Architettura e morale

B2016G 134                              Il lavoro presentato alla Biennale di Venezia del 2016 dall’ingegnere e chimico tedesco Michael Braungart è basato su un’analisi dettagliata e precisa del nostro impatto ambientale. Non esistono edifici o interventi di restauro che non siano nocivi per l’ambiente; anche l’ecologista più coerente lascia la sua impronta distruttiva sulla terra. L’unica casa che non danneggia l’ambiente è quella che non si costruisce. Ma, siccome gli esseri umani hanno bisogno di abitazioni, si deve fare in modo che le loro costruzioni non solo non saccheggino la natura ma la migliorino, come fanno gli alberi che ossigenano l’aria , arricchiscono il terreno, nutrono gli animali e gli esseri viventi.                                                        Con le scienze e la tecnologia possiamo costruire degli edifici che catturino la polvere, dannosa per l’aria e per il nostro organismo; con i tetti e le terrazze possiamo raccogliere l’acqua piovana, ecc… Non si tratta di interrompere lo svolgersi della natura ma di assecondarne i processi trasformando un edificio inquinante in un complesso che, come un albero, produca ossigeno, generi terreno e sostanze nutritive. Molte delle caratteristiche degli alberi possono essere trasferite agli edifici migliorando l’ambiente e la vita umana. Le nostre case attuali sono espressione della nostra cultura e dei valori della società in cui viviamo. In essi vi sono tutti gli elementi che abbiamo raccolto nel passato e che hanno contribuito a distruggere l’ambiente. Ma per avere un cambiamento significativo si deve rimpiazzare la debole forza della responsabilità personale, basata sulla morale del singolo individuo, con la potente forza del guadagno.B2016G 110                                   Il gruppo di Amburgo, fondato da Braungart si intitola –Cradle to cradle- parafrasando il detto universale -From the cradle to the grave- e sintetizzando così il pensiero degli scienziati che vi lavorano i quali vogliono far sì che gli oggetti non debbano passare dalla culla alla tomba, ovvero alla loro distruzione, ma dalla nascita a una nuova vita, quindi a un nuovo utilizzo in modo che nulla vada distrutto.B2016G 133                                     Si può vivere bene e costruire ancora meglio senza distruggere il bambino, ma facendolo rivivere alla fine della sua esistenza in un nuovo elemento. Cradle to cradle è efficace ecologicamente. Gli scarti come tali non esistono più; diventano la base per un nuovo prodotto e un nuovo materiale. Per fare questo occorre che le aziende produttrici diventino banche di materiali che recuperano gli oggetti dati in precedenza e li trasformano. Un capitolo a parte è dedicato alle piante che possono essere coltivate in qualsiasi clima, avendo bisogno solo di aria e di acqua e di pochissima manutenzione perché l’acqua in cui sono immerse le radici si condensa e ridiventa acqua circolando in continuazione.B2016G 131                               L’albero prodotto in questo modo è collocato sopra 7 milioni di grammi di terreno che rappresentano ciascuno le persone sfollate dalla Siria e costrette a lasciare le loro abitazioni.

B2016G 135                                     L’esposizione termina con un piccolo tempio nel quale sono venerati i nostri ideali consumistici.

B2016G 144                                     E’ tutta bianca la –Evidence room– che è presentata, dalla Scuola di Architettura dell’Università canadese di Waterloo, non solo come un documento legale introdotto come prova in tribunale, ma come il peggior crimine commesso dagli architetti. Il materiale narra la storia di Robert van Pelt, testimone al processo aperto in seguito a una denuncia presentata da David Irving contro l’editore Peguin e la storica Deborah Lipstadt che lo aveva definito negazionista e falsificatore di documenti. Al processo furono revisionati tutti i libri di Irving e si giunse così a scoprire che molti fatti da lui dati per certi erano stati inventati.    B2016G 145                                           Davanti a noi, riprodotti sulle pareti di una sala della sede centrale dei Giardini, abbiamo tutti i documenti analizzati e esaminati durante il processo da van Pelt il quale, già molto prima della chiamata in tribunale, aveva cercato di documentare che cosa era successo nei campi di concentramento di Auschwitz e aveva scoperto come non esistesse più nessun documento scritto.B2016G 148                              Ma per gli storici sono documento anche il materiale che si offre al nostro sguardo sotto forma di costruzioni, di condotte, di aperture che raccontano in modo silenzioso ma chiaro che cosa è successo accanto a loro.B2016G 147                                                    Agghiacciante l’esempio delle porte delle camere a gas in cui si può notare che, mentre prima si aprivano all’interno, furono poi modificate in modo che si potessero aprire all’esterno affinché i cadaveri non bloccassero l’apertura. Oppure gli strani buchi  del soffitto da cui entrava il gas che non trovano oggi nessun’altra spiegazione logica se non appunto quella di essere condotte per il gas letale. L’opera dello storico, che fu decisiva al processo, si mostra davanti a noi in tutta la sua agghiacciante evidenza.

 

B2016G 242                                    Il padiglione della Gran Bretagna è da sempre il mio preferito perché gli artisti e i tecnici che presentano le loro opere sono tutte le volte capaci di mostrare una visione nuova della realtà, capovolgendo il nostro ordinario modo di vedere le cose e inoltre, con molto senso democratico, accompagnano sempre i loro lavori con un libretto esplicativo e chiaro, da cui, anche questa volta, ho potuto trarre tutte le spiegazioni dei lavori presentati quest’anno e che cercherò di riassumere qui di seguito.

Il complesso delle opere si intitola molto prosaicamente –Economia domestica- e propone nuovi modelli per la casa delle grandi città, determinati dai cambiamenti nel modo di vivere e dalle norme sociali. Con questa esposizione si mettono in discussione le regole finanziarie, le categorie di possesso, gli schemi di vita e i rapporti di potere in modo pratico, perentorio e chiaro. 5 sono i modelli concepiti per la vita trascorsa in casa e corrispondono al periodo in cui l’abitazione sarà utilizzata. I 5 modelli sono sviluppati in modo essenzialmente pragmatico tenendo presente la quantità di tempo trascorsa in ogni singolo elemento abitativo.

Se, come si scrive, la vita cambia e servono progetti, qui possiamo trovare quello che fa al caso nostro.

Il primo modello è quello della casa  a OREB2016G 245                           dove non si possiede nulla ma si condivide tutto. In una società equa il possesso si deve basare sulla condivisione. Avere un aspirapolvere in ogni appartamento non è necessario e è prova di scarsa sensibilità ambientale. Il guardaroba in comune, in un armadio a vetri, suggerisce nuovi modelli di condivisione. Il letto diventa l’elemento più importante della casa; luogo di produzione e di riproduzione, di lavoro e di socializzazione, dove si può mangiare e talvolta anche dormire.

Il secondo modello si intitola GIORNIB2016G 243                                   E’ la casa per chi viaggia in continuazione. Le sfere personalizzate gonfiabili offrono uno spazio che corrisponde alle condizioni della mobilità globale. Entrando ci si connette con gli amici e col mondo . Perché dove c’è WI FI c’è casa.

MESI, il terzo modello ,          B2016G 246                               sottolinea che la libertà dalla famiglia c’è solo quando non c’è più l’obbligo di fare i lavori domestici e ecco quindi il TOTEM dove non si deve fare nulla. Non è un hotel né un appartamento in affitto ma un’abitazione collettiva ben organizzata dove c’è tutto quello che serve

.B2016G 250                               Il blocco è diviso in due piani con spazi per lavorare, dormire, lavarsi e cucinare.Le aree aperte sono condivise ed è lì che si trascorrono le giornate lavorando e socializzando. Nel totem non ci sono mobili né contratti per la fornitura di servizi; non ci sono pulizie da fare perché sono comprese nell’affitto.

ANNI, il quarto esempio,B2016G 252                                         è la casa progettata dal punto di vista della banca, eliminando tutti i costi che non sono richiesti dal mutuo. Viene definita -Schell construction- solo; acqua, servizi igienici e lavandino.B2016G 254                                E’ una tela bianca in cui il valore della casa è legato solo all’involucro.B2016G 253                                   Impianti e attrezzature appartengono agli abitanti e si possono portare via, vendere o riciclare.

E infine DECENNI         B2016G 256                              Il luogo abitativo senza funzioni che con il cambiamento delle norme culturali permette una razionale progettazione dello spazio. Le cucine del dopoguerra rendevano il cucinare legato a uno specifico sesso, ora non ci sono spazi preordinati che suggeriscano attività diversificate. Il letto quadrato è l’essenza della nuova abitazione e si colloca dove si vuole non curandosi della direzione in cui si dorme.

Per concludere cito una delle tanti frasi interessanti della guida: “L’economia domestica è frutto della consapevolezza che nell’edilizia abitativa non c’è spazio per la metafora”

 

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Architettura di frontiera

P1050615                                  All’ingresso dell’Arsenale la Biennale di Architettura di Venezia del 2016 accoglie il visitatore con 100 tonnellate di materiale recuperato dallo smantellamento della precedente manifestazione. Un’iniziativa meritoria che contrasta in modo evidente con la contemporanea plastificazione del lago d’Iseo a opera di due famosi artisti per i quali l’ambiente è una risorsa da fruttare senza riserve al fine di soddisfare il proprio smisurato ego.                                                                                                                                                                                         L’esposizione diretta e coordinata da Aravena studia e analizza il  nostro presente con uno sguardo critico individuandone le peculiarità, i problemi e le eventuali soluzioni. A questa biennale va dato il merito di aver detto a gran voce basta con la megalomania di certi grandi artisti di cui si servono politici e sistemi economici per rilanciare un’economia basata sullo sfruttamento delle risorse naturali, dell’ambiente  e della sottomissione mentale della stragrande maggioranza dell’umanità.

Le prime analisi e riflessioni che si incontrano sono quelle di Al Borde, un architetto ecuadoriano che da sempre ha utilizzato i materiali presenti in loco per creare i suoi edifici. La sua non è un’attività anarchica o rivoluzionaria infatti  lavora all’interno del sistema cercando di sfruttarne tutte le opportunità che spesso sono nascoste nei particolari e nei dettagli . E’ una controcultura che si ribella ai meccanismi economici e sociali cercando di sfruttarne i limiti e le incongruenze senza nessuna velleità di distruggerli perché sa che questo non può essere il compito di un singolo architetto.P1050622                              La riflessione si concretizza in tanti sacchetti di monetine racchiuse in un quadrato . Rappresentano il prezzo di un lavoro di restauro  a metro quadro a Venezia e in Ecuador. La sensibile differenza porta alla constatazione che il prezzo di un edificio non è collegato alla sua qualità architettonica: oltre al valore dell’opera ci sono molti elementi che intervengono nella costruzione e nel restauro dell’edificio che Al Borde chiama -le risorse oscure-

P1050679                                Il lavoro di Ochsendorf Block e Dejong mira a ridurre l’uso dei materiali e dell’energia realizzando strutture che lavorano solo in compressione. Risparmiare materiale dovrebbe essere uno degli scopi principali  delle moderne costruzioni e questo lo si ottiene con la ricerca scientifica come ha fatto il gruppo di ingegneri di Zurigo. Anche la forma degli edifici si adegua a queste nuove ricerche le quali non dimenticano le cattedrali del passato le cui volte si auto reggono da secoli , come la cupola del Brunelleschi. Ma il passato è presente solamente come ispirazione estetica, perché dietro alle ricerche del gruppo di Zurigo  c’è pure la critica alle costruzioni attuali; rigide, dispendiose e con un impiego inefficiente dei materiali.” La volta Armadillo  rispecchia la bellezza della compressione attraverso la geometria” E’ scritto nella guida. Composta da 399 conci di pietra calcarea, tagliati singolarmente e uniti senza rinforzi e malta, si estende per 16 mq con uno spessore minimo di soli 5 cm.P1050684                                 La forma è mantenuta in equilibrio dai tiranti mentre la geometria funicolare le permette di lavorare in pura compressione. I conci all’esterno sono piatti e lisci mentre all’interno conservano le loro scanalature mantenute appositamente scabre per mostrare le forse di compressione.P1050688                            Che oggi non si possa progettare n modo sostenibile senza l’aiuto della scienza risulta evidente anche dalle presentazioni di Transolar, costituito da un gruppo di ingegneri del clima di Stoccarda che parla della sostenibilità ambientale  come un indispensabile componente delle costruzioni, che si attua studiando il comportamento dell’energia solare, del vento, del calore e di ogni energia che circonda l’edificio,  formulando dei concetti  e delle soluzioni che devono essere mobili e adattarsi alle diverse soluzioni per ottenere il massimo del comfort  con il minimo impatto ambientale.P1050700                         E eccoci all’esterno del Rural Studio la cui missione principale è costruire edifici per le zone più povere dell’Ovest dell’Alabama. Fu fondato nel 1993 da Samuel Mockbee che lo pose al servizio delle comunità rurali  con lo scopo morale di costruire abitazioni che siano confortevoli e nello stesso tempo estremamente economiche  e i cui elementi costruttivi siano facilmente riutilizzabili. Anche gli oggetti che compongono l’installazione sono stati presi  in considerazione studiando le esigenze della popolazione nelle vicinanze di Venezia  a cui il materiale verrà consegnato alla fine della Biennale.P1050703                                     Prima di entrare per seguire il video che spiega perché sono stati costruiti alcuni edifici nelle zone rurali dell’Alabama, si legge che le pareti dell’istallazione finiranno alla cooperativa Caracol di Marghera che offre un letto caldo ai senza tetto  durante i mesi invernali mentre le panche e il soffitto serviranno per il restauro di un appartamento di edilizia popolare alla Giudecca.

P1050743                             Neck Chand, un ufficiale del governo indiano, incominciò il suo giardino nel 1957, di nascosto, in una gola della foresta vicino a Sukhna Lake, dove niente poteva essere costruito perché territorio protetto. Scoperto dai zelanti sorveglianti dopo 18 anni, il suo lavoro correva il rischio di essere demolito se non fosse intervenuta l’opinione pubblica a sostenerlo. Ora il parco è visitato da più di 5000 persone al giorno che ammirano le opere, tutte realizzate con materiali recuperati nelle discariche .P1050748                                Non esprimo un giudizio sull’opera perché io credo che gli alberi siano le più belle sculture che si possano ammirare nell’universo e riempire una foresta con materiali riciclati mi sembra poco rispettoso dell’ambiente naturale; ma lascio ai miei colti lettori il compito di esprimere un giudizio  guardando le mie foto realizzate come  sempre senza flash in un ambiente oscuro.P1050752

No man’s land realizzata da Stojan Pavleski per la Macedonia  è un tunnel nero ,P1050839                             una raffigurazione filosofica dell’architettura urbana. All’interno immagini delle nostre città più famose si riflettono in molti modi sulle concave pareti a specchio  rimandando visioni oniriche che rappresentano il nostro immaginario collettivo e la cultura che ogni cittadino proietta sulla città che è diventata il centro della globalizzazione , il punto d’incontro di tutte le culture.P1050841                             Le città diventano il luogo in cui i popoli provenienti da tutte le parti del mondo perdono le loro radici trovandosi in un luogo che non è più un luogo ma la proiezione di un immaginario collettivo  dove le realtà delle strutture urbane  si smaterializzano per diventare un sogno ricco di desideri e di aspettative.

P1050859                              L’Irlanda, con l’esposizione intitolata -Losing myself- ci introduce nel mondo dei malati di Alzheimer e nel loro rapporto con gli edifici. Infatti analizza come i malati vedono e interagiscono con l’ambiente che li circonda. Accompagna l’impressionante istallazione  un dettagliato esame di come queste persone hanno descritto il loro rapporto con gli spazi in cui vivono. P1050861                          La proiezione sul pavimento è la pianta di un edificio di Dublino progettato per i malati, i quali, a differenza dei sani, vedono solo, in modo confuso, una piccola parte del presente. Il modo di come è costruita la casa che li ospita è quindi fondamentale per questi pazienti il cui numero è destinato ad aumentare sempre di più.

P1060027                         Il padiglione peruviano instaura un dialogo tra il mondo ancestrale  dell’Amazzonia e il mondo moderno. Il Perù ora cerca di salvare le sue foreste, patrimonio mondiale dell’umanità. aiutando gli indigeni  a proteggere il loro habit, realizzando un’architettura che non danneggi gli ecosistemi e sia rispettosa dell’ambiente attuando un programma denominato Plan Selva, svolto come sistema educativoP1060030                              coordinato dagli architetti più giovani  e preparati che cercano di salvaguardare i modi di vivere e i linguaggi dei nativi.P1060029

Darzanà è un progetto che tratta delle frontiere che non si trovano solamente ai confini dei Paesi ma pure nella nostra mente e sono create dalle religioni, dai linguaggi, dal colore della pelle, dalle nazionalità, dai generi  ecc..

P1060031            Il progetto della Turchia sottolinea l’eredità comune dell’arsenale di Istanbul   e di Venezia . La parola darzanà significa arsenale e deriva dalla stessa radice di arsenale in italiano. La costruzione prende la forma di una nave, di una nave archetipa, quasi una madre che dà origine ad altre navi. Il suo nome è Bastarda, altro nome diventato internazionale e è stata costruita con il materiale abbandonato nel porto di Istanbul in un’area chiusa al pubblico.P1060032                            Ritornerà poi a Istanbul per raccontare con la sua esposizione e il suo viaggio la storia e il pensiero di chi non crede ai confini e ai limiti imposti dalle frontiere.

Dal soffitto del padiglione del Singapore pendono tanti mattoncini di vetro                             P1060040                             in cui sono racchiusi i modi e i metodi con cui l persone interagiscono con l’ambiente e come usano le risorse che questo mette a disposizione. Si vedono le  persone in casa e negli spazi pubblici della città.P1060044                               Uno sguardo curioso e invadente sulla vita delle persone comuni racchiusa in un piccolo cubo di vetro.

P1060079                   Uscendo dall’Arsenale si incontra la splendida esposizione dell’Istituto di Architettura di Hong Kong che tratta della qualità illimitata degli spazi limitati, ovvero degli spazi abitativi destinati ai poveri che vivono in uno spazio limitato.P1060071                              Gli spazi limitati spesso hanno i soffitti bassi, sono senza luce e sovraffollatiP1060077                            Il compito di chi crea questi luoghi abitativi è di renderli vivibili e piacevoli superando con l’inventiva e il buon gusto i limiti posti dalla situazione economica.P1060064                              Estremamente importanti sono pure le parti comuni degli edifici di Hong Kong dove si possono stabilire relazioni sociali e svolgere attività impossibili da eseguire nel limitato spazio domestico.P1060074                             La luce e il vento giocano con gli edifici e li arricchiscono di nuova vita e bellezza

 

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Al Fronte

P1050902                                       Il titolo dell’attuale Biennale di architettura di Venezia –Reporting from the front– parla di una guerra subdola e continua che i cittadini normali, i poveri, come siamo tutti noi che non decidiamo delle sorti dell’umanità e talvolta nemmeno della nostra esistenza, devono combattere per sopravvivere in un ambiente che non è stato definito da regole estetiche o dal talento di qualche grande architetto ma dagli interessi di gruppi politici ed economici , indifferenti al benessere della popolazione. Le forme dei luoghi in cui abitiamo possono danneggiare la nostra esistenza sia con la loro bruttezza che con la loro inefficienza.                                                                                                                                                                Il curatore della biennale di architettura Aleijandro Aravena sostiene che l’architettura è un bene pubblico che deve essere a disposizione di tutti , non solo del potere economico e politico, e l’architetto deve contribuire al benessere dei cittadini migliorando la qualità della vita anche delle persone più povere. Qualità della vita che si basa su principi elementari  e su elementi intangibili come la bellezza e l’armonia delle forme ottenute rispettando l’ambiente, non inquinando e con l’uso di materiali riciclabili.P1050904                                    Water front, collocato nella suggestiva cornice delle Gaggiandre, è un’opera di Kulné Adeyemi, un architetto di Makoko, uno slum situato sull’acqua a Lagos in Nigeria, dove la maggior parte delle case sono costruite su palafitte e ci si sposta con le canoe. Non c’è terra disponibile e quindi anche la scuola deve essere costruita nello stesso modo.P1050906                                 Quella su cui possiamo salire per ammirare l’arsenale dall’alto è una scuola flottante pronta, inoltre, all’aumento dei livelli del mare.P1050916                               Dall’alto si può godere di una splendida vista sulla laguna  e sull’arsenale di Venezia che a vivere sull’acqua ha imparato da tanti secoli.P1050913                                       All’ultimo piano del Water front, affiancata alla vecchia gru, si intravede l’opera di Teresa Moller. architetto del paesaggio, che ha fatto trasportare all’ArsenaleP1050914                               i pezzi di travertino abbandonati davanti ad una vecchia cava nel deserto di Atacama in Cile, una zona famosa per l’estrazione del rame.P1050901                                Ora, i pietroni, inseriti in un’architettura da cartolina, fanno bella mostra di se sulle banchine dell’Arsenale, quindi ritorneranno in Cile dove diventeranno materiale di qualità grazie alla loro gloriosa storia espositiva capace di rivalutare le periferie abbandonate delle città cilene.P1050890              Lo scopo dell’architettura del paesaggio, come sottolinea l’artista, è quello di migliorare la qualità dell’ambiente in cui i cittadini vivono e questa qualità va misurata  in base a ciò che le persone riescono a fare senza spesa.P1050888                                   Lo spazio pubblico deve essere capito e studiato dall’urbanista in modo da cogliere l’anima sulla quale si deve intervenire rispettando la qualità del luogo e servendosi dei suoi materiali. L’intervento quindi deve mirare a valorizzare e sottolineare gli aspetti locali del sito e la loro caratteristica.

E eccoci nel Magazzino delle Cisterne  luogo espositivo che la Cina riesce da sempre a valorizzare con le sue esposizioni .P1050979                Il titolo della mostra Daily Design Daily Tao, curata da Jingyu Liang, è un chiaro richiamo ai principi filosofici che dominano ancora la Cina nonostante l’imponente opera di modernizzazione degli ultimi decenni.P1050944                                 Le due principali correnti filosofiche cinesi; il confucianesimo e il taoismo, considerano il Tao in un modo completamente differente, ma entrambe vedono nella sfera della natura e in quella umana un continuo movimento da un estremo all’altro perché ogni cosa porta con sé la propria negazione. “Quando il freddo se ne va viene il caldo e quando il caldo se ne va viene il freddo. Quando il sole ha raggiunto il meridiano declina. Nel Ritorno scorgiamo l’intenzione del cielo e della terra perché il Ritorno è il movimento del Tao” Sostiene Lao tse nel libro delle Mutazioni.P1050968                                                             Il Tao è la sola e assoluta verità è il non essere che dà origine all’essere; l’innominabile per i Taoisti. L’eterno ritorno e l’esistenza degli opposti fanno parte della mentalità cinese da millenni e probabilmente, come sostiene Fung Yu Lan, li hanno aiutati a superare le peggiori difficoltà. Ha dato loro la speranza che dopo la distruzione e la morte  causate dalle guerre , dalle carestie e dalle invasioni , arriverà un’epoca di pace e di prosperità. Un altro principio comune a tutte e due le scuole filosofiche, derivante dal precedente, e che possiamo ritrovare come regola dell’esposizione, è quello del -giusto mezzo- Mai troppo è la loro massima. E’ meglio sbagliare per difetto che per eccesso perché avendo o facendo troppo si corre il rischio di ritrovarsi al punto opposto.                            Il rispetto per le tradizioni del passato sono un’altra tematica ricorrente nell’immenso padiglione oscuro. Nella storia non c’è il miglioramento che ci vedono gli Europei, soprattutto gli hegeliani, ma un continuo regresso. L’età dell’oro appartiene al passato per cui la salvezza consiste nel ritorno all’antico. Inoltre per alcuni filosofi siamo in un periodo chiamato Po in cui inizia il processo  di una continua degenerazione e quindi ogni cosa del presente è inferiore a quella del passato.P1050971                                             Nel Magazzino il ritorno all’antico e il recupero della tradizione è rappresentato dagli strumenti originali   con cui lavoravano i vecchi artigiani e dagli splendidi vestiti adagiati sul pavimento dei quali nulla si dice dell’epoca o della regione di provenienza, forse per avvolgere la loro storia in un’atmosfera onirica .P1050986                                                                                                                                                                                                                    P1050988                     accentuata dalla sontuosa cappa appesa in fondo alla sala.P1050978                             Mentre un grande rotolo ci spiega il disegno e la pittura su ceramica.P1050960                                                  Il Daily Design Daily Tao, come sostiene il curatore, non sostituisce il futuro con il passato ma media le tradizioni integrandole con il presente.P1050962                                     L’architettura deve intervenire con modestia e senso di responsabilità sull’ambiente e deve rispettare l’antico, come hanno fatto tutti gli architetti presenti all’esposizione i quali, sotto ogni piccola tenda illuminata , presentano un esempio di come si debba realizzare un’opera rispettosa del Tao.P1050969                                              P1050956                                     All’esterno, nel giardino delle Vergini , il Dou Pavillon, ideato da Jingxiang Zhu è la realizzazione concreta delle idee sopra esposte.P1050990                                 La casa è una costruzione modulare realizzata con pannelli quadrati e listelli di legno provenienti da alberi che non hanno superato i 60 anni, il periodo di tempo che corrisponde alla vita umana.P1050992                                     E’stato progettato per le aree agricole e montane cinesi e per alcuni villaggi in remote zone   dell’Asia e dell’Africa dove viene spesso utilizzata come scuola o spazio educativo per i bambini.P1050993                                             All’esterno del Dou Pavillon ecco l’orto condominiale che viene presentato nelle Cisterne con un video.P1050995                                  Creato dagli abitanti di un condominio, senza nulla spendere, permette di migliorare i rapporti di vicinato e di creare nuove amicizie.

La vicinanza con il padiglione cinese ha sicuramente ispirato l’esposizione italiana a cura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; infatti il principio -è meglio sbagliare per difetto che per eccesso- è stato applicato con puntuale precisione . All’ingresso si viene accolti da un grande cartello che spiega, in italiano ma con un titolo in inglese, come un’architettura intelligente sia in grado di provocare una nuova consapevolezza civica.P1050923                               Altri pannelli esplicativi e molte foto sono contenute sotto tragici capannoni di legno ciascuno dei quali è chiamato con nomi altisonanti in inglese come Legality box, ecc..P1050934                             All’interno di questi oggetti che una volta erano una foresta di splendidi alberi, ci sono pannelli esplicativi di che cosa è stato fatto in Italia per l’ambiente .Ne mostro solamente uno, che nemmeno la pignola sottoscritta è riuscita a leggere fino in fondo.P1050935                                              A questo punto non ci resta che sperare che si realizzi l’altro principio della filosofia cinese, ossia quello che sostiene che quando si è toccato il fondo si risale verso un graduale miglioramento.P1050928

 

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Castelli e trenino

P1050120              Dopo l’avventuroso viaggio sui monti Lessini ho pensato che una riposante gita completamente organizzata fosse il modo migliore per trascorrere un tranquillo sabato primaverile. Confesso che non amo i viaggi organizzati. Odio programmare le mie giornate e trovo affascinante partire con l’intenzione di raggiungere una città e di ritrovarmi invece in un’altra semplicemente perché ho seguito le indicazioni del Tonto (il mio GPS) Inoltre non sopporto nemmeno la folla: mi lamento perché nei musei non c’è nessuno, ma in realtà da sola, davanti alle opere d’arte, io mi trovo benissimo.                                                                                Ora eccomi sul -trenino dei castelli- ad ascoltare le indicazioni delle guide e a seguire una numerosa folla di persone che veniva da ogni parte d’Italia e che trovava interessante tutto quello che vedeva. In una giornata, prima in treno, poi in autobus, abbiamo visitato due castelli in val di Sole e due in val di Non.                                                                                   Le guide erano deliziosamente colte e preparate, pazienti e gentili e il cuoco aveva preparato solamente per me un pranzo vegano; un netto miglioramento rispetto al pezzo di pane e pomodoro che riesco a mangiare quando viaggio da sola. Ma tralasciamo i banali dettagli personali per visitare insieme i 4 castelli incominciando da quello di san Michele in val di Sole, posto su uno sperone di roccia che domina il paese di OssanaP1050151                               e tutte le vallate comprese quelle dell’Alto BrescianoP1050168              Probabilmente risale all’epoca dei Longobardi anche se le prime notizie scritte sono del 1191. Appartenne a numerose famiglie nobili, ai vescovi conti di Trento e poi al famoso Mainardo del Tirolo. Ormai ridotto in rovina, nel 1992 diventa proprietà della provincia di Trento, che lo restaura restituendo agli abitanti di Ossana un pezzo della loro storia finalmente libero da signorotti e castellani prepotenti e avidi.P1050167                                 Del castello resta un imponente mastio alto 25 metri dal quale si gode un paesaggio affascinante su tutte le vallate e sulla Presanella.      P1050133                                                                                     Sopravvivono parte delle mura che circondavano il manieroP1050143                  e l’imponente ingresso principale.P1050142                                     Il borgo di Ossana, ora un comune di 192 abitanti, ebbe un’economia fiorente durante tutto il medioevo, grazie alla lavorazione del ferro che si ricavava dalle vicine miniere e quindi ai commerci con le valle bresciane. Il posto è celebre anche per i sanguinosi scontri del 1525 in cui i contadini si ribellarono allo strapotere e alle continue vessazioni, gabelle , tasse, imposte dai vescovi conti.                                                                                                              Il suggestivo paesino è immerso in un ambiente ancora più suggestivo del castello stesso, con le sue case ben curateP1050173                                     e gli edifici in cui s’incontrano l’architettura tirolese e trentina.P1050163                        Il viaggio prosegue verso il castello di Caldes, sempre in val di Sole. Un enorme edificio anch’esso restaurato e di proprietà della provincia di Trento. La parte centrale del maniero era una torre del 1200 della famiglia Cagnò che la cedette alla famiglia Thun che la restaurò e la racchiuse in una serie di  edifici che vi costruì attorno, dal 1464 in poi, conferendogli l’aspetto attuale.P1050187                        La chiesetta, separata dall’edificio, ma all’interno delle mura, fu aggiunta nel XVI secolo e nel 1670 il veronese Giovanni Cinquetti affrescherà la cappella.P1050190                                P1050192                               Anche questo edificio, come tutti  i castelli che si rispettano, è posto all’ingresso del paese di Caldes, su uno sperone di roccia che domina la vallata; il luogo più utile per controllare  le escursioni dei nemici e nello stesso tempo per riscuotere facilmente le gabelle. Il maniero possiede pure una leggenda, Si narra infatti che nella torre il conte Redemondo di Thun abbia imprigionato la figlia Mariana Elisabetta per impedirle di sposare il menestrello Arunte. Si attribuiscono a lei gli affreschi della torre che non si può visitare. Oggi l’edificio è sede di varie manifestazioni culturali e di esposizioni d’arte, quindi abbiamo potuto ammirare le tavole collezionate da Claudio Grezler fra le quali segnalo la -Venere con amorini- di Nicolò FrangipaneP1050207                              e la -Venere che riceve da Vulcano le nuove armi per Enea- di Bernardino Nocchi.P1050209                                   Interessante pure la -Sacra Famiglia con Simeone e una santa martire- di Nicolò de’ Barbari del 1520P1050219                                    e  -l’incoronazione di spine- di Paolo Farinati dell’ultimo decennio del XVI secolo.P1050226 (2)                                Di un allievo di Jacopo Bassano è sicuramente un dipinto intitolato -Mosè fa scaturire l’acqua dalle rocce- di cui posso mostrare un particolare.P1050228                                                                    Sono rimasta senza fiato davanti all’oscuro ritratto di gentiluomo di autore anonimo intitolato -Ritratto dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo- quasi a voler rendere omaggio al pericoloso criminale che nel 1630 ha inviato 36.000 lanzichenecchi a Mantova che, dopo aver saccheggiato la città e provocato la morte di 140.000 persone, ha depredato i palazzi dei Gonzaga portando via 282 carri di opere d’arte che ora arricchiscono i musei delle ex città asburgiche. Non resisto alla tentazione di aggiungere la banale considerazione che se si ruba una mela o si ferisce con un coltellino una persona si è dei criminali, mentre se si compiono le gesta di cui ho parlato sopra, si è un imperatore del sacro romano impero con la benedizione papale e l’ammirazione dei sudditi terrorizzati o idioti.

.P1050214                              Il ritratto è inoltre decisamente mediocre, con la testa che emerge da un buco nero sorretta da una gorgiera che sembra un reggi-torta, i capelli e la barba appiccicati alla bell’e meglio. Pittoricamente si salva solo l’occhio destro che guarda dalle tenebre verso di noi per capire se siamo interessanti dal punto di vista della sua professione di saccheggiatore e di ladro.

Dopo il pranzo all’interno di castel Caldes, la gita prosegue verso la val di Non per visitare castel Valer ancora di proprietà privata.P1050244               Non si possono eseguire foto all’interno del castello, il più affascinate e romantico di tutti,  per cui non posso mostrare la cappella affrescata dai Baschenis e da poco restaurata, forse in un modo un po’ troppo pesante, e nemmeno il muro di rose e di vite americana che ricoprivano la parete nord. Dobbiamo accontentarci delle due foto che sono riuscita a scattare all’esterno e in cui si intravede l’antica torre ottagonale,  ultimo  baluardo di difesa contro le amichevoli visite dei vicini conti.

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Ed eccoci davanti al castello più famoso della valle di Non; restaurato da poco dalla provincia di Trento,   è sicuramente il più importante e imponente dei castelli che abbiamo visitato.P1050339                     Apparteneva alla famosa e importante dinastia dei Thun di cui fu sempre la sede principale a partire dal XIII secolo, data dell’inizio della sua costruzione. E’, ovviamente, sulla cima di una collina che domina la vallata e il paese di Vigo.P1050346                                        La struttura centrale è tipicamente gotica come tutti gli edifici trentini e è circondato da fortificazioni,P1050330                        camminamenti per la ronda,P1050333.JPG    e bastioni su tutti i lati.                 P1050345                            Superato il portone d’ingressoP1050255                              si entra nel loggiato dei cannoni, una struttura costruita intorno alla metà del 1500, dove erano conservati 12 falconetti in bronzo indispensabili per mantenere la pace con i contadini e i buoni rapporti di vicinato con i dirimpettai, i conti Spaur di castel Valer.P1050257                                 I Thun estesero il loro dominio a partire dal XIII secolo su gran parte della vallata, poi grazie a matrimoni, servizi prestati agli Asburgo, vescovadi, ecc.. nel 1629 acquistarono per tutto il casato il titolo di Thun Hohestein e di conti dell’impero.                                                             Il castello, restaurato e di proprietà della provincia di Trento, è decisamente massiccio e imponente, capace di resistere anche alle visite più amichevoli dei conti confinanti.,P1050252                                            E’ suggestivo ed affascinante soprattutto all’esterno P1050259                                 dove offre una vista splendida sulle vallate.P1050258                                 Ma entriamo finalmente nel palazzo passando per l’atrio dove sono ancora conservate alcune tracce di affreschi di gusto nordico con animali e fiori e stemmi di vario genere e epoca.P1050263P1050262                                   Il cortile del palazzo è a pianta quadrata; severo e imponente; evidentemente non si sprecava denaro nella decorazione degli edifici .P1050278                                             Per eseguire gli affreschi della cappella di san Giorgio si assunse  un ignoto pittore bavarese che dette il meglio delle sue capacità artistiche.P1050270P1050269                                Inoltre, perché sprecare denaro nell’arte quando si può partire con l’imperatore asburgico alla volta dell’Italia e saccheggiare i suoi immensi tesori senza nessuna fatica?P1050275                                  Rinfrancata dalla vista di questi affreschi salgo felice le scale, pensando per la prima volta che i miei dipinti non sono in fondo così male e giungo negli appartamenti dei conti. Di tutte le stanze, restaurate numerose volte, la più importante è sicuramente la sala  da pranzo,P1050296                          adornata alle pareti da numerosi quadri di vescovi conti, antenati, sovrani asburgici, ecc Esiste pure una sala delle mappe in cui si mostrano i confini delle proprietà della famiglia e numerose stufe ad ole che riscaldavano le stanze.P1050287                       fra cui segnalo quella dell’imponente e barocca stanza del vescovo.P1050325                      Non posso però privare i miei lettori della vista di alcuni quadri che mi sono piaciuti particolarmente come il delizioso ritratto di una contessinaP1050327                   e di due membri della famiglia, sicuramente molto amati.                   P1050315P1050289                              ai quali devo aggiungere, per parità di trattamento, quello di un Thun e della sua  fortunata consorte.

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C’era una volta…

P1050026               Un reperto fossile può far capire anche all’individuo più digiuno di conoscenze scientifiche che la nostra esistenza non è che un granello dell’universo in continua e varia evoluzione. E scoprire alcuni di questi documenti con le proprie mani è un’esperienza decisamente affascinante. Ricordo i pomeriggi trascorsi con Vittorio sulle colline dell’Astigiano a caccia di conchiglie nelle vecchie cave abbandonate. Tutte le volte il mio paziente amico cercava di insegnarmi i nomi scientifici e l’epoca in cui erano vissuti i fossili che riuscivamo ad estrarre e puntualmente io dimenticavo tutto e spesso rovinavo anche le poche cose che riuscivamo a recuperare sprofondando in modo maldestro nelle montagnole di sabbia. Poi, anni or sono, al Museo Civico di Storia Naturale di Verona ho visto gli spettacolari fossili di Bolca fra i quali spicca l’Archaephippus Asper  proveniente appunto da Bolca e quindi una domenica mattina mi sono messa in viaggio per visitare il museo dei fossili più famoso al mondo che si trova sulla costa dei monti Lessini.

La Lessinia con le sue vallate è un territorio decisamente suggestivo. E’ divisa geologicamente in due parti completamente diverse come ho imparato a mie spese durante il viaggio. Il versante nord, che si trova in Trentino, è scosceso e ripido, a picco sulla val Lagarina. Non si vedono che larici e abeti perchè non credo sia possibile costruirvi nessuna abitazione. La strada di circa 14 km è scavata nella roccia a picco sulla vallata e è tutta curve a gomito. Non ho scattato nessuna foto perché non avevo il coraggio di fermarmi e guardare in basso. Confesso poi che mi reputo molto fortunata per non aver incontrato nessuna macchina proveniente dalla direzione contraria. Si arriva  in alto al passo delle Fittanze a 1399 metri s.l.d.m. dove il paesaggio cambia completamente e la strada incomincia a scendere verso le vallate ricoperte di malghe e di prati.P1040943            50 milioni di anni or sono i verdi pascoli di montagna che si estendono davanti a noi erano ricoperti da un caldo mare tropicale nel quale vivevano pesci, piante e vari organismi. Nell’alta valle dell’Alpone, la zona in cui si trova Bolca, esiste il giacimento di fossili più importante al mondo, non solo per estensione ma soprattutto per il perfetto stato di conservazione delle specie animali e vegetali. Molti di questi reperti sono dispersi nei musei di tutto il mondo mentre a Bolca sono esposti, in tre sale, 500 esemplari tra pesci, piante e altri organismi ritrovati nella zona, a partire dal 1500 in poi.P1040949                                        La prima domanda che ci si pone è come mai tanti fossili si siano conservati in modo così perfetto fra le lamine dei giacimenti. Il pensiero corre a Pompei e alle eruzioni vulcaniche ma gli studiosi hanno osservato che i reperti si sono ritrovati in giacimenti ricoperti da strati di lamine che si sovrappongono una sull’altra a intervalli regolari per circa 4/5 mila volte. Quindi l’ipotesi più seguita è quella di un’impressionante moria di pesci dovuta allo sviluppo delle alghe. Morìa che si può riscontrare ancora oggi in molti dei nostri mari ma non con l’intensità di Bolca. L’eutrofizzazione , spiega il manifesto del museo, è spesso frutto dell’attività umana, ma non solo, è anche un fenomeno naturale in cui troppi nutrienti giungono al mare e determinano lo sviluppo delle alghe  che sottraggono ossigeno all’acqua e quindi determinano l’asfissia dei pesci. Gli scienziati però non negano la presenza di fenomeni vulcanici  che, muovendo i fondali, permettono ai pesci di restare intatti per molti millenni. E’ un’ipotesi come un’altra. assai difficile da verificare, ma anche chi è digiuno di conoscenze scientifiche al riguardo, come la sottoscritta, resta comunque affascinato dalla bellezza di questi esseri che ci guardano dopo 50 milioni di anni.

La fama di Bolca è dovuta alla perfetta conservazione  dei pesci e dei molluschi, delle meduse e della flora. Infatti i pesci, in qualche caso, conservano ancora tracce della pigmentazione originale e in alcune cavità orbitali si può intravedere la retina. Le meduse, costituite al 99% di acqua, sono ancora visibili e delle foglie si possono ammirare le piccole nervature. Una spiegazione della meravigliosa conservazione di queste specie di piante e animali consiste forse nel tipo dei sedimenti che erano costituiti da una grana finissima che ricopriva e sigillava rapidamente i cadaveri riducendo l’ossigeno la cui mancanza uccideva i piccoli organismi che altrimenti avrebbero consumato i pesci e i molluschi. Nel 1796 lo studioso S. Volta si accorge finalmente che tra questi reperti esistono numerosi pesci esotici tipici delle Indie e delle Americhe e quindi si giunge facilmente alla conclusione che le colline delle Prealpi tra Verona e Vicenza erano ricoperte dalle acque di un mare tropicale. Ma non tutti i pesci ritrovati nelle cave appartenevano a specie marine; alcuni provengono da zone lacustri e indicano in questo modo che i sedimenti non sono i luoghi in cui sono vissuti questi organismi. Ma lasciamo agli studiosi il compito  di decifrare i molti misteri che ancora avvolgono i reperti della valle dell’Alpone e iniziamo la nostra visita al museo dove i fossili sono suddivisi in modo ordinato a seconda della provenienza, della famiglia e del genere. Noi ne vedremo solo alcuni seguendo l’ordine perentorio deciso dalla mia macchina fotografica che spesso rifletteva la luce delle teche che proteggono queste naturali opere artistiche.P1040982                               Le lastre estratte dai bachi fossiliferi della Pesciara, che si trova a circa 2 km dal museo, vengono aperte con acuminati scalpelli seguendo la stratificazione della roccia e poi osservate e studiate accuratamente al microscopio.

Ed ecco Rajitormes Dasyatidae che può raggiungere la lunghezza di due metri e vive sui fondali sabbiosi delle acque costiere poco profonde dove resta immobile in attesa della preda che stordisce con una carica elettrica.P1050003                                 Troviamo poi una RhinobatidaeP1050005                            e un Actinopterygii.P1050006                           Le specie di Pyconodus Platessus appaiono circa 210 milioni di anni fa e poi scompaiono nell’Eocene. Le specie trovate a Bolca sono gli ultimi esemplari  dell’intero ordine .P1050007                                Abbiamo poi numerosi anguilliformi.P1050009                                 Gli Scatophagus di Bolca sono simili ai pesci che vivono oggi nell’Oceano Indiano e che continuarono a vivere ancora per 20 milioni di anni nella zona di Chiavon in provincia di Vicenza dove si trova un’altra importante zona fossilifera.P1050011                             Lo Scombridae , uno dei pesci più veloci al mondo, può raggiungere i 60-100 km orari.P1050013 (2)                                 La sogliola è uno dei pesci più conosciuti dei Pleuronectiformes, ancora assai diffusi in tutti i mari.P1050015                                       Degli Acantudiri sono stati rinvenuti a Bolca ben 8 generi. Sono pesci erbivori e costieri dei mari caldi e delle barriere coralline.P1050019 (2)                                I Gobiidae sono i pesci più piccoli; infatti non superano mai i 10 cm. Hanno un corpo allungato e due pinne dorsali.P1050021                                 Senza dubbio l’Eoplatax papilio o pesce angelo è uno dei fossili più belli che si possano scoprire . Oggi vive all’interno delle barriere coralline e è diventato assai raro. A Bolca in 4 secoli di scavi ne sono stati trovati una ventina che rappresentano la più antica segnalazione della famiglia e è della dimensione dei Platax viventi.P1050028                           Ecco alcuni esemplari di Sparidi, gli antenati degli Sparidi che vivono oggi nei nostri mari.

.P1050035                         La famiglia dei Menidae è rappresentata da un solo genere, Mene; sia allo stato fossile che nei mari attuali dove vive in acque profonde. Il confronto con le specie viventi ha messo in luce che il pesce è rimasto praticamente immutato nei millenni.P1050042      L’Archaephippus asper è comune oggi in tutti i mari costieri e subtropicali                           P1050031                    Esiste poi nel museo una ricca sezione dedicata ai pesci che popolano le scogliere.P1050053                    e un Astice Palinuro P1050061 (2)                                un Archaephippus asper o pesce vangaP1050070 (2)                             e un affascinante pesce pipistrello.P1050072                             Assai rappresentata anche la flora fossile con numerose piante acquatiche.P1050095 (2)P1050090 (2)                            Qui si trovano le Hemiphoenicites, palme fossili, di medie dimensioni mentre quelle più grandi sono al Museo di Verona.P1050088 (2)                              Termino con una Caesalpina eocenica sperando che il mio Maestro apprezzi almeno la buona volontà.P1050113

 

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Santa Giulia

P1040491                                     Alcuni affreschi che adornavano il sagrato di san Salvatore sono conservati nel museo di santa Giulia, altri sono stati lasciati in loco e si possono ammirare quando lo si attraversa per raggiungere il coro delle monache.P1040733                                                               Il coro è una grandiosa costruzione commissionata dalle religiose nel 1466 e ristrutturata, nella sua forma attuale, agli inizi del Cinquecento. E’ addossato e sopraelevato rispetto alla chiesa si san Salvatore e permetteva alle monache di assistere non viste alle funzioni.P1040742                                     La sala, tipicamente rinascimentale, ha una volta a botte, mentre sulle pareti laterali si susseguono archi a tutto sesto retti da pilastri con cornici modanate.                                  La decorazione pittorica risale al 1527. Gli affreschi superiori e quelli delle volte a botte con le scene dell’infanzia di Cristo e la Crocifissione sono sicuramente da attribuire a Floriano Ferramola un artista importante nella Brescia del suo tempo e di cui Ottavio Rossi  nel 1640 nel suo –Elogi storici di bresciani illustri– scrive: “Si ritrovò il Ferramola nel sacco di Brescia e si racconta che in quella miseranda rovina , essendo entrati in casa sua i Francesi per svaligiarlo, egli che dipingeva, non cessasse mai di dipingere, tuttavia facendo cenno ad essi che dovessero rubar ciò che volevano, che a lui sarebbero bastati i suoi pennelli per recuperare ogni cosa perduta” L’artista muore di peste nel 1528 dopo un’esistenza trascorsa tra mille difficoltà economiche. P1040765                                Nel -coro- salta subito agli occhi la grande crocifissione con i personaggi abbigliati con colori vivaci nella parte bassa del dipinto, racchiusi nella scena da due cavalieri  di cui quello a destra reca il gonfalone rosso con dipinto lo scorpione simbolo degli infedeli. In alto il paesaggio dipinto con colori tenui si allarga sullo sfondo lasciando intravedere caselli e palazzi che si perdono in lontananza. Accanto sono dipinte imponenti scene della passione di CristoP1040744                           quindi della resurrezione,P1040766                                                   dell’ascesa al cieloP1040767                             e il delicato affresco restaurato di recente dell’incontro di Cristo con le Marie.P1040776                        Scene della passione, visioni di profeti e santi, si ripetono sugli archi, riempiendo ogni spazio delle paretiP1040759                              compresi i pennacchi che contengono quasi tutti figure di profeti.P1040746                                                   Su ciascuna delle volte in alto è affrescata la Sibilla Tiburtina che tiene tra le mani un cartiglio che ricorda la passione di Cristo. Le 10 Sibille della mitologia classica erano vergini e predicevano il futuro. Si narra che la Sibilla Tiburtina abbia profetizzato l’avvento di Cristo per cui viene spesso raffigurata nelle scene religiose come colei che ha annunciato al mondo pagano  l’avvento di Cristo.P1040751                                             Le Sibille di Ferramola sono giovani e belle a differenza delle classiche che sono sempre raffigurate vecchie e brutte. Infatti si narra che la Sibilla Cumana abbia chiesto ad Apollo l’immortalità dimenticandosi di chiedere anche la giovinezza e che quindi sia diventata vecchissima mentre il suo corpo si riduceva alle dimensioni di una cicala. La differenza introdotta nell’iconografia del monastero probabilmente voleva suggerire che chi si dedica a dio resta eternamente giovane e bello.

P1040745                                Autori sconosciuti affrescano scene della passione di Cristo sul lato meridionale.

.P1040761                                                       Nella sala è presente pure il massiccio mausoleo Martinengo realizzato tra il 1503-18 da Gasparo Cairano e Bernardino delle Croci, proveniente dalla chiesa del Santissimo Sacramento di Brescia. Un’opera di difficile attribuzione  e che rappresenta uno dei massimi capolavori della scultura monumentale bresciana  ma che io trovo sarebbe al suo posto nella chiesa in cui l’avevano voluto i due fratelli Francesco e Antonio Martinengo. Notevoli i fregi e le formelle  che adornano le colonne che riflettono il gusto dell’arte bresciana.

P1040764                                   Uscendo dal coro delle monache ci si ritrova sotto il porticato che si affaccia su uno dei cortili interni del complesso museale.P1040525                                   Sul lato sinistro si può accedere all’aula superiore di santa Maria in Solario, una chiesa medioevale risalente al XII secolo e che si intravede già in via dei Musei .P1040453                                 A pianta quadrata, costruita con una massiccia muratura che incorpora frammenti d’iscrizione romani, è sormontata da un tetto ottagonale sotto il quale si trova una loggetta cieca sorretta da colonnine e capitelli medioevali. Balza agli occhi già dall’esterno e forse era questo l’intento di chi l’aveva progettata. La chiesa era il sacello che custodiva  il tesoro costituito da reliquie preziose protette in appositi cassoni di ferro e che veniva esposto nella chiesa di san Salvatore nelle occasioni più solenni.                                                                        Poco posso mostrare dell’interno del piano superiore avvolto in un’oscurità quasi completa. La croce di Desiderio  dell’IX secolo, che troneggia in mezzo alla sala è ricoperta da una pesante teca di vetro che riflette la poca luce .. La volta stellata è opera di Floriano Ferramola del 1513P1040508                                       come pure gran parte degli affreschi che si possono intravedere alle pareti , tranne uno del XVI secolo, decisamente rovinato.P1040511                               Al terzo piano del Museo, la pinacoteca cittadina, in fase di restauro, mostra alcune delle sue opere . Tele che provengono dai lasciti dei conti Tosi e Martinengo alla città di Brescia verso la metà dell’Ottocento. La collezione comprende pure circa 30.000 opere di arte grafica  (non esposte) fra le quali la collezione completa delle opere di Durer.

Ma vediamo alcune delle tele che sono riuscita a fotografare. Saltano subito agli occhi i 4 santi del 1360 di Paolo Veneziano , provenienti dalla chiesa di san Cosma e Damiano, testimonianza che nell’area cittadina dominava lo stile tardo gotico e l’influenza veneta.P1040891 (2)                                     Non si conosce l’autore di -San Giorgio e il Drago- del 1460-70 con parti in rilievo e con lo sfondo in oro (causa dei brutti riflessi che non ho saputo evitare nella foto) Un’opera di gusto tardo gotico in cui è presente l’influenza di Gentile da Fabriano e di Pisanello.

.P1040897 (3)                       L’angelo è un frammento della pala d’altare eseguita da Raffaello  per la chiesa di sant’Agostino a Città di Castello nel 1501. Un pauroso terremoto distrusse la chiesa e danneggiò la tavola che fu smembrata e dispersa e di cui la parte centrale si trova al museo di Capodimonte e un altro angelo al Louvre.P1040902 (2)                 E’ evidente l’influenza del Pinturicchio e del Perugino in questa tela che colpisce per la vivacità degli accesi contrasti cromatici e per la dolcezza e delicatezza del disegno.P1040908 (2)                          Il bresciano Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, dipinge Tullia d’Aragona come Salomè nel 1537 circa.P1040913 (2)                           Un altro bresciano, Giovan Battista Galeazzi, ci offre un’immagine regale e imponente della martire Giulia con un olio su tela del XVI secolo.                                                                                         La -Cena di Emmaus- del Moretto è un enorme dipinto  che in origine si trovava nella cappella di san Sebastiano . Un’opera considerata estremamente importante  perché anticipava lo stile del Caravaggio. Impossibile da fotografare, mi limito a mostrare un piccolo particolare che non fa vedere però, i contrasti di luce e l’intensità delle espressioni dei personaggi  che sorprendono per la loro forza.P1040916                                Sono del Moretto anche gli affreschi dei profeti del 1525, trasportati su tela e provenienti dal palazzo Martinengo.P1040919 (2)                                       Abbiamo un Cristo porta croce di Giacomo Raibolini, detto il Francia del 1517.P1040927 (2)                                Termino con due affreschi di Floriano Ferramola, provenienti da palazzo Calini, trasportati su tela. Il primo è -L’incontro degli sposi-P1040932 (2)                              il secondo è -la caccia al falcone- di cui posso mostrare solamente questo particolare.P1040935

 

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La città museo

P1040942              La ricca Brescia è spesso trascurata dai turisti che considerano la città come un importante centro commerciale e industriale. Il visitatore che vi giunge per caso è invece colpito dalla bellezza dei monumenti del suo centro storico, dal castello con il suo parco, dalle molteplici chiese ricche di affreschi e di opere d’arte, e , soprattutto, dal complesso monumentale di santa Giulia. Una città museo  che presenta al visitatore più di 3000 anni di storia raccontata non solamente con i reperti rinvenuti nella zona e nella città, ma anche con le strutture stesse del complesso edilizio che racchiude un’area espositiva di 14.000 metri quadrati con più di 11.000 reperti.

Alla base dei monasteri, costruiti in secoli diversi nella zona, furono rinvenute numerose domus romane, decorate con affreschi, mosaici, suppellettili; testimonianza di una città romana importante e ricca. Tra il IV e V secolo la città si sposta verso le cattedrali cristiane e i Goti invasori contribuiscono all’ulteriore distruzione degli antichi reperti. I Longobardi, stabiliti a Brescia dal 596 in poi, utilizzeranno i resti dei monumenti romani per costruire le loro case e sulle rovine si edificherà poi il monastero di san Salvatore e la sua cripta, quindi l’oratorio romanico di santa Maria in Solario, il coro delle monache, la cinquecentesca chiesa di santa Giulia e i chiostri.

Sono stati approntati due percorsi indicativi affinché il visitatore non si perda nel museo e non trascuri i reperti più importanti. Ho cercato di seguirli tutte e due contemporaneamente con il risultato di farmi inseguire dai sorveglianti che cercavano di indicarmi la giusta via da percorrere il che mi ha fatto capire che il museo è decisamente in buone mani. Ed è visitato  con attenzione da numerosi studenti  chiaramente interessati alle spiegazioni delle guide e alla storia della loro città.

Tralasciando per ovvi motivi il percorso espositivo dedicato alla preistoria, ci immergiamo nei resti della storia di Brixia romana ricordando che all’esterno del complesso museale esistono ancora importanti vestigia del tempio  Capitolino voluto da Vespasiano nel 73-74 d.C dedicato a Giove, Giunone e Minerva con un interessante museo lapidarioP1040450                                    e i resti del teatro romano del I secolo a.C. distrutto durante le invasioni barbariche.                                                                                                                                                                        Il nostro percorso all’interno delle sale dedicate all’antica Roma sarà sicuramente riduttivo e superficiale. Fra le opere esposte, tutte interessanti, ho scelto  quelle che mi hanno colpito di più , come la lastra, parte di un sarcofago raffigurante la battaglia delle Amazzoni  del III d. C. proveniente dall’Attica e che era stata reimpiegata nella costruzione del monastero benedettino.P1040501P1040500                        Si possono ancora ammirare, camminando su una comoda passerella, parte dei pavimenti delle antiche case romane,P1040687                                    la costruzione degli acquedotti che portavano l’acqua nelle case, i mosaici, di cui ben conservato è quello  della domus di Dionisio,P1040710P1040691                                   Le ricche sale del museo conservano i resti di una necropoli romana  e la famosa vittoria alata scoperta nei pressi del tempio Capitolino; copia del I secolo d. C. di una scultura in bronzo eseguita in Attica nel 250 a.C.P1040671                         Nelle grandi saleP1040641                             Suppellettili e vasi funerari si offrono allo studio dei ricercatoriP1040613P1040633                               assieme ai numerosi resti di sarcofagi.P1040643 (2)P1040644                       Proviene dal teatro il capitello con la testa femminile del II-III secolo d. CP1040669                              e una serie di bronzi che vanno dalla metà del I al III sec. d. C ricoperti con foglie d’oro che ritraggono, tra gli altri, personaggi importanti della famiglia  imperiale dei Flavi.P1040675                              P1040686               Crollato l’impero romano d’Occidente,  nel 476, Brescia subì la dominazione di numerosi gruppi barbarici ; l’ultimo in ordine di tempo fu quello dei Longobardi chiamati così per le lunghe barbe o forse per le lunghe lance (Lang Bart=lunga barba/ Lange Barte= lunga lancia)                                                                                                                                                                     A partire dal 596 si stabilirono in città e cancellarono definitivamente anche l’idea dello splendore della civiltà romana. Le loro abitazioni , nei primi decenni, erano costruite da un unico vano all’interno degli ambienti delle case romane: Le pareti erano innalzate con materiali di ripiego: argilla, rami, pietre trovate nel teatro romano e i tetti erano ricoperti con tavole di legno.  Impressiona apprendere che i morti erano sepolti all’interno  delle case stesse, nei vani delle pareti e che le sepolture venivano riutilizzate più  volte. Nello stesso vano in cui si abitava, si moriva, si veniva sepolti e si lavorava anche la ceramica e, naturalmente, l’acquedotto, ormai distrutto, non portava più l’acqua nelle case. L’attuale zona del museo cadde in abbandono e la città si spostò attorno agli edifici cristiani nell’attuale centro storico di Brescia. Nel museo è ricca anche la documentazione della vita dei Longobardi attraverso l’esposizione dei manufatti ritrovati nelle tombe P1040604                                  ma non riesce a cancellare l’amarezza che provo tutte le volte che posso ammirare i resti dell’antica Roma e la decadenza senza rimedio che ne è seguita. E’ la stessa amarezza che si prova dopo aver letto della grandezza della cultura degli Egizi e la distruzione della loro civiltà per opera del violento monoteismo.

Mentre i Romani, anche durante l’impero, edificavano templi, strade, case e acquedotti  per tutta la popolazione , i regimi feudali che avevano invaso l’Italia costruivano soprattutto chiese e monasteri.P1040577                               Il monastero benedettino di san Salvatore , che fa parte del complesso museale che stiamo visitando, è testimonianza dell’importanza raggiunta dai Longobardi nella città. Infatti fu costruito da Ansa e Desiderio  per la figlia Anselperga che ne sarà la prima badessa. Il convento fu dotato di ricche proprietà  che si estendevano in tutta l’Italia del nord e in parte anche nell’Italia   meridionale e di ricche suppellettili. Era un importante centro economico e sociale . Importanti resti di questo periodo fanno bella mostra di se nel museo come il pluteo  dell’VIII secolo: una massiccia lastra di pietra che forse faceva parte  di una recinzione liturgica  e che si richiama alla croce di Desiderio.P1040469                                                                                     Elementi nordici si amalgamano con i motivi dell’arte romana e bizantina  come nello stucco dipinto raffigurante la madonna con il bambino del IX secolo.P1040471                              La chiesa medioevale di san Salvatore, edificata nel 763 da Desiderio duca di Brescia e poi re dei Longobardi, è uno dei pochi edifici  medioevali giunti fino a noi. L’interno è suddiviso in tre navate da due file di colonne  con fusti e capitelli ricavati dagli edifici antichi.

P1040755                             E si può considerare il massimo dell’espressione artistica del Longobardi in Italia, quando, a contatto con quanto rimaneva dell’antichità classica, appresero finalmente  tecniche e modi di costruzioni civili. L’edificio è dotato di una cripta  che nelle chiese paleocristiane  serviva a conservare il corpo dei martiri.P1040587                                La cripta di san Salvatore fu costruita nel 762-3 per accogliere le reliquie di santa Giulia e fu ristrutturata nel XII secolo. Le volte, sostenute da colonne marmoree di provenienza romana, sono decorate da capitelli risalenti al XII secolo. Otto capitelli con le relative colonne furono asportate e ora sono conservate nel museo.P1040479P1040481                                                   Sulla chiesa si affacciava il coro  delle monache  con ai lati due cappelleP1040533                                 A sinistra la cappella della Vergine , affrescata da Caylina il Giovane intorno al 1527 e da un autore ignoto P1040546                                 raffigurante scene della vita della Vergine , di Cristo e di san Giovanni.P1040574P1040563P1040565                                Sulla destra dell’ingresso è situata la cappella ricavata alla base del campanile  ricoperta dalle storie di sant’Obizio, probabilmente dipinta dal Romanino nel 1526-27P1040551                        Sant’Obizio Niardo era un nobile condottiero che si era distinto per le   sue azioni militari contro i Bergamaschi.P1040552P1040553                           Imprigionato sotto le travi di un ponte che gli era crollato addosso e salvato da un passante, dichiarò di aver visto l’inferno e quindi si dedicò alla preghiera e alla penitenza  abbandonando moglie e figli e dedicandosi all’eremitaggio.P1040555                             Alla fine fu ospitato nel monastero di santa GiuliaP1040558                                  in cui noi ritorneremo fra non molto .

 

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