Il libro dei mutamenti

Mediante la facilità e la semplicità si affermano le leggi del mondo intero. La perfezione consiste nel comprendere le leggi del mondo intero-

Nell’inconscio collettivo degli Occidentali è presente la struttura mentale del pensiero greco-romano con la sua logica e le sue immagini delle divinità. Da una parte c’è l’essere umano e dall’altra, spesso visti come nemici, il mondo degli dei e della natura. L’uomo deve difendersi da queste due istanze che con il sopraggiungere dei monoteismi diventano ancora più terribili e minacciose. Dio crea l’universo, quindi la terra e poi l’uomo il quale si trova schiacciato fra queste due forze che vengono considerate nemiche potenti alle quali l’individuo si deve assoggettare o contro le quali deve lottare per ricavarsi un’esistenza migliore. Una lotta che è sopravvissuta nei secoli e che continua ancora oggi con il risultato di creare le premesse per una distruzione totale della natura e quindi delle nostre stesse fonti di sostentamento.

Nulla di quanto ho scritto sopra è presente nel pensiero cinese per cui a noi Europei riesce particolarmente difficile comprendere il modo di vedere la realtà dei filosofi cinesi.                                Già all’epoca degli Shang (II millennio a.C.) si credeva in un antenato per eccellenza considerato come divinità suprema, il quale non era un creatore, ma semplicemente un ordinatore che regolava le forze del mondo cosmico che erano in relazione con quelle del mondo umano. L’ ordinamento dell’universo è innanzitutto un ordinamento dello spazio umano in cui il cosmo si riflette come in uno specchio.                                      L’essere umano può conoscere la realtà con l’azione -nel mondo sociale e politico per Confucio e i suoi seguaci, con la partecipazione o non partecipazione per i Taoisti-                              Mentre gli Europei vogliono conoscere la cosa che sta loro davanti, i pensatori cinesi vogliono conoscere come un evento si svolge e quindi la loro è una conoscenza sempre legata all’azione. La verità è etica in quanto il nostro comportamento e pure il nostro modo di nominare le cose influisce sulla realtà effettiva.

Il Dao (pronuncia Tao) una parola che significa sentiero, cammino ma pure parlare, dialogare e presagire, struttura l’esperienza che non è mai decisa in precedenza ma si modifica e si ricrea nel percorso esistenziale. L’uomo possiede la capacità di alterare il reale mediante conoscenza e l’azione. Il mondo, e tutti gli esseri ivi compresi, sono in continua evoluzione  e passano dall’elemento Yin all’elemento Yang e viceversa in un moto incessante. L’unità è data dal soffio vitale che si trova nella vita stessa poiché la realtà non è che energia vitale.

Il soffio vitale non è un concetto astratto ma rappresenta l’energia che fa essere tutto quello che esiste sulla terra e nel cielo in un andare continuo dal pieno al nulla. Ogni cosa si compie nel ritorno e il movimento del Dao  è un continuo riandare al vuoto che non è assenza o annientamento ma solamente ciò che non muta. Il vuoto è vivo e vi si riassorbono in continuazione tutti gli esseri viventi da cui questi possono poi risorgere per una nuova vita e percorrere un nuovo dao. La vita nasce quando il soffio vitale, ovvero l’energia,  prende forma, muore, ossia si dissolve, quando la forma viene meno.

Anche la lingua cinese fa parte della continua evoluzione del cosmo. Ogni ideogramma  raffigura una piccola parte della  realtà e vi si inserisce in modo armonioso senza nessuna regola grammaticale. La posizione di ogni ideogramma è determinata dagli altri che gli stanno vicini e dalla sua relazione con essi. E’ un linguaggio totalmente immerso nella realtà per cui anche il verbo essere, così importante per le lingue occidentali, perde ogni  valore predicativo e assume significati diversi a seconda della sua posizione e del suo uso, esattamente come ogni altro ideogramma.

Questo lungo e noioso discorso mi è sembrato indispensabile per introdurre uno dei libri più strani e incredibili che mi sia mai capitato tra le mani, ossia –Il libro dei mutamenti- ovvero –I Ching– traduzione di Yijing. Considerato  spesso come un libro di predizioni ad uso di stregoni che cercano di vedere nel futuro altrui per arricchire il proprio, è, a mio parere, un libro di saggezza antica, base e fondamento del pensiero taoista e confuciano.

La traduzione dell’opera considerata maggiormente fedele nelle lingue europee è quella di Richard Wilhelm pubblicata in Italia da Adelphi con l’introduzione di C.G. Jung ma è doveroso ricordare che il testo fu fatto conoscere in Europa da G.W von Leinbiz nel 1697 che vedeva nella linea spezzata e in quella unita un esempio perfetto di numerazione binaria.

Tutto ciò che è stato discusso e pensato nella storia del pensiero cinese ha le sue fondamenta nell’ –I Ching- il quale non fissa l’attenzione sull’osservazione delle cose ma sul mutamento continuo e incessante della realtà.

Il testo si fa risalire al II millennio a.C. e al mitico eroe Fu Xi. Una sua prima riorganizzazione con i relativi commenti si attribuisce al re Wen di Chou attorno al 1150 a.C e quindi, fra gli altri, anche  a Confucio.. L’Yijing è infatti composto da due parti; il testo che contiene ciascuno un esagramma e il relativo commento. Ogni esagramma è composto da 6 linee che possono essere intere o spezzate. Le linee intere rappresentano il principio Yang, le spezzate il principio Yin. Entrambi sono manifestazioni transitorie e labili del Dao che è un cammino infinito ritmato dall’alternanza della vita e della sua evoluzione nell’indeterminato. Lo Yang, spesso identificato come il sole, il cielo, le forze e il movimento, ovvero il creativo, si tramuta incessantemente nello Yin identificato con la terra e con l’ombra, il riposo e la quiete, quindi il ricettivo. Non sono due forze contrapposte, sono inevitabilmente unite perché l’una non può esistere senza l’altra come il basso non può esistere senza l’alto.

Consultare il testo non è molto difficile. Gli antichi Cinesi utilizzavano gli steli di achillea, oggi noi ci accontentiamo delle 3 monete incluse nel volume pubblicato da Adelphi. Si gettano in aria  per 6 volte dopo aver attribuito il valore 1 e 2 a ogni faccia. A ogni caduta si sommano i risultati ottenuti che si scrivono partendo dal basso, e, dopo il sesto lancio, si ottiene il proprio profilo corrispondente ad un esagramma che si consulta facilmente grazie alle tavole incluse nel testo.

Ma vediamo di mettere alla prova l’Yijing in corpore vili. Non sono per nulla superstiziosa e la lettura dell’oroscopo mi causa crisi di riso irrefrenabili, ma davanti al testo fondamentale della saggezza cinese confesso che ho provato un po’ di ansia.

Il risultato mi lascia veramente a bocca aperta: è il numero 25  Wu Wang: l’Innocenza o l’Inaspettato. E ecco che cosa dice in particolare la sentenza.                                                                                     -L’innocenza. Sublime riuscita. Propizia è perseveranza. Se qualcuno non è retto ha disgrazia e non è propizio intraprendere qualche cosa.                                                                                                     Il commento afferma: –L’innocenza. Il solido viene dall’esterno e diventa il signore dell’interno. Moto e forza. Il solido sta nel mezzo e trova corrispondenza. Grande riuscita per conformità. Questa è la volontà del cielo.                                                                                                                              Se qualcuno non è retto ha disgrazia e non è propizio imprendere qualche cosa. Quando l’innocenza se ne è andata dove mai si vorrà andare? Quando la volontà del cielo  non protegge che cosa mai si potrà fare?                                                                                                                                Seguono quindi le analisi dei singoli tratti; tra gli altri mi colpisce particolarmente  l’affermazione: -In caso di malattia senza colpa non adoperare farmaci. Passerà da sé- e-Farmaci sconosciuti non vanno provati-                                                                                                                                  Avevo sbeffeggiato pesantemente l’introduzione di Jung il quale aveva parlato di archetipi e inconscio che avevano guidato il lancio delle monetine per realizzare il suo esagramma, ma ora mi devo arrendere e trovare che la spiegazione di Jung è accettabile. La nostra Bibbia descrive esattamente il  mio atteggiamento verso le medicine: io non ne prendo mai, ne diffido profondamente. Sopporto dolore e malattie pensando che il mio organismo deve reagire da solo oppure soccombere ridiventando energia e soffio vitale informe. Ma vediamo che cosa dice il commento al commento: “La malattia è venuta senza colpa giacché la linea mediana del Creativo è per natura immune da malattie. Che essa appaia ammalata deriva dalla sua naturale tendenza a prendere su di se le malattie altrui. Nella sua posizione centrale, conforme, dominante, è predisposta ad assumere i mali degli altri e a subirne gli effetti su di se. (anche questo corrisponde purtroppo alla mia personalità; se qualcuno mi racconta un suo male me lo ritrovo subito anch’io, ma questo non avevo  mai pensato fosse effetto delle mie capacità creative , ma solamente una forma di nevrosi. E’ certo però che è molto più allettante la spiegazione dell’Yijing!)

Alla fine del profilo altre due frasi mi distolgono dalla contemplazione dei miei mali:                         – Agire innocente reca disgrazia. Nulla è propizio L’agire senza riflessione reca il male della perplessità.-                                                                                                                                                                                              L’agire dipende dalle circostanze e da una situazione positiva si può cadere, non agendo correttamente, in una negativa. Quindi è chiaro che non ci troviamo davanti ad un libro di predizioni  ma ad un manuale di consigli saggi e illuminati che gli antichi re avevano scritto come guida per i loro discendenti e per il popolo .

Non  mi resta che terminare con una nota d’invidia per un popolo la cui unica guida è stata un libro di saggi consigli espressi in forma divinatoria, non un terribile testo ricco di saccheggi, uccisioni, stupri, crocifissioni , miracoli incredibili nei quali si è dispersa per secoli la nostra già misera capacità di comprendere.

Bibliografia :

-I Ching–  a cura di R. Wilhelm ed. Adelphi

Anne Cheng – Storia del pensiero cinese-  ed. Einaudi

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