Fra il Cielo e la Terra

este-006                                 Il Museo Nazionale di Este espone, come ho già scritto tempo fa, una parte dei tesori dello Stato di Chu, scoperti negli scavi di Jiuliandum, nella provincia di Hubei nel 2002, mentre si tracciava il percorso di un’autostrada. Confesso che, pur avendo trovato fantastici tutti i reperti, quello che mi ha colpito di più è stato vedere  quasi in perfetto stato l’armatura da parata indossata dai militari  intorno al IV secolo a.C.este-038                                             Composta da placche in cuoio pressato e laccato, cucite tra loro  da fili di seta, è emersa dal sottosuolo dopo più di 2500 anni a ricordarci l’abilità degli artigiani cinesi e la genialità del suo popolo. Accanto al reperto i curatori dell’esposizione hanno saggiamente scritto alcune frasi  de –L’arte della guerra- di Sun Tzu, un libro che ho sempre trovato incredibile  per la lucidità matematica e scientifica con cui l’autore spiega come si deve fare per vincere una guerra. Non si sa molto di Sun Tzu se non che è nato nel periodo delle Primavere e degli Autunni, ossia tra il 722 e il 481 a.C e che lavorava alle dipendenze del re Helu come consigliere militare aiutandolo nella conquista dello Stato di Chu.                                              -L’arte della guerra– è un manuale militare scritto in modo semplice e chiaro, probabilmente è stato riscritto molte volte anche nei primi secoli d. C, in cui si spiega che cosa si deve fare per vincere una guerra. Ricordo di averlo letto tanto tempo fa con somma meraviglia perché denotava una mentalità scientifica e una chiarezza nell’analizzare i fatti e nel dedurne le conseguenze che superava ogni altro scritto che mi fosse capitato fra le mani, anche quelli di Machiavelli, vissuto 2000 anni dopo di lui. Purtroppo il bel testo con i commenti di L.V. Arena non si trova più nella mia ordinata biblioteca per cui tutte le citazioni che seguiranno provengono dal sito internet www sunzi.it                                                                      Da quello che ho scoperto ricercando in internet, sembra che il testo sia alla base della politica militare di molti Stati attuali per cui non temo di annoiare i miei lettori riportando  alcune delle frasi che ho trovato più interessanti.                                                             Il libretto è diviso in 13 capitoli in cui si analizzano le condizioni mentali, sociali, logistiche  che permettono di vincere una guerra.                                                                                                           Nel primo capitolo intitolato -Pianificazione e valutazione- si legge tra l’altro: ” La guerra è di somma importanza per lo Stato è sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni, la loro sopravvivenza o distruzione”                                                            Nel terzo capitolo intitolato -Attacco strategico- si trovano tutti i principi che ispirano l’opera di Sun: “In guerra è meglio conquistare uno stato intatto; devastarlo significa ottenere un vantaggio minore ” e: ” Ottenere 100 vittorie su 100 battaglie non è il massimo dell’abilità. Vincere il nemico senza combattere, quello è il trionfo massimo” quindi: “Se il generale è incapace di controllare la propria impazienza  e lancia le truppe all’assalto delle mura come uno sciame di formiche ne farà massacrare un terzo senza prendere la città. Simili attacchi sono dimostrazione di stupidità assassina”  “Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assediarle e rovesciarne lo Stato senza operazioni prolungate”                     Al centro di tutte le teorie del nostro stratega esiste il principio fondamentale: “Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così anche in mezzo a 100 battaglie non ti troverai mai in pericolo. Se non conosci te stesso e non conosci il nemico sì certo che ogni battaglia sarà fonte di pericolo gravissimo”                                                                                                  Una sola citazione dal capitolo 6- Punti di debolezza e di forza- “Ricorda un esercito può essere derubato del suo ardore, un generale spogliato del suo senno”

Negli ultimi capitoli si analizzano le difficoltà presentate dai vari terreni ; paludosi, montuosi e pianeggianti e la situazione in cui si trova l’esercito avversario che si può cogliere osservandolo con attenzione: “Quando il nemico è rumoroso anche di notte vuol dire che è spaventato” e ripete : “Conosci il tuo nemico come conosci te stesso: la tua vittoria sarà sicura. Conosci il terreno e il cielo, la tua vittoria sarà totale”                                                Sun Tzu non risparmia ammonimenti ai sovrani: “Un sovrano non può mobilitare un esercito per uno scatto d’ira, né un generale può combattere soltanto perché mosso dalla collera. Infatti un uomo in collera può recuperare la calma  e un uomo risentito può rasserenarsi , uno Stato finito in pezzi non può essere ripristinato né i morti possono essere restituiti in vita”                                                                                                                                                                           este-031                             Accanto   all’armatura militare un altro oggetto dell’esposizione di Este ci introduce nel mondo incantato dello Stato di Chu, ovvero un’arpa del 475-211 emersa anche lei dagli scavi delle tombe di Jiuliandum. Chiamata SE non si conosce esattamente il suo uso anche perché lo stato di conservazione non è dei migliori.   este-034                                                                      Vicino a lei è esposta la campana in bronzo detta yong, dello stesso periodo, che assieme ad altre 33, simili per forma ma diverse per misura, percosse all’esterno da altrettanti musicisti, componevano un concerto che doveva avere un incredibile effetto sonoro.este-036                                      Anche l’oggetto sopra riprodotto era parte di uno strumento musicale detto bianqing che, appeso assieme altri 23 veniva utilizzato per produrre un concerto musicale. Era realizzato in antracite e decorato su entrambe le facce con incisioni policrome  in rosso, giallo, oro, blu e verde. Gli oggetti rinvenuti negli scavi archeologici facevano parte  di grandi orchestre  che onoravano l’altezza del rango del defunto. La musica nell’antica Cina era considerata l’arte necessaria alla perfezione e all’educazione dei giovani aristocratici e aveva un profondo significato metafisico. Dalla sua perfetta esecuzione derivava il delicato equilibrio che si deve instaurare tra il Cielo e la Terra, infatti, come si sottolinea nel memoriale dei riti -Liji- la musica si suddivide in 5 gradi fondamentali ai quali corrispondono gli elementi del cosmo: ad esempio il Fa (gong) corrisponde alla terra, al colore giallo, al ruolo dell’imperatore, al cuore, al centro e al numero 5. La nota SOL (shang) rappresenta i ministri.  LA (jiao) il popolo, il DO  (zhi) i servizi pubblici mentre il RE (yu) l’insieme delle cose. La nota dominante di ciascuna composizione indicava lo scopo per cui era stata composta. Negli antichi trattati, rielaborati poi nel -Nuovo Trattato dei LU- del XII e quindi del XVI secolo, si spiega poi come il suono fondamentale venga emesso dal flauto ( ma per maggiori informazioni rimando al portale: -La musica cinese- Tutto Cina.it)este-041                                   La vetrinetta contenete gioielli in giada ci permette di gettare un rapido sguardo su un’altra delle caratteristiche della cultura e della civiltà cinesi, ovvero il suo culto per la giada. La giada che acquistiamo noi turisti è fatta di serpentina, un moderno surrogato della giada; facile da lavorare perché ha una densità due volte inferiore alla giadeite e si scalfisce con una lama, cosa che non succede con la nefrite, la vera giada dei sovrani cinesi, che, importata con spese enormi dallo Xinjiang, costituiva la pietra preziosa per eccellenza. La nefrite, estremamente dura, non può essere scalfita nemmeno con l’acciaio. La lavorazione della vera giada è difficile anche con gli strumenti moderni e risultava un’impresa per pochi nell’antichità. Le difficoltà nella lavorazione e nel recupero della giada sono sicuramente all’origine della venerazione  e del culto che i Cinesi le hanno attribuito. E’ per loro -la cristallizzazione dei raggi della luna e delle stelle- simbolo di tutto quello che è nobile e eccellente. Per i filosofi confuciani era il simbolo delle virtù morali mentre per i Taoisti rappresentava l’elisir di lunga vita.                                                                                                                  La venerazione per la giada risale a tempi antichissimi, molto prima dello Stato di Chu e veniva utilizzata come contrassegno del potere . Inoltre la giada è stata da sempre il simbolo della divinità della natura che non erano rappresentate in modo antropomorfico ma con figure astratte e geometriche . Sei erano gli antichi simboli della giada: il Cielo , la Terra, i 4 punti cardinali che si identificavano con le 4 stagioni. Simbolo del Cielo, il disco di giada verde chiamato pi, aveva al centro un foro il cui diametro doveva essere uguale  alla metà della larghezza dell’anello. Simbolo della terra era un tubo di giada,  circolare all’interno ma quadrato all’esterno, chiamato tsung. Il simbolo dell’oriente e della primavera era la tavoletta kuei che veniva posta nella sepoltura sul lato sinistro del cadavere. Era fatto di giada nera, a forma di semicerchio e rappresentava il nord, il huang e veniva collocato ai piedi del defunto. Il simbolo dell’estate era un mezzo kuei in giada rossa. Il hu, fatto di giada bianca, simbolo dell’occidente e dell’autunno, era la giada scolpita in forma di  tigre, il re degli animali per i Cinesi.

Prima di uscire dal museo gettiamo un ultimo sguardo sui vasi rituali in bronzo, sui quali ci sarebbe pure molto da scrivere. Si dividono in vasi per il cibo:este-014                               per il vino;este-025                                    per l’acquaeste-022                                   Ci sono poi i bracieri per riscaldarsi,este-027                                  Tutti gli oggetti sono molto simili a quelli che abbiamo visto a ca’Pesaro del XVII secolo  a testimonianza della continuità culturale della Cina attraverso i secoli.este-010                                  Risalgono al periodo degli Stati Combattenti le due statuette in legno che probabilmente sostituivano i sacrifici umani.

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