Architettura e morale

B2016G 134                              Il lavoro presentato alla Biennale di Venezia del 2016 dall’ingegnere e chimico tedesco Michael Braungart è basato su un’analisi dettagliata e precisa del nostro impatto ambientale. Non esistono edifici o interventi di restauro che non siano nocivi per l’ambiente; anche l’ecologista più coerente lascia la sua impronta distruttiva sulla terra. L’unica casa che non danneggia l’ambiente è quella che non si costruisce. Ma, siccome gli esseri umani hanno bisogno di abitazioni, si deve fare in modo che le loro costruzioni non solo non saccheggino la natura ma la migliorino, come fanno gli alberi che ossigenano l’aria , arricchiscono il terreno, nutrono gli animali e gli esseri viventi.                                                        Con le scienze e la tecnologia possiamo costruire degli edifici che catturino la polvere, dannosa per l’aria e per il nostro organismo; con i tetti e le terrazze possiamo raccogliere l’acqua piovana, ecc… Non si tratta di interrompere lo svolgersi della natura ma di assecondarne i processi trasformando un edificio inquinante in un complesso che, come un albero, produca ossigeno, generi terreno e sostanze nutritive. Molte delle caratteristiche degli alberi possono essere trasferite agli edifici migliorando l’ambiente e la vita umana. Le nostre case attuali sono espressione della nostra cultura e dei valori della società in cui viviamo. In essi vi sono tutti gli elementi che abbiamo raccolto nel passato e che hanno contribuito a distruggere l’ambiente. Ma per avere un cambiamento significativo si deve rimpiazzare la debole forza della responsabilità personale, basata sulla morale del singolo individuo, con la potente forza del guadagno.B2016G 110                                   Il gruppo di Amburgo, fondato da Braungart si intitola –Cradle to cradle- parafrasando il detto universale -From the cradle to the grave- e sintetizzando così il pensiero degli scienziati che vi lavorano i quali vogliono far sì che gli oggetti non debbano passare dalla culla alla tomba, ovvero alla loro distruzione, ma dalla nascita a una nuova vita, quindi a un nuovo utilizzo in modo che nulla vada distrutto.B2016G 133                                     Si può vivere bene e costruire ancora meglio senza distruggere il bambino, ma facendolo rivivere alla fine della sua esistenza in un nuovo elemento. Cradle to cradle è efficace ecologicamente. Gli scarti come tali non esistono più; diventano la base per un nuovo prodotto e un nuovo materiale. Per fare questo occorre che le aziende produttrici diventino banche di materiali che recuperano gli oggetti dati in precedenza e li trasformano. Un capitolo a parte è dedicato alle piante che possono essere coltivate in qualsiasi clima, avendo bisogno solo di aria e di acqua e di pochissima manutenzione perché l’acqua in cui sono immerse le radici si condensa e ridiventa acqua circolando in continuazione.B2016G 131                               L’albero prodotto in questo modo è collocato sopra 7 milioni di grammi di terreno che rappresentano ciascuno le persone sfollate dalla Siria e costrette a lasciare le loro abitazioni.

B2016G 135                                     L’esposizione termina con un piccolo tempio nel quale sono venerati i nostri ideali consumistici.

B2016G 144                                     E’ tutta bianca la –Evidence room– che è presentata, dalla Scuola di Architettura dell’Università canadese di Waterloo, non solo come un documento legale introdotto come prova in tribunale, ma come il peggior crimine commesso dagli architetti. Il materiale narra la storia di Robert van Pelt, testimone al processo aperto in seguito a una denuncia presentata da David Irving contro l’editore Peguin e la storica Deborah Lipstadt che lo aveva definito negazionista e falsificatore di documenti. Al processo furono revisionati tutti i libri di Irving e si giunse così a scoprire che molti fatti da lui dati per certi erano stati inventati.    B2016G 145                                           Davanti a noi, riprodotti sulle pareti di una sala della sede centrale dei Giardini, abbiamo tutti i documenti analizzati e esaminati durante il processo da van Pelt il quale, già molto prima della chiamata in tribunale, aveva cercato di documentare che cosa era successo nei campi di concentramento di Auschwitz e aveva scoperto come non esistesse più nessun documento scritto.B2016G 148                              Ma per gli storici sono documento anche il materiale che si offre al nostro sguardo sotto forma di costruzioni, di condotte, di aperture che raccontano in modo silenzioso ma chiaro che cosa è successo accanto a loro.B2016G 147                                                    Agghiacciante l’esempio delle porte delle camere a gas in cui si può notare che, mentre prima si aprivano all’interno, furono poi modificate in modo che si potessero aprire all’esterno affinché i cadaveri non bloccassero l’apertura. Oppure gli strani buchi  del soffitto da cui entrava il gas che non trovano oggi nessun’altra spiegazione logica se non appunto quella di essere condotte per il gas letale. L’opera dello storico, che fu decisiva al processo, si mostra davanti a noi in tutta la sua agghiacciante evidenza.

 

B2016G 242                                    Il padiglione della Gran Bretagna è da sempre il mio preferito perché gli artisti e i tecnici che presentano le loro opere sono tutte le volte capaci di mostrare una visione nuova della realtà, capovolgendo il nostro ordinario modo di vedere le cose e inoltre, con molto senso democratico, accompagnano sempre i loro lavori con un libretto esplicativo e chiaro, da cui, anche questa volta, ho potuto trarre tutte le spiegazioni dei lavori presentati quest’anno e che cercherò di riassumere qui di seguito.

Il complesso delle opere si intitola molto prosaicamente –Economia domestica- e propone nuovi modelli per la casa delle grandi città, determinati dai cambiamenti nel modo di vivere e dalle norme sociali. Con questa esposizione si mettono in discussione le regole finanziarie, le categorie di possesso, gli schemi di vita e i rapporti di potere in modo pratico, perentorio e chiaro. 5 sono i modelli concepiti per la vita trascorsa in casa e corrispondono al periodo in cui l’abitazione sarà utilizzata. I 5 modelli sono sviluppati in modo essenzialmente pragmatico tenendo presente la quantità di tempo trascorsa in ogni singolo elemento abitativo.

Se, come si scrive, la vita cambia e servono progetti, qui possiamo trovare quello che fa al caso nostro.

Il primo modello è quello della casa  a OREB2016G 245                           dove non si possiede nulla ma si condivide tutto. In una società equa il possesso si deve basare sulla condivisione. Avere un aspirapolvere in ogni appartamento non è necessario e è prova di scarsa sensibilità ambientale. Il guardaroba in comune, in un armadio a vetri, suggerisce nuovi modelli di condivisione. Il letto diventa l’elemento più importante della casa; luogo di produzione e di riproduzione, di lavoro e di socializzazione, dove si può mangiare e talvolta anche dormire.

Il secondo modello si intitola GIORNIB2016G 243                                   E’ la casa per chi viaggia in continuazione. Le sfere personalizzate gonfiabili offrono uno spazio che corrisponde alle condizioni della mobilità globale. Entrando ci si connette con gli amici e col mondo . Perché dove c’è WI FI c’è casa.

MESI, il terzo modello ,          B2016G 246                               sottolinea che la libertà dalla famiglia c’è solo quando non c’è più l’obbligo di fare i lavori domestici e ecco quindi il TOTEM dove non si deve fare nulla. Non è un hotel né un appartamento in affitto ma un’abitazione collettiva ben organizzata dove c’è tutto quello che serve

.B2016G 250                               Il blocco è diviso in due piani con spazi per lavorare, dormire, lavarsi e cucinare.Le aree aperte sono condivise ed è lì che si trascorrono le giornate lavorando e socializzando. Nel totem non ci sono mobili né contratti per la fornitura di servizi; non ci sono pulizie da fare perché sono comprese nell’affitto.

ANNI, il quarto esempio,B2016G 252                                         è la casa progettata dal punto di vista della banca, eliminando tutti i costi che non sono richiesti dal mutuo. Viene definita -Schell construction- solo; acqua, servizi igienici e lavandino.B2016G 254                                E’ una tela bianca in cui il valore della casa è legato solo all’involucro.B2016G 253                                   Impianti e attrezzature appartengono agli abitanti e si possono portare via, vendere o riciclare.

E infine DECENNI         B2016G 256                              Il luogo abitativo senza funzioni che con il cambiamento delle norme culturali permette una razionale progettazione dello spazio. Le cucine del dopoguerra rendevano il cucinare legato a uno specifico sesso, ora non ci sono spazi preordinati che suggeriscano attività diversificate. Il letto quadrato è l’essenza della nuova abitazione e si colloca dove si vuole non curandosi della direzione in cui si dorme.

Per concludere cito una delle tanti frasi interessanti della guida: “L’economia domestica è frutto della consapevolezza che nell’edilizia abitativa non c’è spazio per la metafora”

 

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2 risposte a Architettura e morale

  1. beatricepiola ha detto:

    Bell’articolo!

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