Antropologia architettonica

B2016G 198                            Una metafora chiara e puntuale della nostra esistenza, simbolo di un universo vivo ma inerte; una serie di burattini in legno mima la costruzione e la decostruzione del nostro modo di vivere. La meccanica domina sulla vita organica e il movimento ripetitivo riflette l’impossibilità del cambiamento e l’eterno ritorno delle nostre azioni.                                                    La suggestiva e filosofica esposizione della Romania ai Giardini di Venezia del 2016 sottolinea e spiega chiaramente  come spesso noi attribuiamo una vita agli oggetti e li trattiamo come esseri viventi. B2016G 193                                        L’animismo, che ha profonde radici nella nostra cultura e che spesso guida le nostre azioni e modo di vedere il mondo, attribuisce un’anima alle cose e le considera viventi. La chiave del teatro delle marionette è nella mente dello spettatore e è presente sia nelle manifestazioni religiose che in quelle educative o culturali. Il burattinaio anima i burattini i quali animano gli spettatori che comunicano con il burattinaio.B2016G 194               Le marionette sono oggetti simili a una leva che  estende la forza delle nostre braccia quindi ci dona la capacità di prenderci in giro e di comunicare in modo teatrale con un potere che non possiamo controllare.B2016G 196                                    Il comico si produce tutte le volte che una creatura vivente perde la sua esistenza e diventa un oggetto meccanico. Questi oggetti in legno sono la materializzazione del comico e il suo contrario: hanno vita e la perdono in ogni momento per mano del visitatore che muove le leve.B2016G 199                              Sono uno specchio culturale in cui si riflette la nostra esistenza e la nostra percezione della realtà e della vita, anche quella degli architetti che si vendono ai politici per poter lavorare.

B2016G 200

E’ dominato dalla nostalgia il padiglione russo della Biennale di Venezia del 2016.B2016G 296             Nella parte inferiore dell’edificio l’esposizione intitolata -La cripta- presenta le copie in formato ridotto di alcune statue che adornano gli spazi pubblici e i padiglioni del VDNH.

.B2016G 311                         I curatori si lamentano perché nel 1955 la centrale del partito comunista ha ordinato di eliminare il superfluo nel disegno delle costruzioni  distruggendo così una lunga tradizione artigianale e impoverendo gli edifici rendendoli squallidi e miseri.B2016G 304                                    La presente esposizione, scrivono, è un contributo a una cultura che non c’è più e che sembra finita con il VDNH ovvero l’-Esposizione delle conquiste dell’economia nazionale- un enorme complesso architettonico creato nel 1939; uno dei più grandi monumenti dell’architettura sovietica.B2016G 306                              Il VDNH si estende su una superficie di 520 ettari in cui si trovano un enorme parco e i padiglioni nazionali russi costruiti sul modello dei Giardini di Venezia.B2016G 300                                       Su tutti domina un’enorme statua -L’operaio e la Kolchoziana- considerata la più importante statua del XX secolo.

Si chiama INCIDENTAL SPACE l’esposizione ai Giardini nel padiglione svizzero in cui non c’è traccia di nostalgia del passato.B2016G 317                                 I  due padiglioni, russo e svizzero, sono praticamente adiacenti ma riflettono una mentalità distante anni luce. Ed è questo che io trovo tanto interessante nelle Biennali; il confronto immediato con modi di pensare e di vedere la realtà completamente diversi.B2016G 319                                   L’Incidental Space firmata da Christian Kerez e Sandra Oehy è una grande scultura organica nel quale i visitatori , dopo essersi tolte le scarpe (e questa mi sembra una costante di quasi tutte le esposizioni svizzere) possono sperimentare lo spazio e la natura stessa dell’architettura attraverso una varietà di esperienze sensoriali,B2016G 320                                   esplorando i limiti di quello che oggi è possibile fare, osservando la materia nelle sue componenti essenziali e nel suo rapporto con noi che cerchiamo di modificarla per i nostri bisogni e interessi.

B2016G 294                              La parola EN affonda le sue radici nel buddismo e dà il titolo all’esposizione del Giappone alla biennale di quest’anno. En significa considerare prezioso ogni incontro  apparentemente casuale , rispecchia la nostra volontà di vivere con gli altri accettando gli incontri e gli avvenimenti che capitano nella nostra esistenza.B2016G 291                                         En significa pure contorno e margine: il luogo in cui la quotidianità si apre al mondo; dove si mettono in relazione territori differenti e si permette che si contaminino a vicenda.

.B2016G 278                                        L’architettura dell’En all’esposizione dei Giardini si suddivide in En delle persone rappresentata dagli appartamenti e dalle singole case in cui si svolge talvolta la vita serena di una singola famiglia, isolata però dal resto della società.B2016G 286                              L’En delle cose permette agli architetti di esplorare il rapporto del corpo con l’inorganico e di scoprirne l’intensa relazione. La ristrutturazione di un edificio a due piani di cemento armato ha permesso di coprire la parete a sud con una vetrata che parte dal basso e giunge fino al tetto. La finestra segna il confine tra interno e giardino; separa e nello stesso tempo mette in relazione i due ambienti. In alto si possono aprire le finestre in modo che funzionino da parapetto. La finestra apre verso l’esterno lo spazio interno creando una sensazione di libertà in chi vi abita.B2016G 292                                   Gli esempi di ristrutturazione di vecchi edifici in legno mostrano la chiara intenzione di collegare i luoghi abitativi con l’esterno per interagire con il mondo che si trova al di  fuori delle pareti domestiche.B2016G 277                             L’En del territorio nasce dalla constatazione che la provincia giapponese è in declino e che le città periferiche perdono un po’ alla volta i loro abitanti. Con l’arte e creando centri artistici si può cercare di attirare persone che generano nuove opportunità di lavoro , nuove comunicazioni , incontri e nuove idee. Gli edifici che si basano sull’En del territorio sono semplici e discreti; si confondono nel paesaggio fatto di fiumi e di alberi oppure nel contesto urbano dove si sviluppa una rete di relazioni anche dagli spazi appositamente disegnati dagli architetti,

 

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