Castelli e trenino

P1050120              Dopo l’avventuroso viaggio sui monti Lessini ho pensato che una riposante gita completamente organizzata fosse il modo migliore per trascorrere un tranquillo sabato primaverile. Confesso che non amo i viaggi organizzati. Odio programmare le mie giornate e trovo affascinante partire con l’intenzione di raggiungere una città e di ritrovarmi invece in un’altra semplicemente perché ho seguito le indicazioni del Tonto (il mio GPS) Inoltre non sopporto nemmeno la folla: mi lamento perché nei musei non c’è nessuno, ma in realtà da sola, davanti alle opere d’arte, io mi trovo benissimo.                                                                                Ora eccomi sul -trenino dei castelli- ad ascoltare le indicazioni delle guide e a seguire una numerosa folla di persone che veniva da ogni parte d’Italia e che trovava interessante tutto quello che vedeva. In una giornata, prima in treno, poi in autobus, abbiamo visitato due castelli in val di Sole e due in val di Non.                                                                                   Le guide erano deliziosamente colte e preparate, pazienti e gentili e il cuoco aveva preparato solamente per me un pranzo vegano; un netto miglioramento rispetto al pezzo di pane e pomodoro che riesco a mangiare quando viaggio da sola. Ma tralasciamo i banali dettagli personali per visitare insieme i 4 castelli incominciando da quello di san Michele in val di Sole, posto su uno sperone di roccia che domina il paese di OssanaP1050151                               e tutte le vallate comprese quelle dell’Alto BrescianoP1050168              Probabilmente risale all’epoca dei Longobardi anche se le prime notizie scritte sono del 1191. Appartenne a numerose famiglie nobili, ai vescovi conti di Trento e poi al famoso Mainardo del Tirolo. Ormai ridotto in rovina, nel 1992 diventa proprietà della provincia di Trento, che lo restaura restituendo agli abitanti di Ossana un pezzo della loro storia finalmente libero da signorotti e castellani prepotenti e avidi.P1050167                                 Del castello resta un imponente mastio alto 25 metri dal quale si gode un paesaggio affascinante su tutte le vallate e sulla Presanella.      P1050133                                                                                     Sopravvivono parte delle mura che circondavano il manieroP1050143                  e l’imponente ingresso principale.P1050142                                     Il borgo di Ossana, ora un comune di 192 abitanti, ebbe un’economia fiorente durante tutto il medioevo, grazie alla lavorazione del ferro che si ricavava dalle vicine miniere e quindi ai commerci con le valle bresciane. Il posto è celebre anche per i sanguinosi scontri del 1525 in cui i contadini si ribellarono allo strapotere e alle continue vessazioni, gabelle , tasse, imposte dai vescovi conti.                                                                                                              Il suggestivo paesino è immerso in un ambiente ancora più suggestivo del castello stesso, con le sue case ben curateP1050173                                     e gli edifici in cui s’incontrano l’architettura tirolese e trentina.P1050163                        Il viaggio prosegue verso il castello di Caldes, sempre in val di Sole. Un enorme edificio anch’esso restaurato e di proprietà della provincia di Trento. La parte centrale del maniero era una torre del 1200 della famiglia Cagnò che la cedette alla famiglia Thun che la restaurò e la racchiuse in una serie di  edifici che vi costruì attorno, dal 1464 in poi, conferendogli l’aspetto attuale.P1050187                        La chiesetta, separata dall’edificio, ma all’interno delle mura, fu aggiunta nel XVI secolo e nel 1670 il veronese Giovanni Cinquetti affrescherà la cappella.P1050190                                P1050192                               Anche questo edificio, come tutti  i castelli che si rispettano, è posto all’ingresso del paese di Caldes, su uno sperone di roccia che domina la vallata; il luogo più utile per controllare  le escursioni dei nemici e nello stesso tempo per riscuotere facilmente le gabelle. Il maniero possiede pure una leggenda, Si narra infatti che nella torre il conte Redemondo di Thun abbia imprigionato la figlia Mariana Elisabetta per impedirle di sposare il menestrello Arunte. Si attribuiscono a lei gli affreschi della torre che non si può visitare. Oggi l’edificio è sede di varie manifestazioni culturali e di esposizioni d’arte, quindi abbiamo potuto ammirare le tavole collezionate da Claudio Grezler fra le quali segnalo la -Venere con amorini- di Nicolò FrangipaneP1050207                              e la -Venere che riceve da Vulcano le nuove armi per Enea- di Bernardino Nocchi.P1050209                                   Interessante pure la -Sacra Famiglia con Simeone e una santa martire- di Nicolò de’ Barbari del 1520P1050219                                    e  -l’incoronazione di spine- di Paolo Farinati dell’ultimo decennio del XVI secolo.P1050226 (2)                                Di un allievo di Jacopo Bassano è sicuramente un dipinto intitolato -Mosè fa scaturire l’acqua dalle rocce- di cui posso mostrare un particolare.P1050228                                                                    Sono rimasta senza fiato davanti all’oscuro ritratto di gentiluomo di autore anonimo intitolato -Ritratto dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo- quasi a voler rendere omaggio al pericoloso criminale che nel 1630 ha inviato 36.000 lanzichenecchi a Mantova che, dopo aver saccheggiato la città e provocato la morte di 140.000 persone, ha depredato i palazzi dei Gonzaga portando via 282 carri di opere d’arte che ora arricchiscono i musei delle ex città asburgiche. Non resisto alla tentazione di aggiungere la banale considerazione che se si ruba una mela o si ferisce con un coltellino una persona si è dei criminali, mentre se si compiono le gesta di cui ho parlato sopra, si è un imperatore del sacro romano impero con la benedizione papale e l’ammirazione dei sudditi terrorizzati o idioti.

.P1050214                              Il ritratto è inoltre decisamente mediocre, con la testa che emerge da un buco nero sorretta da una gorgiera che sembra un reggi-torta, i capelli e la barba appiccicati alla bell’e meglio. Pittoricamente si salva solo l’occhio destro che guarda dalle tenebre verso di noi per capire se siamo interessanti dal punto di vista della sua professione di saccheggiatore e di ladro.

Dopo il pranzo all’interno di castel Caldes, la gita prosegue verso la val di Non per visitare castel Valer ancora di proprietà privata.P1050244               Non si possono eseguire foto all’interno del castello, il più affascinate e romantico di tutti,  per cui non posso mostrare la cappella affrescata dai Baschenis e da poco restaurata, forse in un modo un po’ troppo pesante, e nemmeno il muro di rose e di vite americana che ricoprivano la parete nord. Dobbiamo accontentarci delle due foto che sono riuscita a scattare all’esterno e in cui si intravede l’antica torre ottagonale,  ultimo  baluardo di difesa contro le amichevoli visite dei vicini conti.

.P1050243

Ed eccoci davanti al castello più famoso della valle di Non; restaurato da poco dalla provincia di Trento,   è sicuramente il più importante e imponente dei castelli che abbiamo visitato.P1050339                     Apparteneva alla famosa e importante dinastia dei Thun di cui fu sempre la sede principale a partire dal XIII secolo, data dell’inizio della sua costruzione. E’, ovviamente, sulla cima di una collina che domina la vallata e il paese di Vigo.P1050346                                        La struttura centrale è tipicamente gotica come tutti gli edifici trentini e è circondato da fortificazioni,P1050330                        camminamenti per la ronda,P1050333.JPG    e bastioni su tutti i lati.                 P1050345                            Superato il portone d’ingressoP1050255                              si entra nel loggiato dei cannoni, una struttura costruita intorno alla metà del 1500, dove erano conservati 12 falconetti in bronzo indispensabili per mantenere la pace con i contadini e i buoni rapporti di vicinato con i dirimpettai, i conti Spaur di castel Valer.P1050257                                 I Thun estesero il loro dominio a partire dal XIII secolo su gran parte della vallata, poi grazie a matrimoni, servizi prestati agli Asburgo, vescovadi, ecc.. nel 1629 acquistarono per tutto il casato il titolo di Thun Hohestein e di conti dell’impero.                                                             Il castello, restaurato e di proprietà della provincia di Trento, è decisamente massiccio e imponente, capace di resistere anche alle visite più amichevoli dei conti confinanti.,P1050252                                            E’ suggestivo ed affascinante soprattutto all’esterno P1050259                                 dove offre una vista splendida sulle vallate.P1050258                                 Ma entriamo finalmente nel palazzo passando per l’atrio dove sono ancora conservate alcune tracce di affreschi di gusto nordico con animali e fiori e stemmi di vario genere e epoca.P1050263P1050262                                   Il cortile del palazzo è a pianta quadrata; severo e imponente; evidentemente non si sprecava denaro nella decorazione degli edifici .P1050278                                             Per eseguire gli affreschi della cappella di san Giorgio si assunse  un ignoto pittore bavarese che dette il meglio delle sue capacità artistiche.P1050270P1050269                                Inoltre, perché sprecare denaro nell’arte quando si può partire con l’imperatore asburgico alla volta dell’Italia e saccheggiare i suoi immensi tesori senza nessuna fatica?P1050275                                  Rinfrancata dalla vista di questi affreschi salgo felice le scale, pensando per la prima volta che i miei dipinti non sono in fondo così male e giungo negli appartamenti dei conti. Di tutte le stanze, restaurate numerose volte, la più importante è sicuramente la sala  da pranzo,P1050296                          adornata alle pareti da numerosi quadri di vescovi conti, antenati, sovrani asburgici, ecc Esiste pure una sala delle mappe in cui si mostrano i confini delle proprietà della famiglia e numerose stufe ad ole che riscaldavano le stanze.P1050287                       fra cui segnalo quella dell’imponente e barocca stanza del vescovo.P1050325                      Non posso però privare i miei lettori della vista di alcuni quadri che mi sono piaciuti particolarmente come il delizioso ritratto di una contessinaP1050327                   e di due membri della famiglia, sicuramente molto amati.                   P1050315P1050289                              ai quali devo aggiungere, per parità di trattamento, quello di un Thun e della sua  fortunata consorte.

.P1050284                                                               P1050285

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