore sono conservati nel museo di santa Giulia, altri sono stati lasciati in loco e si possono ammirare quando lo si attraversa per raggiungere il coro delle monache.P1040733                                                               Il coro è una grandiosa costruzione commissionata dalle religiose nel 1466 e ristrutturata, nella sua forma attuale, agli inizi del Cinquecento. E’ addossato e sopraelevato rispetto alla chiesa si san Salvatore e permetteva alle monache di assistere non viste alle funzioni.P1040742                                     La sala, tipicamente rinascimentale, ha una volta a botte, mentre sulle pareti laterali si susseguono archi a tutto sesto retti da pilastri con cornici modanate.                                  La decorazione pittorica risale al 1527. Gli affreschi superiori e quelli delle volte a botte con le scene dell’infanzia di Cristo e la Crocifissione sono sicuramente da attribuire a Floriano Ferramola un artista importante nella Brescia del suo tempo e di cui Ottavio Rossi  nel 1640 nel suo –Elogi storici di bresciani illustri– scrive: “Si ritrovò il Ferramola nel sacco di Brescia e si racconta che in quella miseranda rovina , essendo entrati in casa sua i Francesi per svaligiarlo, egli che dipingeva, non cessasse mai di dipingere, tuttavia facendo cenno ad essi che dovessero rubar ciò che volevano, che a lui sarebbero bastati i suoi pennelli per recuperare ogni cosa perduta” L’artista muore di peste nel 1528 dopo un’esistenza trascorsa tra mille difficoltà economiche. P1040765                                Nel -coro- salta subito agli occhi la grande crocifissione con i personaggi abbigliati con colori vivaci nella parte bassa del dipinto, racchiusi nella scena da due cavalieri  di cui quello a destra reca il gonfalone rosso con dipinto lo scorpione simbolo degli infedeli. In alto il paesaggio dipinto con colori tenui si allarga sullo sfondo lasciando intravedere caselli e palazzi che si perdono in lontananza. Accanto sono dipinte imponenti scene della passione di CristoP1040744                           quindi della resurrezione,P1040766                                                   dell’ascesa al cieloP1040767                             e il delicato affresco restaurato di recente dell’incontro di Cristo con le Marie.P1040776                        Scene della passione, visioni di profeti e santi, si ripetono sugli archi, riempiendo ogni spazio delle paretiP1040759                              compresi i pennacchi che contengono quasi tutti figure di profeti.P1040746                                                   Su ciascuna delle volte in alto è affrescata la Sibilla Tiburtina che tiene tra le mani un cartiglio che ricorda la passione di Cristo. Le 10 Sibille della mitologia classica erano vergini e predicevano il futuro. Si narra che la Sibilla Tiburtina abbia profetizzato l’avvento di Cristo per cui viene spesso raffigurata nelle scene religiose come colei che ha annunciato al mondo pagano  l’avvento di Cristo.P1040751                                             Le Sibille di Ferramola sono giovani e belle a differenza delle classiche che sono sempre raffigurate vecchie e brutte. Infatti si narra che la Sibilla Cumana abbia chiesto ad Apollo l’immortalità dimenticandosi di chiedere anche la giovinezza e che quindi sia diventata vecchissima mentre il suo corpo si riduceva alle dimensioni di una cicala. La differenza introdotta nell’iconografia del monastero probabilmente voleva suggerire che chi si dedica a dio resta eternamente giovane e bello.

P1040745                                Autori sconosciuti affrescano scene della passione di Cristo sul lato meridionale.

.P1040761                                                       Nella sala è presente pure il massiccio mausoleo Martinengo realizzato tra il 1503-18 da Gasparo Cairano e Bernardino delle Croci, proveniente dalla chiesa del Santissimo Sacramento di Brescia. Un’opera di difficile attribuzione  e che rappresenta uno dei massimi capolavori della scultura monumentale bresciana  ma che io trovo sarebbe al suo posto nella chiesa in cui l’avevano voluto i due fratelli Francesco e Antonio Martinengo. Notevoli i fregi e le formelle  che adornano le colonne che riflettono il gusto dell’arte bresciana.

P1040764                                   Uscendo dal coro delle monache ci si ritrova sotto il porticato che si affaccia su uno dei cortili interni del complesso museale.P1040525                                   Sul lato sinistro si può accedere all’aula superiore di santa Maria in Solario, una chiesa medioevale risalente al XII secolo e che si intravede già in via dei Musei .P1040453                                 A pianta quadrata, costruita con una massiccia muratura che incorpora frammenti d’iscrizione romani, è sormontata da un tetto ottagonale sotto il quale si trova una loggetta cieca sorretta da colonnine e capitelli medioevali. Balza agli occhi già dall’esterno e forse era questo l’intento di chi l’aveva progettata. La chiesa era il sacello che custodiva  il tesoro costituito da reliquie preziose protette in appositi cassoni di ferro e che veniva esposto nella chiesa di san Salvatore nelle occasioni più solenni.                                                                        Poco posso mostrare dell’interno del piano superiore avvolto in un’oscurità quasi completa. La croce di Desiderio  dell’IX secolo, che troneggia in mezzo alla sala è ricoperta da una pesante teca di vetro che riflette la poca luce .. La volta stellata è opera di Floriano Ferramola del 1513P1040508                                       come pure gran parte degli affreschi che si possono intravedere alle pareti , tranne uno del XVI secolo, decisamente rovinato.P1040511                               Al terzo piano del Museo, la pinacoteca cittadina, in fase di restauro, mostra alcune delle sue opere . Tele che provengono dai lasciti dei conti Tosi e Martinengo alla città di Brescia verso la metà dell’Ottocento. La collezione comprende pure circa 30.000 opere di arte grafica  (non esposte) fra le quali la collezione completa delle opere di Durer.

Ma vediamo alcune delle tele che sono riuscita a fotografare. Saltano subito agli occhi i 4 santi del 1360 di Paolo Veneziano , provenienti dalla chiesa di san Cosma e Damiano, testimonianza che nell’area cittadina dominava lo stile tardo gotico e l’influenza veneta.P1040891 (2)                                     Non si conosce l’autore di -San Giorgio e il Drago- del 1460-70 con parti in rilievo e con lo sfondo in oro (causa dei brutti riflessi che non ho saputo evitare nella foto) Un’opera di gusto tardo gotico in cui è presente l’influenza di Gentile da Fabriano e di Pisanello.

.P1040897 (3)                       L’angelo è un frammento della pala d’altare eseguita da Raffaello  per la chiesa di sant’Agostino a Città di Castello nel 1501. Un pauroso terremoto distrusse la chiesa e danneggiò la tavola che fu smembrata e dispersa e di cui la parte centrale si trova al museo di Capodimonte e un altro angelo al Louvre.P1040902 (2)                 E’ evidente l’influenza del Pinturicchio e del Perugino in questa tela che colpisce per la vivacità degli accesi contrasti cromatici e per la dolcezza e delicatezza del disegno.P1040908 (2)                          Il bresciano Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, dipinge Tullia d’Aragona come Salomè nel 1537 circa.P1040913 (2)                           Un altro bresciano, Giovan Battista Galeazzi, ci offre un’immagine regale e imponente della martire Giulia con un olio su tela del XVI secolo.                                                                                         La -Cena di Emmaus- del Moretto è un enorme dipinto  che in origine si trovava nella cappella di san Sebastiano . Un’opera considerata estremamente importante  perché anticipava lo stile del Caravaggio. Impossibile da fotografare, mi limito a mostrare un piccolo particolare che non fa vedere però, i contrasti di luce e l’intensità delle espressioni dei personaggi  che sorprendono per la loro forza.P1040916                                Sono del Moretto anche gli affreschi dei profeti del 1525, trasportati su tela e provenienti dal palazzo Martinengo.P1040919 (2)                                       Abbiamo un Cristo porta croce di Giacomo Raibolini, detto il Francia del 1517.P1040927 (2)                                Termino con due affreschi di Floriano Ferramola, provenienti da palazzo Calini, trasportati su tela. Il primo è -L’incontro degli sposi-P1040932 (2)                              il secondo è -la caccia al falcone- di cui posso mostrare solamente questo particolare.P1040935

 

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