Uno sguardo sull’antica Cina

p1050608                               Nello splendido palazzo dei Pesaro, all’ultimo piano, ben curata ma chiaramente bisognosa di uno spazio maggiore, troviamo la raccolta di opere d’arte cinese di Enrico di Borbone. Appartengono quasi tutte alla dinastia Qing (1644-1911) e per me sono un’ottima occasione di riprendere il discorso sull’arte e la cultura cinese che avevo incominciato nel nov.dic. 2013.                                                                                                                                                                                     Tutti conoscono la porcellana cinese, prodotta per la prima volta durante la dinastia Tang dal 618 al 907. Dipinta e decorata nei secoli seguenti, secondo il gusto europeo, è stata importata nei nostri Paesi in grande quantità per cui mi limiterò a mostrare un paio di immagini della ricca collezione di vasi presenti nelle stanze.p1050513                                 Al centro domina una campana cloisonné in legno, metallo e smalti dell’epoca Qing,  a sinistra un vaso bianco e blu in porcellana e a destra un vaso chiamato -della famiglia verde- entrambi dello stesso periodo.p1050523                               Appartengono al XVIII secolo numerosi vasi monocromi detti sangue di bue presenti nella sala e numerose statuette raffiguranti il Budda.p1050539                                       Nella parte centrale della piccola stanza domina, racchiuso e ben protetto in una vetrina, uno scettro buddista in giada risalente al XVIII secolo.                                                       p1050535                                    Sulla giada , considerata dai Cinesi la pietra più importante e preziosa, avrò modo di ritornare, ora ci limitiamo ad osservare un prezioso paravento realizzato in Cina nel XVIII secolo secondo lo stile chiamato Coromandel dal luogo in cui venivano realizzati in India i paraventi spediti poi in Europa. Costruito in lacca, oro e madreperla è formato da 12 ante sulle quali è rappresentato un corteo di dignitari  a cavallo che si avvia a una battuta di  caccia.

p1050582

.p1050585p1050586                                                    Anche analizzando i singoli particolari è impossibile trovare una scena che rappresenti animali uccisi o feriti; risalta invece l’eleganza e la grazia con cui sembrano muoversi i singoli personaggi.Il paravento apparteneva alla famiglia del principe Enrico di Borbone assieme alla splendida scacchiera bianca e rossa dello stesso periodo.p1050453                                                 Ed eccoci davanti a due vetrinette introdotte da un celebre proverbio cinese -Se vuoi sapere se un paese è ben governato ascolta la sua musica– che ci induce a meditare seriamente sul nostro presente. In Cina si credeva che la musica avesse un ruolo formativo per lo spirito e che dovesse rispettare il delicato equilibrio che si doveva instaurare tra il cielo e la terra. Ogni nota e ogni tonalità avevano un significato che si correlava al cielo o alla terra; infatti la musica era investita di significati filosofici e cosmologici. Ora limitiamoci ad osservare il liuto san xian,  ossia a 3 corde, con manico lungo e cassa armonica coperta con pelle di serpente.p1050450                                       Il liuto a 4 corde in seta a cassa armonica rotonda.                 p1050451                                                                Alcuni flauti traversi e uno strumento musicale chiamato SE di cui non si conosce esattamente l’utilizzo. Si può supporre che si suonasse come un’arpa da tavolo.p1050452                                 In fondo alla saletta che si affaccia in modo assai suggestivo sul Canal Grande, in una vetrinetta, sono esposti 3 vasi rituali provenienti dal museo di Hubei. Sono un’introduzione all’esposizione intitolata –Meraviglie dello Stato di Chu– che si divide tra Este e Adria. Qui, i 3 grandi contenitori , accostati ai bronzi rituali dell’epoca Qing ,permettono di cogliere un aspetto fondamentale  della cultura cinese, ossia il fatto che le arti restarono in Cina praticamente immutate per parecchi secoli.p1050459                                  A destra, nella brutta foto, ecco ding, un contenitore rituale in bronzo  del periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C) a tre piedi proveniente dalla tomba di Baohan a Jinmem, Il contenitore al centro, pure di uso rituale, risale al 9 a.C mentre il contenitore per il vino a sinistra è del 4.a.C. Osservando ora i vasi rituali in bronzo della dinastia Qing nella sala, notiamo come la forma sia rimasta invariata mentre ritroveremo gli stessi motivi ornamentali sui reperti in esposizione ad Este.p1050427                                     I motivi geometrici o a forma di animali si riproducono per secoli, ciascuno di loro con un significato ben preciso. Su tutti domina la forma del drago, lo spirito della pioggia , uno spirito benefico che salva i raccolti dalla siccità e regola i corsi dei fiumi.p1050434                              Un altro dei motivi scolpiti che si ritrovano nei vasi è la testa da orco con gli occhi sbarrati e il mento sfuggente di cui è difficile cogliere il significato.p1050436                                         La causa dell’immobilismo culturale cinese non è dovuta alla mancanza di iniziativa o fantasia di questo grande popolo ma al fatto che la Cina fu continuamente occupata e quindi dominata da popolazioni nomadi di livello culturale assai inferiore che, come i Qing, dinastia mancese, una volta raggiunto il potere, intimoriti dalla cultura cinese, divennero più Cinesi dei Cinesi stessi e imposero agli artisti la ripetizione dei motivi del passato impedendo lo sviluppo di nuove forme di ricerca artistica o filosofica. Il concetto di fugu da fu=padre, maestro e gu=antico indica l’interazione con il passato che deve sempre essere presente nell’opera d’arte e che diventa parte integrante della mentalità cinese.                                                                                                                                                                             L’esposizione divisa tra Venezia, Este e Adria che mostra gli oggetti provenienti dalla tomba del marchese Yi di Zeng del 433 a.C e appartenenti al museo di Hubei, è fondamentale per capire  un periodo dell’antica Cina che determinò tutto il suo modo di pensare e di vedere la realtà. Attraverso l’osservazione degli strumenti musicali,delle armature e dei monili presenti, una piccolissima parte di quanto è nascosto nel sottosuolo della Cina , un immenso campo archeologico ancora tutto da scoprire, possiamo accostarci a un mondo sconosciuto ma affascinante come quello degli Stati Combattenti  che sarebbe però più opportuno chiamare delle 100 Scuole Filosofiche . E’ infatti in questo periodo che si scrivono i testi fondamentali della cultura cinese che guiderà il suo modo di sopravvivere alla violenza degli invasori: Unni, Manciù, Europei, Giapponesi, Russi che per secoli cercarono di conquistare le sue ricchezze difese quasi solamente dalla cultura e da pochi eserciti improvvisati. Lo storico Charles P. Fitzgerald nel suo famoso testo –China. A Short Cultural History–   si chiede che cosa sarebbe successo alla storia mondiale se i Cinesi avessero incontrato i Romani; me lo chiedo spesso anch’io, forse si sarebbero stimati a vicenda e avrebbero dato origine a una civiltà grandiosa per tutti ma questo è un discorso assurdo che è meglio terminare immediatamente

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in arte cinese, Uncategorized e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...