Omaggio a Reitia

este-163             La cittadina di Este, situata a sud dei Colli Euganei, possiede uno splendido museo in cui sono raccolti i reperti che vanno dal paleolitico all’epoca romana. Ci sono molti musei di questo genere in Italia, tutti estremamente interessanti, ma il museo Atestino, situato nella villa Mocenigo, addossata alla cinta muraria,este-162                          custodisce i preziosi reperti, rinvenuti nella zona, dei templi dedicati alla dea Reitia, divinità femminile venerata dal 7000 al 3500 a.C.                                                                                                               Reitia era la dea del cielo e della terra, protettrice e amica delle popolazioni, come testimoniano i numerosi ex voto ritrovati nelle tombeeste-072.este-073                                         Veniva raffigurata con figure femminili antropomorfe     este-065                                                      con la testa di cavallo e una chiave in mano di cui non si riesce a cogliere completamente il significato  come nella stele funeraria dedicata a Fugia.este-088                               I ritrovamenti dei templi dedicati a Reitia, sia all’interno di Este che in altre zone del Veneto, sono la conferma e testimonianza dell’esistenza del matriarcato nell’epoca preistorica. Bachofen nel suo famoso libro -Il  potere femminile– analizzando i documenti letterari e filosofici dell’antica Grecia, era giunto alla conclusione che era esistita un’epoca in cui il potere era matrilineare. Le donne, in questa fase dell’evoluzione umana, non dominano solamente la vita familiare ma anche la vita economica, sociale, politica e religiosa. Il concetto di paternità non esiste perché non si conosce il ruolo dell’uomo nel concepimento del figlio, quindi solo la madre dà la vita. Il ruolo culturale nell’educazione dipende dalla madre e questo aspetto si è probabilmente conservato anche nelle nostre società. Bachofen, che ha scritto il suo testo nel 1861 non conosceva gli scavi di Este avvenuti circa 100 anni dopo e che avrebbero confermato le sue teorie, osteggiate pesantemente da tutto il potere maschilista del suo tempo e del seguente.

Il matriarcato viene considerato erroneamente come un modo di vita completamente opposto al patriarcato che ha preso il sopravvento con i Greci e i Romani; in realtà il modo di governare femminile non è l’opposto di quello maschile  ma è completamente diverso; fa parte infatti della personalità patriarcale vedere solo il bianco in opposizione al nero e non cogliere tutte le sfumature del grigio che la vita offre in ogni momento. Ormai tutti gli studiosi delle società matriarcali sia antiche che di quelle ancora presenti oggi, concordano nel rilevare alcune caratteristiche comuni in tutte le comunità in cui il potere è in mano alle donne e che cercherò di riassumere il più brevemente possibile.                                                                   I beni delle società matriarcali, che all’origine si basano sull’agricoltura,sono distribuiti in modo egualitario tra tutti i membri del gruppo. Le persone vivono in grandi clan dove la discendenza è riconosciuta solo in linea femminile. I nomi del clan e i titoli derivano dalla posizione sociale materna. La paternità non è conosciuta e gli uomini di un clan si prendono cura di tutti i bambini. Sono società egualitarie fondate sul consenso collettivo e quindi le decisioni politiche vengono prese in assemblee in cui non è escluso nessun membro domestico. Le donne vivono nelle grandi case del clan e non si spostano quando si sposano. E’ comune il mutuo matrimonio tra due clan dello stesso villaggio e tutti sono legati per nascita in linea femminile. I giovani che si sposano restano una notte con la sposa e ritornano nella casa materna il giorno dopo, infatti non hanno il diritto di vivere nella casa della sposa. I beni del clan, compresi i campi e il cibo, appartengono alle donne e questo assicura loro il potere politico e sociale. Bachofen vede nella religione praticata nella Licia, che secondo lui era un potente matriarcato, l’elemento più interessante di questo tipo di governo. Lo studioso svizzero nota come gli antichi Lici avessero eretto imponenti tombe ai loro morti e collega la venerazione dei defunti al matriarcato. Si ergono imponenti monumenti ai morti perché si è certi che rinasceranno da una donna del clan, nella loro casa e nel loro villaggio. Nel matriarcato le donne non possiedono solamente il potere economico e politico ma vengono venerate perché garantiscono la rinascita e una nuova esistenza. E’ una concezione della vita mutuata dall’osservazione della natura dove, dopo la morte invernale, a primavera, la vegetazione rinasce. La terra è la grande madre che garantisce l’esistenza a tutti gli esseri viventi. Nel cielo si vedono le stelle che sorgono e tramontano ogni notte e il sole che nasce e muore ogni giorno. L’universo è la grande dea della creazione del cielo e della terra che fa nascere e morire ogni cosa (come la dea Nut degli Egiziani che al mattino mette al mondo il dio Ra, il sole, e alla sera lo divora) L’esistenza umana ripete il ciclo della natura e fa parte della natura, non ne è superiore e non la possiede come nelle cultura patriarcali. L’intero mondo in tutte le sue manifestazioni è sacro, divino e non esiste il bene o il male, l’inferiore o il superiore. La natura va rispettata perché è sacra e dona la vita e non si deve distruggere.

Il matriarcato non è stato completamente distrutto dal patriarcato, esistono nel mondo ancora piccoli gruppi in cui domina il potere femminile e in cui si possono riscontrare i modi di vita che ho riassunto sopra. R. Coler nel suo libro –Il regno delle donne. L’ultimo matriarcato– parla della comunità Mosuo composta di circa 25.000 abitanti nel villaggio di Loshui nella provincia dello Yunnan in Cina, in cui le donne hanno ancora in mano il potere all’interno della società e amministrano l’economia. Coler osserva come le donne lavorino sempre in questi gruppi e come gli uomini vi svolgano solamente i lavori più umili e pesanti e solo raramente intervengano nelle discussioni che riguardano i rapporti di vicinato. Anche qui la figura del padre non esiste come non esiste il matrimonio. Si considera che l’amore e il sesso durano poco e quindi non servano a formare una famiglia di cui non c’è nessun bisogno se tutta la comunità si dedica all’educazione dei bambini. Anche fra i  Mosuo la natura  è sacra e non si deve distruggere e anche fra loro è condannata ogni forma di violenza.

Troppo triste e doloroso ogni paragone con le società patriarcali in cui viviamo oggi e dove domina, per il profitto di pochi, la distruzione dell’ambiente, la violenza sulle donne, l’allevamento lager di milioni di animali, il tutto sostenuto e benedetto dai vari monoteismi per i quali esiste il superiore, l’uomo che può torturare e massacrare per i suoi interessi gli animali, asservire intere popolazioni, distruggere boschi e foreste per un’avanzata gloriosa verso il Progresso.

 

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in antropologia, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...