C’era una volta…

P1050026               Un reperto fossile può far capire anche all’individuo più digiuno di conoscenze scientifiche che la nostra esistenza non è che un granello dell’universo in continua e varia evoluzione. E scoprire alcuni di questi documenti con le proprie mani è un’esperienza decisamente affascinante. Ricordo i pomeriggi trascorsi con Vittorio sulle colline dell’Astigiano a caccia di conchiglie nelle vecchie cave abbandonate. Tutte le volte il mio paziente amico cercava di insegnarmi i nomi scientifici e l’epoca in cui erano vissuti i fossili che riuscivamo ad estrarre e puntualmente io dimenticavo tutto e spesso rovinavo anche le poche cose che riuscivamo a recuperare sprofondando in modo maldestro nelle montagnole di sabbia. Poi, anni or sono, al Museo Civico di Storia Naturale di Verona ho visto gli spettacolari fossili di Bolca fra i quali spicca l’Archaephippus Asper  proveniente appunto da Bolca e quindi una domenica mattina mi sono messa in viaggio per visitare il museo dei fossili più famoso al mondo che si trova sulla costa dei monti Lessini.

La Lessinia con le sue vallate è un territorio decisamente suggestivo. E’ divisa geologicamente in due parti completamente diverse come ho imparato a mie spese durante il viaggio. Il versante nord, che si trova in Trentino, è scosceso e ripido, a picco sulla val Lagarina. Non si vedono che larici e abeti perchè non credo sia possibile costruirvi nessuna abitazione. La strada di circa 14 km è scavata nella roccia a picco sulla vallata e è tutta curve a gomito. Non ho scattato nessuna foto perché non avevo il coraggio di fermarmi e guardare in basso. Confesso poi che mi reputo molto fortunata per non aver incontrato nessuna macchina proveniente dalla direzione contraria. Si arriva  in alto al passo delle Fittanze a 1399 metri s.l.d.m. dove il paesaggio cambia completamente e la strada incomincia a scendere verso le vallate ricoperte di malghe e di prati.P1040943            50 milioni di anni or sono i verdi pascoli di montagna che si estendono davanti a noi erano ricoperti da un caldo mare tropicale nel quale vivevano pesci, piante e vari organismi. Nell’alta valle dell’Alpone, la zona in cui si trova Bolca, esiste il giacimento di fossili più importante al mondo, non solo per estensione ma soprattutto per il perfetto stato di conservazione delle specie animali e vegetali. Molti di questi reperti sono dispersi nei musei di tutto il mondo mentre a Bolca sono esposti, in tre sale, 500 esemplari tra pesci, piante e altri organismi ritrovati nella zona, a partire dal 1500 in poi.P1040949                                        La prima domanda che ci si pone è come mai tanti fossili si siano conservati in modo così perfetto fra le lamine dei giacimenti. Il pensiero corre a Pompei e alle eruzioni vulcaniche ma gli studiosi hanno osservato che i reperti si sono ritrovati in giacimenti ricoperti da strati di lamine che si sovrappongono una sull’altra a intervalli regolari per circa 4/5 mila volte. Quindi l’ipotesi più seguita è quella di un’impressionante moria di pesci dovuta allo sviluppo delle alghe. Morìa che si può riscontrare ancora oggi in molti dei nostri mari ma non con l’intensità di Bolca. L’eutrofizzazione , spiega il manifesto del museo, è spesso frutto dell’attività umana, ma non solo, è anche un fenomeno naturale in cui troppi nutrienti giungono al mare e determinano lo sviluppo delle alghe  che sottraggono ossigeno all’acqua e quindi determinano l’asfissia dei pesci. Gli scienziati però non negano la presenza di fenomeni vulcanici  che, muovendo i fondali, permettono ai pesci di restare intatti per molti millenni. E’ un’ipotesi come un’altra. assai difficile da verificare, ma anche chi è digiuno di conoscenze scientifiche al riguardo, come la sottoscritta, resta comunque affascinato dalla bellezza di questi esseri che ci guardano dopo 50 milioni di anni.

La fama di Bolca è dovuta alla perfetta conservazione  dei pesci e dei molluschi, delle meduse e della flora. Infatti i pesci, in qualche caso, conservano ancora tracce della pigmentazione originale e in alcune cavità orbitali si può intravedere la retina. Le meduse, costituite al 99% di acqua, sono ancora visibili e delle foglie si possono ammirare le piccole nervature. Una spiegazione della meravigliosa conservazione di queste specie di piante e animali consiste forse nel tipo dei sedimenti che erano costituiti da una grana finissima che ricopriva e sigillava rapidamente i cadaveri riducendo l’ossigeno la cui mancanza uccideva i piccoli organismi che altrimenti avrebbero consumato i pesci e i molluschi. Nel 1796 lo studioso S. Volta si accorge finalmente che tra questi reperti esistono numerosi pesci esotici tipici delle Indie e delle Americhe e quindi si giunge facilmente alla conclusione che le colline delle Prealpi tra Verona e Vicenza erano ricoperte dalle acque di un mare tropicale. Ma non tutti i pesci ritrovati nelle cave appartenevano a specie marine; alcuni provengono da zone lacustri e indicano in questo modo che i sedimenti non sono i luoghi in cui sono vissuti questi organismi. Ma lasciamo agli studiosi il compito  di decifrare i molti misteri che ancora avvolgono i reperti della valle dell’Alpone e iniziamo la nostra visita al museo dove i fossili sono suddivisi in modo ordinato a seconda della provenienza, della famiglia e del genere. Noi ne vedremo solo alcuni seguendo l’ordine perentorio deciso dalla mia macchina fotografica che spesso rifletteva la luce delle teche che proteggono queste naturali opere artistiche.P1040982                               Le lastre estratte dai bachi fossiliferi della Pesciara, che si trova a circa 2 km dal museo, vengono aperte con acuminati scalpelli seguendo la stratificazione della roccia e poi osservate e studiate accuratamente al microscopio.

Ed ecco Rajitormes Dasyatidae che può raggiungere la lunghezza di due metri e vive sui fondali sabbiosi delle acque costiere poco profonde dove resta immobile in attesa della preda che stordisce con una carica elettrica.P1050003                                 Troviamo poi una RhinobatidaeP1050005                            e un Actinopterygii.P1050006                           Le specie di Pyconodus Platessus appaiono circa 210 milioni di anni fa e poi scompaiono nell’Eocene. Le specie trovate a Bolca sono gli ultimi esemplari  dell’intero ordine .P1050007                                Abbiamo poi numerosi anguilliformi.P1050009                                 Gli Scatophagus di Bolca sono simili ai pesci che vivono oggi nell’Oceano Indiano e che continuarono a vivere ancora per 20 milioni di anni nella zona di Chiavon in provincia di Vicenza dove si trova un’altra importante zona fossilifera.P1050011                             Lo Scombridae , uno dei pesci più veloci al mondo, può raggiungere i 60-100 km orari.P1050013 (2)                                 La sogliola è uno dei pesci più conosciuti dei Pleuronectiformes, ancora assai diffusi in tutti i mari.P1050015                                       Degli Acantudiri sono stati rinvenuti a Bolca ben 8 generi. Sono pesci erbivori e costieri dei mari caldi e delle barriere coralline.P1050019 (2)                                I Gobiidae sono i pesci più piccoli; infatti non superano mai i 10 cm. Hanno un corpo allungato e due pinne dorsali.P1050021                                 Senza dubbio l’Eoplatax papilio o pesce angelo è uno dei fossili più belli che si possano scoprire . Oggi vive all’interno delle barriere coralline e è diventato assai raro. A Bolca in 4 secoli di scavi ne sono stati trovati una ventina che rappresentano la più antica segnalazione della famiglia e è della dimensione dei Platax viventi.P1050028                           Ecco alcuni esemplari di Sparidi, gli antenati degli Sparidi che vivono oggi nei nostri mari.

.P1050035                         La famiglia dei Menidae è rappresentata da un solo genere, Mene; sia allo stato fossile che nei mari attuali dove vive in acque profonde. Il confronto con le specie viventi ha messo in luce che il pesce è rimasto praticamente immutato nei millenni.P1050042      L’Archaephippus asper è comune oggi in tutti i mari costieri e subtropicali                           P1050031                    Esiste poi nel museo una ricca sezione dedicata ai pesci che popolano le scogliere.P1050053                    e un Astice Palinuro P1050061 (2)                                un Archaephippus asper o pesce vangaP1050070 (2)                             e un affascinante pesce pipistrello.P1050072                             Assai rappresentata anche la flora fossile con numerose piante acquatiche.P1050095 (2)P1050090 (2)                            Qui si trovano le Hemiphoenicites, palme fossili, di medie dimensioni mentre quelle più grandi sono al Museo di Verona.P1050088 (2)                              Termino con una Caesalpina eocenica sperando che il mio Maestro apprezzi almeno la buona volontà.P1050113

 

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2 risposte a C’era una volta…

  1. lois ha detto:

    Mi hanno sempre affascinato i fossili. L’immagine che appare all’improvviso dal passato lasciandoti stupito come un bambino. Forme sconosciuto e poi soprattutto così perfette da aprire spazio all’immaginazione verso un reale che ci è appartenuto.
    E questi fossili che hai mostrato sono di una nitidezza perfetta!

  2. elena ha detto:

    Si può entrare nelle grotte della Pesciaria, dotati di un martelletto a cercare i fossili personalmente, un’esperienza assai divertente soprattutto per i numerosi bambini presenti. Un ritorno al mio passato piemontese per quanto mi riguarda. I fossili del museo sono veramente molto belli e sarebbe interessante pure leggere i numerosi volumi scritti dai numerosi scienziati sull’argomento. Chi non trova il tempo per giungere fino a Bolca può ammirare i fossili del Museo di Scienze Naturali di Verona, che probabilmente ha selezionato i reperti più belli già molti anni or sono. Questi reperti sono veramente perfetti e nitidi come giustamente scrivi tu. E grazie per il tuo gentile commento.

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