Nel Museo di Arte Orientale

P1050355                                   Il visitatore  entra nel Museo di Arte Orientale di Ca’ Pesaro accompagnato lungo le scalinate da un’incredibile raccolta di lance, alabarde e armi giapponesi. Un modo intelligente per farci subito cogliere le caratteristiche di uno dei Paesi più affascinanti del mondo di cui però molti di noi poco conoscono.P1050374                                Il museo di Venezia possiede una delle maggiori collezioni europee di arte giapponese del periodo Edo (1603-1868) distribuite in 7 stanze alle quali si aggiungono i reperti di arte indonesiana, araba e cinese. La raccolta si deve al principe Enrico di Borbone  che dal 1887 al 1889 visitò l’Asia sud orientale, la Cina e il Giappone acquistando oltre 30.000 pezzi. Nel 1906 la raccolta passò nelle mani dell’antiquario viennese Trau che ne iniziò la vendita. Ritornò al governo italiano  come conto riparazione danni di guerra e ora, sia pure disposta in spazi relativamente ridotti, noi possiamo ammirarne la bellezza e cercare di comprendere attraverso questi oggetti un modo di vedere e cogliere la realtà diverso dal nostro.

Gli oggetti presenti nelle stanze dedicate alla Cina creano un contrasto evidente con i reperti  giapponesi facendoci subito cogliere le differenze fondamentali che sono sempre esistite fra i due Paesi. Anche se la cultura e l’arte giapponese derivano da quella cinese da cui i Giapponesi hanno appreso praticamente tutte le basi del loro sapere, fra il modo di vedere la realtà dei due popoli è sempre esistita una differenza abissale. E pure il confucianesimo che è la guida, probabilmente ancora oggi, delle azioni e del modo di essere dei Cinesi, viene assimilato e rielaborato dal Giappone solo come un rito che governa esteriormente la vita dei cittadini. Davanti a questi reperti, anche chi poco conosce dell’Oriente, capisce che si trova di fronte a due mondi diversi. La cultura, anzi la conoscenza della filosofia, dell’arte, della letteratura, è sempre stato il criterio con cui, durante i secoli passati sono stati scelti gli alti funzionari cinesi che venivano assunti tramite un esame accessibile a tutti. E la filosofia in Cina ha sempre avuto un ruolo fondamentale come la religione in Europa. Inoltre l’imperatore doveva agire secondo il codice morale scritto da Confucio, basato sulla ragione e sulla moderazione. Il dovere dei governanti consisteva nell’agire in vista del bene del popolo il quale aveva l’obbligo morale di ribellarsi agli imperatori incapaci di governare.                                                                                                                                                 Nulla di tutto questo in Giappone dove le cariche ufficiali si tramandavano per nascita e l’attività considerata più elevata non era la cultura, come per i Cinesi, ma il praticare l’arte della guerra. In tutta la sua storia, almeno fino al 1945, il Giappone è sempre stato una società guerriera. La nazione del Paese degli Dei è stata per secoli un feudalesimo militare dove gli Shogun (comandanti militari) avevano praticamente in mano il potere mentre l’imperatore, discendente direttamente dagli dei, rappresentava solo simbolicamente il Paese. La sola attività rispettabile per i Giapponesi era quella guerriera anche perché chi la praticava apparteneva alle classi sociali più elevate. Il militare considerava il lavoro degradante e viveva sfruttando in modo implacabile i numerosi contadini che inutilmente cercavano di ribellarsi. I riti, contenuti nel codice Bushido, sopravvivono fino alla fine della seconda guerra mondiale e prescrivono ai guerrieri non solo la condotta in tempo di guerra ma pure come devono arredare la casa, vestirsi, comportarsi in pubblico e in privato. La morte è da scegliersi piuttosto della resa; il suicidio è preferibile al disonore. E i kamikaze, invenzione prettamente giapponese, si immola volontariamente per la sua patria felice dell’onore che ne deriverà alla sua memoria e al suo gruppo sociale. Come per tutti noi, anche per i Giapponesi, la storia e la cultura generano e plasmano il  comportamento creando individui che reagiscono in modo diverso nel gruppo e nelle relazioni sociali. In una società che è stata feudale per secoli come il Giappone  o la Germania, ognuno deve avere il proprio ruolo, deve mostrarsi perfetto, nascondendo e superando i propri difetti. Un comportamento autonomo è simbolo di instabilità emotiva e di incapacità di adeguarsi agli altri. Quando il Giappone, che si può storicamente considerare un Paese basato su una struttura feudale, si apre alle civiltà europee, sarà in Germania che invierà i suoi militari per apprendere l’uso delle moderne armi da guerra e i suoi filosofi per rielaborare modernizzare il suo pensiero filosofico. Ogni società apprezza le società che più le sono simili. Un’altra delle caratteristiche che rende affini i due Stati è l’importanza attribuita ai sentimenti, infatti il Romanticismo tedesco trova ampio riscontro nella poesia e nella letteratura giapponese. Sarebbe interessante analizzare il parallelismo che esiste fra l’importanza attribuita al sentimentalismo e la struttura guerriera di alcune società, ma non mi sembra questo il luogo più adatto.P1050403                              Ritorniamo nella I sala del museo dove sono ospitate le spade giapponesi finemente decorate e racchiuse in foderi laccati.P1050402                                                                                La spada per i Giapponesi è sempre stata un oggetto sacro, simbolo del potere imperiale. Numerose sono le alabarde e le lance che, semplici o decorate, venivano offerte in dono ai templi buddisti.P1050409                                        Le decorazioni sono spesso stemmi di famiglia che raffigurano la libellula, sintomo di forza e di resistenza e il crisantemo, simbolo del sole e del Giappone e dell’imperatore, se ha 16 petali.P1050368                               E ecco 3 guerrieri ricoperti di armature in metallo, lacci e sete appartenenti al periodo della dinastia Tokugawa (1603-1868) che estese il suo potere su tutto il Giappone e trasferì la capitale a Edo (l’attuale Tokio) garantendo un periodo di pace e isolandosi completamente dal resto del mondo. Il guerriero a sinistra possiede un’armatura di tipo Mogami che risale al XVIII secolo, quello al centro un’armatura con corazza a due piastre del periodo Edo. Anche il terzo a destra risale al XVIII secolo e possiede lacci in stile Kebiki. Quello che salta agli occhi paragonando queste armature alle nostre medioevali è la libertà di movimento che queste consentono. Sono progettate perché il guerriero possa muoversi in modo agile e veloce e affinché si metta in mostra la sua  abilità che non ha bisogno di protezione che nasconde la paura che il guerriero non deve conoscere. Sono armature che offrono soprattutto una difesa contro le frecce e contro i fendenti della spada ma che lasciano ampio spazio all’agilità dei movimenti.P1050385P1050384P1050386                                 Tre bambole in carta, tessuto e lacca del 1868-1912 ci introducono nel mondo dei bambini giapponesi e ci lasciano intravedere il tipo di educazione che veniva loro impartita già nella prima infanzia.P1050395                             Sono molto belli i cappelli da parata di cui solo uno mi è riuscito in fotografia al di qua  del vetro

.P1050399                              Ci sono notevoli porta spade da passeggio le quali recano incise o dipinte a traforo ideogrammi e stemmi araldici .P1050417                                Due dei 12 guardiani del Buddha Yakusi Nyorai del periodo  Kamakura (1185-1333) in legno intagliato, dipinto e dorato, ci sorvegliano minacciosi e, soprattutto, ci ricordano l’evoluzione storica e culturale dal Buddismo in Giappone, diventato la filosofia Zen, seguita e apprezzata soprattutto dai militari per la semplicità delle sue espressioni  culturali.

.P1050503                                  Numerose sono le suppellettili e gli arredi per la casa presenti nel museo che ci mostrano la vita elegante e raffinata degli antichi figli degli dei. I committenti dei 565 oggetti presenti nella sala erano ricchi commercianti, signori feudali che ostentavano una ricchezza pari a quella degli Shogun, anche se la legge cercava di interdire loro ogni manifestazione di ricchezza. Una parte importante è dedicata alla lacca dorata, una tecnica raffinata spiegata in modo esauriente in un filmato  proiettato nel museo .P1050508                              Sono eleganti e raffinate le porcellane del XIX secolo provenienti da Kyoto, l’antica capitale del  Giappone, riconducibili alla scuola di Zengaro Hozen che si ispira alle decorazioni e alle ceramiche cinesi.P1050569                                Ma eccoci davanti al reperto più affascinante del museo; la portantina del periodo Edo

.P1050579                          E’ completamente laccata in oro e nero, con un motivo decorato a svastica sul quale si staglia il fiore della paulonia.   P1050576                                      E’ una portantina per dama dalle forme minute e  aggraziate con porte scorrevoli. La dama non voleva essere vista e a questo proposito non posso non ricordare il primo romanzo della storia di tutti i tempi –Genji monogatari– scritto nell’XI secolo dalla dama di corte Murakasi Shikibu che ci mostra una visione della vita delle donne giapponesi delle classi elevate che non cambierà molto fino all’ultimo secolo.

Non mancano le pitture nel museo ma mi limiterò al particolare del samurai armato di fucile di Rinsai (1791-1865)P1050591

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